Corde brasiliane: la chitarra di João GilbertoBrazilian Strings: João Gilberto and his Guitar

Verso la metà degli anni ’50, un gruppo di giovani musicisti della buona borghesia di Rio cominciò a riunirsi rincorrendo uno stesso ideale, quello di liberarsi della “schiavitù” del samba, che ormai ritenevano limitato per la sua struttura ritmica binaria e per le tematiche dei suoi testi che parlavano solo di barracão, la baracca delle favelas dove si diceva nascesse il samba puro. Mentre perciò i vari Roberto Menescal, Ronaldo Boscoli, Carlos Lyra, i fratelli Castro Neves e altri, tutti destinati a diventare famosi, cercavano di creare un ritmo e un tipo di armonizzazione che si ispirasse a quel jazz che già artisti affermati coltivavano nei night club, apparve all’orizzonte João Gilberto, un eccentrico baiano che si accompagnava alla chitarra con una batida (cioè il ritmo eseguito con la mano destra) decisamente originale, insomma con una bossa (termine che nel gergo di quell’epoca significava “modo” di fare qualcosa) del tutto nuova. Ecco come il giornalista-scrittore Ruy Castro racconta, nel suo bel libro Chega de saudade [Chega de saudade. A história e as histórias da Bossa Nova, Companhia das Letras, 1990; ed. it. Chega de saudade. Storia e storie della bossa nova, Angelica ed., 2005], il fatidico incontro tra Menescal e Gilberto, che avrebbe cambiato il corso della storia della musica brasiliana dando origine alla bossa nova:

«“Ce l’hai una chitarra qui? Io sono João Gilberto, potremmo suonare qualcosa”. Menescal, sorpreso da quel tipo strano, lo fece entrare in casa. Aveva già sentito parlare di un baiano mezzo matto, geniale, intonatissimo, che a volte, verso il 1957, si faceva vedere nel locale “Plaza”. Carlos Lyra quel “soggetto” già lo conosceva… Poiché c’erano ospiti lo portò nella stanza più appartata… Chitarra esaminata e debitamente accordata. João cominciò a cantare una sua composizione, “Ho-ba-la-là”, una specie di beguine, ritmo caraibico ormai dimenticato. Menescal non capì niente delle parole, ma a chi importavano le parole? La voce del “tizio” era uno strumento! Un trombone della migliore qualità. E Gilberto non sembrava cantare, diceva le parole in un sussurro, aprendo appena appena le labbra. E ripeté la stranissima “Ho-ba-la-là” cinque o sei volte, ogni volta in un modo diverso ma sempre con la stessa la stessa “bossa”, la stessa “batida”».

… Quella stessa batida di chitarra che, diventata il simbolo del movimento musicale bossa nova, ha poi varcato le frontiere portando la musica brasiliana in tutto il mondo.
La chitarra di Gilberto è stata anche definita come violão gago, cioè “balbuziente”, a causa della “sfasatura” tra gli accenti ritmici dell’accompagnamento e quelli della melodia, ricca di sincopi.

Modello della batida

Il modello completo si sviluppa su due battute. Le ultime due note, sedicesimo e ottavo puntato, possono anche essere semplicemente due ottavi. Gli accordi si prendono su quattro corde, visto che le dita della mano destra (indice-medio-anulare) suonano sempre simultaneamente.
Per esercitarsi cominciare (molto lentamente) su un solo accordo e successivamente su due accordi, uno per ogni battuta. La linea superiore sul pentagramma indica indice-medio-anulare. La linea inferiore indica il pollice (basso) che suona sempre su ogni quarto.
Un errore molto frequente è quello di spostare il terzo basso del modello anticipandolo sull’ottavo precedente (cioè sull’ultimo ottavo della prima battuta) nel tentativo di realizzare una sincope. In realtà l’anticipo sull’ultimo ottavo della prima battuta si deve fare con le tre dita della destra eseguendo già l’accordo della battuta successiva.
Buon divertimento!

Una donna di nome chitarra

«Un giorno, casualmente, dissi ad un amico che la chitarra era “la musica in forma di donna”. La frase lo incantò e lui andò diffondendola come se costituisse ciò che i francesi chiamano “un mot d’esprit”. Mi duole considerare che essa non vuole essere niente di ciò; è piuttosto, la pura verità dei fatti.
La chitarra è non solo la musica in forma di donna, quanto, di tutti gli strumenti che si ispirarono alla forma femminile (viola, violino, mandolino, violoncello, contrabbasso), l’unico che rappresenta la donna ideale: né grande né piccola, di collo allungato, spalle rotonde e dolci ed anche piene, vita sottile; colta, ma senza ostentazione; riluttante ad esibirsi se non per mano di colui che ama; attenta ed obbediente all’amato, ma senza perdita di carattere e dignità; e, nell’intimità, tenera, sapiente ed appassionata. […]»
[in Vinicius de Moraes, Para viver um grande amor, 1962; ed. it. Per vivere un grande amore, 1997]

Giovanna Marinuzzi
(1 – continua)

gio@giovannamarinuzzi.it
www.giovannamarinuzzi.it

Towards the mid-’50s, a group of young musicians from Rio’s upper middle classes began getting together in pursuit of a common ideal – they wished to free themselves from the “slavery” of samba, that they believed had become limiting due to its binary rhythmic structure and the subject matter of its song-lyrics which only spoke about barracão, the shed of the favelas where samba at its purest was said to have its origins. And so while Roberto Menescal, Ronaldo Boscoli, Carlos Lyra, the Castro Neves brothers and others, who were all destined to become famous, were looking to create a rhythm and a type of harmonisation that was inspired from the jazz that established artists had already started cultivating in night clubs, João Gilberto appeared on the horizon – he was an eccentric Baiano who accompanied himself on the guitar by a decisively original batida (i.e. the rhythm created by the right hand) and a completely new bossa (a term that within the jargon of the time meant “way” of doing something). This is how the journalist-writer Ruy Castro, in his beautiful book Chega de Saudade [A história e as histórias da Bossa Nova, Companhia das Letras, 1990], recalls the decisive meeting between Menescal and Gilberto, that was to change the path of Brazilian music and give rise to Bossa Nova:

«“Do you have a guitar here? I’m João Gilberto, we could play something”. Menescal, surprised by this strange guy, invited him into his house. He had already heard talk of a half-crazy Baiano, genius who had an incredible musical ear and who had at times been seen, over the course of 1957, in the “Plaza” bar. Carlos Lyra had already met this “strange guy”… Because there were guests he took him into the most secluded room… The guitar was examined and duly tuned. João began to sing one of his compositions, “Ho-ba-la-là”, a kind of beguine, a long-forgotten Caribbean rhythm. Menescal understood none of the words, but who cared about the lyrics? The guy’s voice was an instrument! A trombone of the finest quality. And Gilberto didn’t even seem to be singing, he spoke the words in a kind of whisper, his lips parting by just a tiny fraction. He repeated the strange “Ho-ba-la-là” five or six times, each time in a different way but always with the same “bossa”, the same “batida”».

…The same batida that was to become the symbol of the bossa nova musical movement and go on to burst the borders, taking Brazilian music all over the world.
Gilberto’s guitar has also been defined as a violão gago – i.e. “stammering”, due to the “unsynchronised” rhythm between the accompaniment and the melody, which is full of syncopations.

Pattern for batida

The complete pattern develops from two bars. The last two notes, the semi-quaver and the dotted quaver, can also simply be played as two quavers. The chords are made using four strings, given that the right hand’s fingers (index-middle-ring finger) always play simultaneously.
In order to practice it’s best to begin (very slowly) with a single chord and subsequently with two chords, one for each bar. The upper line of notes on the stave marks index-middle-ring fingers. The lower line of notes marks the thumb (bass) that always plays on every quarter beat.
A very common mistake is to move the third bass note of the pattern and bring it forward into the preceding eighth (i.e. into the last semi-quaver of the first bar) in an attempt to create syncopation. In reality, the anticipation on the last eighth of the first bar must be done by the right hand’s three fingers that already play the chord ot the next bar.
Have fun!

A Woman Named Guitar

«One day, I casually said to a friend that the guitar was “music in the form of a woman”. The phrase enthralled him and he went on to spread it around as if it was what the French would call “un mot d’esprit”. It upsets me because it isn’t meant to be anything of the kind – it’s rather the simple truth of the facts.
The guitar is not only music in the form of a woman in so far as, out of all of the instruments that have been inspired by the female form (viola, violin, mandolin, cello, double bass), it is the only one that represents the ideal woman: neither big nor small, with a long neck, round and sweet and also full shoulders, slim waist; cultured, but not ostentatious; reluctant to go on show if not in the hands of the one she loves; loving and obedient to the one she loves, but without ever compromising her character and dignity; and, in intimacy, gentle, knowing and passionate. […]»
[in Vinicius de Moraes, Para viver um grande amor, 1962]

Giovanna Marinuzzi
(1 – to be continued)

gio@giovannamarinuzzi.it
www.giovannamarinuzzi.it

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  1. Daniele Bazzani Reply

    è un mondo che conosco poco ma mi affascina moltissimo, spero un giorno di poter andare in brasile e ascoltare dal vivo. intanto grazie dello splendido lavoro!

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