Viva Sanremo!

Puntuale, come tutti gli anni in questo periodo, è partito su social e affini l’inevitabile tiro al piccione sul Festival di Sanremo. Un po’ come le mezze stagioni – che non sono più quelle di una volta – o l’ineluttabilità delle tasse: governo ladro! Pare non se ne possa proprio fare a meno: siamo un popolo di allenatori della nazionale e di direttori artistici del Festival. Allo stesso tempo non si può fare a meno di ‘percepire’ quanto Sanremo sia legato in maniera indissolubile al DNA italico.

Personalmente l’ho sempre vissuto in maniera ‘alternativa’. O meglio, fino a una certa età non l’ho proprio vissuto. A casa mia il Festival non si guardava. Ho scoperto quasi adulto che mia madre, l’anno in cui sono nato, era stata selezionata per partecipare, ma aveva dovuto rinunciare. Si sa, erano altri tempi. E perso quel treno, non ne ha avuti a disposizione altri. Per cui il Festival era una sorta di vecchia ferita che, una volta l’anno, tornava a pulsare di dolore sordo. Quindi non si guardava e non se ne parlava.

Praticamente ne ho scoperto l’esistenza attorno ai tredici-quattordici anni, quando ho cominciato a suonare la chitarra e ad assorbire musica come carta Scottex: qualsiasi cosa, non aveva importanza. Ma la lunghezza del carrozzone mi ha sempre lasciato perplesso, con la fastidiosa sensazione che la musica stesse altrove.

Quando la musica è diventata un lavoro, ignorare Sanremo è diventato sempre più difficile. Come cronista di un giornale locale ho accompagnato due gruppi della mia città, in due occasioni diverse, durante la loro avventura al Festival. Ma mi è rimasta la stessa sensazione che avevo da ragazzino: la fastidiosa consapevolezza che la musica stesse altrove. Però la maturità aiuta a vedere meglio, magari anche a leggere tra le righe, più che tra i righi di uno spartito. E si comprendono meccanismi e logiche che, fortunatamente, con la musica non hanno nulla a che fare. O non dovrebbero. Assolutamente.

Un altro pregio della maturità, però, è la possibilità di concentrarsi maggiormente sulle cose che piacciono e coinvolgono, anche lavorativamente. E il festival di Sanremo, negli anni, mi è nuovamente scivolato addosso, senza lasciare tracce. Nel vero senso della parola: difficilmente ne rimane qualcosa. Ci saranno mille esempi contrari, ne sono certo, ma al momento non me ne vengono in mente più di una manciata. Io continuerò serenamente a rivendicare il mio diritto non solo di ignorarlo, ma anche di non parlarne. Un’eccezione dopo cinquant’anni anni basta e avanza.

Quindi? Viva Sanremo! Un formidabile fenomeno di costume, capace di catalizzare l’attenzione di tutta la nazione. Nel bene e nel male, si sa, l’importante è che se ne parli.

Basta tener ben presente una cosa: la Musica sta altrove.

Mario Giovannini

N.d.A. L’articolo è stato scritto durante lo svolgimento del Festival

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