Roma Expo Guitars La capitale incontra i liutai

(di Carlo de Nonno e Andrea Carpi) – Si è svolta dal 15 al 17 marzo al centro conferenze Roma Eventi ‘Fontana di Trevi’, all’interno del centralissimo palazzo che ospita la Pontificia Università Gregoriana, la settima edizione del Roma Expo Guitars, la rassegna dedicata alla liuteria italiana per chitarra classica organizzata da Gabriele Curciotti e Massimo Di Coste con l’associazione Chitarra In. Hanno partecipato alla mostra trenta importanti liutai del nostro paese, tutti quindi costruttori essenzialmente di chitarre classiche e qui a esporre chitarre classiche, tra cui ricordiamo Lorenzo Frignani, Gabriele Lodi, Alessandro Marseglia, Rinaldo Vacca, Silvia Zanchi, e tra i quali diversi liutai che costruiscono anche chitarre acustiche e che abbiamo avuto occasione di incontrare con i loro strumenti a corde metalliche ai raduni dedicati alla chitarra acustica, come Lucio Antonio Carbone, Paolo Coriani, Michele Della Giustina, Aldo Illotta, che ha ricevuto anche quest’anno la visita di Ralph Towner alla sua postazione, Roberto Pozzi.

I visitatori, che hanno superato la quota di mille presenze, cifra ragguardevole per una manifestazione del genere, avevano a disposizione dieci sale prova insonorizzate, alle quali potevano prenotarsi per provare gli strumenti in tutta tranquillità o come uditori.

Erano presenti inoltre nove autorevoli rivenditori internazionali: DK Classical Guitars, Galerie des Luthiers, Guitar Saloon International, Guitarreria, Partita, Savage Classical Guitar, Siccas Guitars, Texas Guitar Gallery, Vincenti Guitars. In particolare nella mattinata di venerdì 15 marzo hanno incontrato i liutai e intrattenuto con loro un dibattito aperto su quelle che sono le prospettive e le tendenze del mercato.

Per inquadrare la liuteria classica italiana in una prospettiva storica, si è poi tenuta una lunga e densa conferenza su “L’influenza della liuteria spagnola del ’900 nell’evoluzione della chitarra italiana e della sua identità progettuale e sonora”, curata da Lorenzo Frignani, Mario Grimaldi e Gabriele Lodi. Si è ripercorsa l’evoluzione della chitarra spagnola dagli strumenti di Antonio De Torres alla scuola di Madrid con José Ramírez, al successivo contrasto con il fratello Manuel Ramírez, il cui allievo Enrique Garcia avvia in seguito la scuola di Barcellona, seguita da Francisco Simplicio; il laboratorio di Simplicio è frequentato da Miguel Llobet che si trasferisce da Barcellona a Parigi, con la conseguente diffusione della chitarra spagnola in Francia, fino alla dimensione pienamente internazionale di Andrés Segovia. Segovia frequentò tra l’altro l’Italia ed ebbe un temporaneo sodalizio con Luigi Mozzani, alla cui esperienza liutaria si è aggiunta quella di altri maestri italiani della liuteria del ’900, come Pietro Gallinotti, Lorenzo Bellafontana, Nicola De Bonis, Mario Maccaferri. Nel corso della conferenza si sono susseguiti interventi musicali del chitarrista argentino Pablo Márquez, di Luigi Attademo e Bruno Giuffredi, che hanno suonato brani d’epoca su strumenti originali dalle collezioni di Massimo Raccosta e Salvatore Sarpero: Torres, Manuel Ramirez, Simplicio, Garcia, Domingo Esteso, Mozzani, Gallinotti.

Il premio alla carriera di quest’anno è stato conferito al grande maestro José Romanillos, decano della liuteria spagnola, trapiantato in Inghilterra nel 1956 e noto in particolare per essere stato il liutaio di fiducia di Julian Bream. La sensibile chitarrista greca Antigoni Goni e Andrea Dieci lo hanno omaggiato suonando su suoi strumenti.

La manifestazione si è chiusa con un evento veramente straordinario: la prova comparativa di una chitarra di ciascuno dei trenta liutai espositori da parte della bravissima chitarrista spagnola Anabel Montesinos, che ha suonato via via estratti dalla “Sonata romantica” di Manuel Maria Ponce, dalla “Sonata” K. 27 di Domenico Scarlatti e dai “Preludi” n. 2 e n. 7 di Heitor Villa-Lobos. Il video della performance è stato pubblicato all’indirizzo https://youtu.be/7gjlqNICM2Q e ha collezionato, nel momento in cui scriviamo, quasi ottantamila visualizzazioni. Una degna conclusione di un evento veramente ben riuscito e organizzato. (A.C.)

I concerti

Il Roma Expo Guitars non è solo l’annuale appuntamento con l’eccellenza della liuteria italiana, ma anche l’occasione per ascoltare prestigiosi solisti in recital particolarmente intensi e coinvolgenti. Nell’edizione 2019 il momento concertistico si è sdoppiato con la presenza di due nomi importanti del mondo chitarristico internazionale.

Il 15 marzo è toccato alla chitarrista vietnamita Thu Le aprire le danze con un concerto dedicato, nella prima parte, al repertorio classico per chitarra, originale e non, e nella seconda ad alcune interessanti e originali proposte meno frequenti nei programmi dei concerti per chitarra classica. La giovane chitarrista asiatica, su una chitarra costruita da Gabriele Lodi, si è distinta per l’uso di una tecnica della mano sinistra basata sul lieve appoggio del pollice sul retro del manico, con conseguente posizione della mano più rilassata; una tecnica che, insieme alle notevoli doti comunicative ed espressive di cui è dotata, le hanno consentito di affrontare cavalli di battaglia come la “Serenata spagnola” di Joaquim Malats e la “Fantasia” op. 19 di Luigi Legnani con piglio originale e profondità di scavo, esaltando nel primo caso la cantabilità ritmica del brano, e nel secondo introducendo inquietudini romantiche nel tema spiccatamente rossiniano e curando una sorta di volumetria plastica dell’esposizione. L’incursione nel repertorio non originale, avvenuta con l’esecuzione del celebre “Valzer” op. 69 n. 2 di Chopin nell’arrangiamento del compianto Roland Dyens, ha prodotto un’interpretazione meno attenta al senso ‘eroico’ e al rubato a vantaggio della limpidezza e della chiarezza della cifra interpretativa. Con la “Introduzione e Rondò brillante” di Dionisio Aguado, Thu Le ha brillantemente liquidato la pratica dei ‘classici’, garantendo sempre variegato gioco timbrico e nobiltà di espressione tra volatine gentili e bassi impetuosi.

La vera sorpresa, come si diceva, è venuta dalla seconda parte, davvero originale e spesso di intensità carica di emozione. Così nella danza grottesca e inquietante del “Vals for Atom” di Laurent Boutros; nelle “Six Balkan Miniatures” di Dušan Bogdanović, caratterizzate da tempi dispari e spostamenti di accenti, da irregolarità metrica e cantabilità frastagliata piena di echi etnici; nella sofferta malinconia ipnotica di “Yüksek Yüksek Tepelere”, il brano tradizionale turco arrangiato da Reentko Dirks, vero pezzo di bravura dell’interprete; infine nell’arrangiamento di Hai Thoai della canzone tradizionale vietnamita “Loi Lo”, nel quale la vicinanza dell’interprete al mondo evocato dal brano ha incantato tra melismi e solennità melodica, scandita da ritmi ineluttabili. A conclusione di un concerto di notevole livello espressivo la celebre “A felicidade” di Antônio Carlos Jobim, a cui l’arrangiamento di Dyens ha donato screziature dissonanti perfettamente rese dalla sensibile interprete. Divertito e divertente il bis con la buona vecchia “Cumparsita”, ancora nell’arrangiamento di Dyens.

Altro carattere e altri mondi nel concerto del 16 marzo, in cui il chitarrista di origine cubana Marco Tamayo ha sfoggiato doti di virtuosismo granitico e dirompente, esaltato dalle chitarre di Rinaldo Vacca e Alessandro Marseglia che ha alternato nel corso dell’esibizione. Ha aperto con le “Variazioni su Les Folies d’Espagne” op. 45 di Mauro Giuliani, in cui l’immortale ed enigmatica melodia che ha attraversato i secoli è stata resa nelle sue molteplici declinazioni, senza alcuna sbavatura romantica ma anzi con sorvegliato spirito classico. Poi è stato improvviso ripiegamento contemporaneo nella appassionata melodia composta da Ennio Morricone per il tema conduttore del film Nuovo Cinema Paradiso, di eccezionale ricchezza polifonica nella bella pensosità resa impeccabilmente nonostante le notevoli difficoltà tecniche e la tonalità non agevole. Caleidoscopiche e funamboliche, al contrario, le trascrizioni dei tre “Capricci” (13, 5 e 24) di Niccolò Paganini (per chi non lo sapesse eccezionale chitarrista egli stesso e grande estimatore dello strumento, per il quale ha scritto opere importantissime), nei quali il solido virtuosismo di Tamayo ha avuto modo di espandersi con forza assoluta e incisiva. E se la nobiltà melodica schubertiana, nella trascrizione di Johann Kaspar Mertz, ha trovato nel chitarrista cubano un efficace veicolo, la sezione dedicata a Joaquín Rodrigo – “Tiento antiguo” e “Un tiempo fue Itálica famosa” – ha emozionato per le atmosfere meditative caratterizzate da purezza melodica e armonica, esaltata dal sapiente uso delle corde a vuoto, e di converso per le torride impennate di vertiginose scale e ardite ornamentazioni. Hanno concluso il concerto le “Variazioni sul Carnevale di Venezia” (tema che varie nazioni, anche la Cina, si sono attribuite!) di Francisco Tárrega, un vero e proprio carosello di trovate ed effetti chitarristici, sempre al servizio della buona musica e della gradevolezza. I bis hanno visto succedersi pagine di Agustín Barrios e di Manuel Ponce, nelle quali ancora una volta Tamayo ha potuto dimostrare la sua sicurezza e il suo saldo polso nel governare tecnica e stile.

Infine segnaliamo che – nel quadro del Progetto Istituti Musicali Europei, con il fine di portare docenti e studenti al Roma Expo Guitars per conoscere dal vivo questa manifestazione e testare con mano l’alto livello della liuteria Italiana – all’inizio dei concerti e di altre manifestazioni che hanno caratterizzato l’Expo 2019 si sono esibiti alcuni giovani e valenti chitarristi provenienti dai conservatori di Vienna (docenti Adriano Del Sal e Jorgos Panetos), Bruxelles (docente Antigoni Goni) e Basilea (docente Pablo Marquez). Nello specifico Maarten Vandenbemden ha suonato prima di Thu Le, Tainã Daniel Marques de Souza prima di Marco Tamayo, Simon Rogulj in occasione della conferenza sulla liuteria storica, e Marie Sans in occasione del test pubblico degli strumenti esposti. Tutti hanno suonato l’Arcimbolda, la chitarra a cui hanno posto mano quindici liutai italiani e che è divenuta l’emblema della manifestazione. (C.d.N.)

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