XI edizione del Festival Internazionale di Chitarra Menaggio 2018

(di Gabriele Longo) – Dopo il giro di boa della scorsa edizione, la decima, quest’anno il Festival Internazionale di Chitarra a Menaggio è ripartito da una versione 2.0, potremmo dire. Le ragioni che avevano fatto nascere l’idea, la sua crescita graduale, la sua maturazione fino al traguardo dei dieci anni di vita – con tutta la simbologia che la conclusione di un decennio porta con sé – hanno trovato cittadinanza nello spirito di questo festival, che ha voluto mettere al centro l’amore per la chitarra in tutte le sue declinazioni possibili, quindi stilistiche, timbriche, di genere, di linguaggio, senza confini geografici né culturali, con l’intento – sempre raggiunto – di accontentare tutti.

L’esperienza accumulata nella prima decade ha fatto sì che il festival abbia trovato una struttura ormai collaudata. Questo ha permesso a Sergio Fabian Lavia, il direttore artistico fin dall’inizio, e al comitato organizzativo con Lia Sala e Dilene Ferraz, moglie quest’ultima di Sergio e artista a sua volta, di ripartire con la seconda decade in modo più sereno e rilassato. Menaggio ha come sempre fornito la sua splendida scenografia, ma anche il necessario supporto istituzionale ed economico, grazie alla sua amministrazione comunale e ai vari operatori sul territorio che hanno reso possibile la manifestazione.

Anche quest’anno, quindi, abbiamo ritrovato e apprezzato la qualità e la varietà delle proposte, che hanno messo d’accordo gli ascoltatori più ‘pop’ con i frequentatori più esperti ed esigenti in cerca di musica colta, di ricerca e di sperimentazione. Nel suo insieme è risultata un’edizione molto equilibrata, ad alto tasso artistico, con fuoriclasse della chitarra, ma anche del mandolino e del canto. Un’edizione che ha offerto a un pubblico affezionato la possibilità di ascoltare artisti di altissimo livello anche nella dimensione informale della formula ‘aperitivo in musica’, in spazi caratteristici del centro storico di Menaggio o in mezzo ai giovani dell’ostello della gioventù.

Chi si è messo un po’ di traverso sono state le condizioni atmosferiche, con pioggia e temperature non più propriamente estive. Il riflesso più vistoso, ma inevitabile, è stato l’annullamento dei due concerti serali nella piazza più bella di Menaggio, piazza Garibaldi, e il loro trasferimento al Cinelario, uno spazio accogliente al chiuso. Una soluzione che lungi dall’essere un ripiego, ha valorizzato la fruizione della musica con piena soddisfazione sia dei musicisti che del pubblico, anche se una parte di esso non ha potuto trovare posto all’interno del cinema.

Anche quest’anno i tre giorni dedicati al festival – 24, 25 e 26 agosto 2018 – sono stati preceduti da un’intera settimana dedicata alla didattica, con l’esibizione di alcuni tra i migliori studenti del Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano, che hanno dato vita ad un vero e proprio campus universitario. Un’iniziativa collaudata, utile per l’avvio del festival nonché, più in generale, occasione di interscambio tra la Svizzera e l’Italia nel campo della didattica.

Ma ripercorriamo insieme questi tre giorni. Venerdì 24 agosto, dopo un paio di aperitivi musicali con Los Cagitos, Matilde e Gabriele Gennazza, e Gigi Ceresa, è stata la volta del duo di Maurizio Aliffi e Flavio Minardo. I due sono degli ottimi chitarristi jazz, che si divertono a reinventare un repertorio jazz, ma anche condito di brani originali suonati in modo molto personale, ironico, sorprendente, come quando – per trattare la materia manouche e il mito di Django – non hanno esitato a utilizzare il sitar come antesignano della cultura zingara di Reinhardt, la cui stirpe d’origine proveniva proprio dall’India!

In seconda serata si è esibito il trio formato da Maurizio Di Fulvio alla chitarra classica, Ivano Sabatini al contrabbasso e la cantante Alessia Martegiani. Hanno proposto con carattere e sensibilità una carrellata di pezzi di musica popolare, da quella brasiliana a quella napoletana, esibendo una grande padronanza di questi linguaggi musicali, solo apparentemente lontani tra loro. I momenti dedicati all’improvvisazione, specie della Martegiani, hanno incontrato il giusto favore del pubblico.

Sabato 25 agosto la rassegna si è aperta con un workshop tenuto da chi scrive, incentrato sul tema dell’editoria musicale in relazione con la chitarra. Ed è proseguita con un concerto del chitarrista classico Esteban González Carbone, musicista argentino di notevole spessore artistico, dotato di grande tecnica e sensibilità espressiva. Il suo repertorio si concentra su alcuni autori del XX secolo, da Joaquín Turina ad Antonio Lauro per arrivare ad Alberto Ginastera. Proprio grazie a quest’ultimo, Carbone – di evidenti origini italiane – ha plasmato una materia sonora densa di elementi avanguardistici propri del grande autore argentino maestro di Astor Piazzolla.

I concerti serali, come dicevamo in apertura, si sono svolti all’interno del Cinelario al riparo dai malumori meteorologici. Ha aperto il Real Duo formato dal mandolinista Luciano Damiani e dal chitarrista Michele Libraro. Nati con l’intento di celebrare un connubio di sonorità contrapposte e complementari allo stesso tempo, quali i suoni cristallini del mandolino e quelli caldi, avvolgenti della chitarra, i due musicisti hanno dato vita ad una piacevolissima, vibrante esibizione, in cui pezzi scritti appositamente per il duo e pezzi della tradizione operistica e popolare partenopea si sono alternati con grande apprezzamento del pubblico.

È stata la volta, poi, della ‘cantautrice con la chitarra’ – figura cara a noi di Chitarra AcusticaKatie James, un’artista di origini anglo-irlandesi ma naturalizzata colombiana. La sua musica risente molto della lunga esperienza sudamericana, fatta di ritmo e reminiscenze spagnole, e anche di rimandi della cultura folk di matrice anglofona. Insomma una bella miscela di suggestioni, sorretta da una notevole padronanza del palco e da una vocalità limpida e calda.

La chiusura della serata è stata affidata allo stratosferico Sönke Meinen, un chitarrista prodigioso di soli ventisette anni, già insignito di riconoscimenti internazionali da fare invidia a un chitarrista molto più maturo. Nella sua musica unisce elementi virtuosistici, fingerstyle con influenze jazz, world music e tradizione classica. La sua performance ha affascinato i presenti con un repertorio multiforme, e soprattutto perché lo ha suonato con una naturalezza e una simpatia tali da far dimenticare l’ipertecnicismo di cui era intriso.

La giornata conclusiva – domenica 26 agosto – è stata aperta nella chiesa dei SS. Lorenzo e Agnese, nella frazione di Loveno, dall’Ensemble dei ragazzi del Conservatorio della Svizzera Italiana, orgoglio dei loro docenti Sergio Fabian Lavia e Gabriele Cavadini.

Dopo una festa in musica presso l’ostello della gioventù La Primula, in cui si sono esibiti giovani allievi dei corsi preaccademici del Conservatorio e la stessa Katie James, in un approccio più informale rispetto alla sera precedente, è stata la volta del duo di Maurizio Aliffi e Flavio Minardo, anch’essi in una riproposizione pomeridiana presso un nuovo spazio menaggino, la Pasticceria Cassera Moretti.

Il concerto conclusivo del festival si è svolto, come da tradizione, nell’auditorium della bellissima Villa Vigoni, dove si è potuto riassaporare il chitarrismo ad alta gradazione di Sönke Meinen e l’esibizione di Sergio Fabian Lavia, prima da solo con la presentazione live di alcuni brani tratti dal suo interessantissimo lavoro di ricerca intitolato Saudalgia (recensito sul n. di giugno di Chitarra Acustica), e successivamente con Dilene Ferraz alla voce per una piccola carrellata di brani argentino-brasiliani tipici del loro originale connubio artistico.

Gabriele Longo

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