Wonderful Greta

(di Reno Brandoni) Prima di un’intervista desidero discutere con l’artista, tentando di comprenderne il profilo psicologico per centrare le domande sulla sua esperienza. Non mi va di imbarazzarlo o sentirmi chiedere «chi è?» se magari parlo di qualcuno che ritengo importante nella sua formazione artistica. Per questo sto molto attento a comprenderne il background per tarare al meglio l’intervista. Ciò avviene soprattutto – direi quasi esclusivamente – quando incontro un musicista giovane, per il quale la carriera cui si può fare riferimento è di solito solo quella raccontata dall’ufficio stampa. E questo tipo di approccio rappresenta per me un momento interessante, creativo e pieno di sorprese. Alcune volte rimango deluso, altre invece scopro talenti e vicende che mi attraggono e cerco di approfondire, per quanto possibile, ogni particolare.

Con Greta Elisabeth Mariani, in arte Greta, la cosa è stata diversa, la solita eccezione che conferma la regola. È bastata una domanda, una prima curiosità, per scatenare entusiasmo e passione. Racconti, storie, avventure. Sono stato letteralmente annientato da una carica esplosiva. La musica è anche energia e Greta ne ha da vendere. Sembra già sulla corretta via, pronta alle più importanti ribalte, dotata della giusta esperienza e saggezza. Non sorprendetevi però quando scoprirete la sua età.

Ciao Greta, hai appena pubblicato il tuo primo EP dal titolo Wonderful, prodotto interamente a Londra da David Ezra. È un primo passo discografico, in una carriera che già si annuncia nutrita e interessante. Parlaci di questo lavoro.

L’EP Wonderful è nato dall’esigenza di mettere insieme un progetto che raccontasse me stessa e che riassumesse al meglio la mia ‘artisticità’. In particolare è nato ad ottobre del 2017. Originariamente avevo composto altre tracce per questo EP, ma in massimo due settimane ho composto le quattro tracce che poi lo avrebbero composto definitivamente: ci sembravano – a me e a mio padre, che mi segue artisticamente – più convincenti delle altre. Pochi mesi dopo siamo partiti per Londra, dove abbiamo passato una settimana nell’Hilltop Recording Studio di David Ezra. È stata una settimana intensa ma incredibile allo stesso tempo: David è un perfezionista, abbiamo lavorato sodo. Collaboro con lui da tre-quattro anni ormai, ma questo EP è il primo vero progetto completamente prodotto da lui. Fino a Wonderful, infatti, David aveva solo mixato i singoli o le cover che gli mandavo. Questo progetto per me rappresenta un punto fermo dopo una serie di virgole nelle mia carriera musicale, un primo traguardo. Abbiamo cercato di diversificare il più possibile le tracce una dall’altra. Ogni traccia presenta infatti un mood diverso. Posso dire che è il progetto dal sapore più pop che io abbia mai pubblicato. Appena composte le tracce, ho mandato le demo a David; un take chitarra e voce, i pezzi erano completamente spogli. David poi ha pensato a dar loro questa veste pop che non mi dispiaceva per niente. Tengo molto a questo EP che rivela una piccola parte di me: ho ancora molto da raccontare nonostante la mia giovane età!

Hai una grande passione per la chitarra, mi racconti come hai iniziato?

La musica è sempre stata nella mia vita, sono cresciuta in una famiglia piena di arte. Mio padre in particolare, Roberto Mariani, mi ha trasmesso questa grande passione: negli anni ’90 infatti ha prodotto dischi anche con il CPI, l’etichetta indipendente Consorzio Produttori Indipendenti. Mi ricordo quando da piccola suonavo la batteria sulle sue ginocchia, o quando mi portava a concerti di vario genere. Non c’è stato un momento preciso in cui mi sono avvicinata alla musica. La chitarra l’ho scoperta quando avevo più o meno dodici anni e sentivo l’esigenza di essere autonoma, quindi di poter scrivere musica da sola. Insomma, come si dice a Roma, sono una che ‘se la canta e se la sona’ [ride]. Poi una volta presa in mano la chitarra non l’ho mai più lasciata, nel senso che non ho mai smesso di suonarla. Non ho mai studiato costantemente musica, in particolare la chitarra. Ho preso soltanto delle lezioni in uno studio vicino casa mia, giusto per capire come fare. Ho iniziato chiedendo a mio padre due accordi, ancora me li ricordo: SOL e MI minore. Poi ho cominciato a scrivere con la chitarra: componevo canzoncine semplici e le registravo sull’iPod.

Quanto è importante questo strumento nelle tue composizioni?

La chitarra è una delle mie più grandi passioni, mi rende autonoma sul palco e mi lascia esprimere liberamente ovunque io voglia. Mi sorprende ogni giorno il fatto che quelle sei corde producano un’infinità di suoni, sei corde sei! Compongo con la chitarra il novantanove per cento dei miei pezzi. È uno strumento che mi libera dalla monotonia della vita di tutti giorni, dalla vita di una studentessa del classico. La chitarra mi rende libera.

Che chitarra usi?

La mia prima vera chitarra – prima rubavo la Yamaha di mio padre – è stata una Epiphone Jumbo. Attualmente uso una Martin 000X1AE, è una chitarra con una buona acustica, molto portatile. Infatti è la chitarra che l’anno scorso mi sono portata sul palco nelle aperture dei tour di Marina Rei e dei Tiromancino.

Quali corde e che misure?

Solitamente mi piacciono le corde sottili: sulla Martin quindi cerco usare delle corde .011 o .012. Solitamente uso le Elixir Light .012-.053. Mi è capitato di usare anche la muta di corde della Martin, che non è male.

Quali sono i tuoi chitarristi di riferimento.

Un amico di famiglia che sicuramente prendo come riferimento è Daniele Sinigallia. In più l’anno scorso ho avuto il piacere e la grande opportunità di aprire quattro date del tour estivo dei Tiromancino, avendo anche il piacere di acoltare sia i soundcheck che i concerti veri e propri; e un altro grande chitarrista di riferimento per me è Federico Zampaglione. Degli artisti internazionali seguo molto George Ezra, che è stato il primo artista a darmi l’input per approfondire l’argomento ‘chitarra’, e sicuramente anche James Bay. Sarò scontata, ma apprezzo molto come suona la chitarra anche Ed Sheeran: preferisco la sua tecnica con la chitarra rispetto alla sua tecnica vocale.

Quando suoni dal vivo usi la chitarra?

Sì, solitamente salgo sul palco con la mia chitarra. Posso gestirmi meglio e posso sentire più mie, in un certo senso, le cover che canto. Mi piace l’atmosfera e il rapporto che si crea con il pubblico quando salgo solo io con la mia chitarra. Il mio set è molto semplice, ma diretto.

Preferisci lo strumming o fai anche degli arpeggi? Un po’ di fingerpicking?

Nei live – soprattutto se c’è tanta gente, come mi è capitato in una data dei Tiromancino vicino Firenze, dove mi sono ritrovata davanti a diecimila persone – preferisco lo strumming, anche per dare ritmicità e potenza al brano. Se sto in ambienti più raccolti, mi capita di usare anche l’arpeggio o il fingerpicking. A volte uso una tecnica di fingerpicking che applica sia le dita che il plettro, per dare più forza e suono rispetto a un classico fingerpicking. Mi capita non raramente di scrivere canzoni che comprendono parti arpeggiate o ritmate, quasi ‘reggaeggianti’ se così posso definirle.

Musicisti con cui hai collaborato?

Come dicevo prima, ho collaborato con Marina Rei, aprendo otto date del suo tour primaverile, e con Mattia Boschi, violoncellista dei Marta sui Tubi, che ha partecipato al tour di Marina Rei. Poi ho aperto quattro date del tour estivo dei Tiromancino.

Progetti futuri?

Sto lavorando a qualcosa in italiano, non lo nascondo. Sto anche lavorando a un nuovo singolo con vibes molto cubane. Chissà se forse tutti questi ‘progetti’ faranno parte di un album in futuro… Per ora mi godo l’estate, i miei amici, il mare, la musica. Attualmente mi sto concentrando sulla promozione del singolo e del video estivo “Song n. 5”, estratto pochi mesi fa da Wonderful.

Piuttosto, dimenticavo, quanti anni hai?

Ho diciassette anni compiuti lo scorso maggio… Lo so, sono molto giovane, ma ho molto da dire!

Reno Brandoni

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