Rendez-vous con Massimo Del Col, Maurizio Cuzzolin e Paola Selva

(di Dario Fornara) – In occasione della mia recente partecipazione alla XXV Convention ADGPA a Pieve di Soligo, presso il “Salone della Liuteria” allestito all’interno della Villa Brandolini, ho avuto il piacere di ritrovare, come di consueto in queste occasioni, molti amici chitarristi e liutai. In particolare, dall’incontro con alcuni di loro è nata l’idea di condividere quanto segue con voi che leggete, ovvero una breve intervista a Massimo Del Col, titolare di Del Col Guitars & Inlays, e la prova di due nuove chitarre che mi hanno particolarmente colpito.

Massimo Del Col

Massimo Del Col l’avevo conosciuto l’anno scorso a Tricesimo al festival friulano Madame Guitar, e già allora ero rimasto sorpreso dalla qualità e dall’originalità dei suoi lavori, in particolare dalla bellezza di alcuni intarsi realizzati con una maestria veramente fuori dal comune. Voglio presentarvi quindi questo giovane artigiano, un’artista al quale magari affidare il nostro strumento per renderlo unico e originale, chitarra acustica, classica, elettrica o basso che sia.

Ciao Massimo, vuoi presentarti brevemente e raccontarci come è nata e come si è sviluppata la tua passione per la liuteria e in particolare per l’intarsio? Dove hai imparato questa tecnica?

Ciao! La passione per la chitarra risale ancora ai tempi dell’adolescenza, così come il desiderio di costruirmi un giorno uno strumento che fosse mio sotto ogni aspetto. Sogno che si è avverato solo molti anni dopo, quando, dopo un lungo periodo di studio e documentazione, ho approfittato dei macchinari presenti nell’azienda paterna per costruire i miei primi strumenti. La passione per l’intarsio è nata più o meno nello stesso periodo: affascinato dagli strumenti dei liutai più famosi, così diversi da quelli industriali, volevo anch’io inserire un elemento di originalità che andasse ad impreziosire la chitarra e nello stesso tempo la rendesse un oggetto unico. Il punto di partenza per apprendere questa tecnica è stato sicuramente il testo The Art of Inlay di Larry Robinson [1994]. Si tratta di un volumetto di circa un centinaio di pagine che però spiega in modo molto dettagliato le varie fasi della creazione di un intarsio, dal disegno preparatorio fino alla lucidatura finale. Acquisite le basi su questo testo, da una parte mi sono esercitato moltissimo scegliendo di volta in volta soggetti molto diversi tra loro e, dall’altra, ho studiato a fondo le opere di altri intarsiatori, cercando nuovi spunti per migliorare i miei lavori.

Nel tuo lavoro ti ispiri o ti sei ispirato in passato ad altri? Nel chiederti questo penso ad esempio al lavoro di William ‘Grit’ Laskin, un’artista per molti aspetti innovativo e rivoluzionario, sia per scelta dei materiali impiegati che soprattutto per i soggetti riprodotti.

Williamo ‘Grit’ Laskin è un’artista eccezionale: i suoi intarsi spesso nascono sulle palette dei suoi strumenti per estendersi poi a tutta la tastiera. Leggendo i suoi libri ho capito che a lui non interessa tanto l’elemento decorativo tradizionale, quanto usare l’intarsio per raccontare una storia. E questa sua urgenza narrativa lo ha portato a sviluppare una tecnica di incisione (engraving) raffinatissima, che trasforma i suoi lavori in un ibrido tra un fumetto e un’opera pittorica. Per sfruttare al massimo questa tecnica, i suoi intarsi sono spesso composti da pezzi piuttosto estesi che vengono poi finemente incisi.

Per i miei lavori invece mi sento più vicino allo stile di Larry Robinson: utilizzo la tecnica dell’incisione in modo molto marginale, solo per tracciare qualche linea interna che non posso ritagliare con il seghetto, mentre preferisco tagliare a mano anche i dettagli più piccoli, utilizzando i vari materiali per le diverse sfumature di colore, come ad esempio l’interno e l’esterno di un petalo. Si tratta di una tecnica molto dispendiosa in termini di tempo, in quanto a volte mi capita di ritagliare anche più di cento tessere per realizzare un solo soggetto!

E riprendendo in parte la domanda di prima, volevo chiederti che materiali solitamente usi?

Nei miei primi esperimenti ho utilizzato il pearloid, un materiale plastico economico dall’aspetto vagamente simile alla madreperla. Ma quando ho avuto modo di utilizzare per la prima volta la madreperla vera, è stato amore a prima vista: mi sono innamorato subito di questo materiale, delle sue sfumature di colore e dei diversi effetti che si possono ottenere anche solo ruotando i pezzetti, così da cambiare l’angolo di riflessione della luce.

I materiali che uso di più sono la madreperla nelle sue varianti bianca, dorata e nera, l’abalone, anch’esso presente in natura in moltissime varietà: abalone verde, rosso, pāua… A volte utilizzo anche altre conchiglie o lumache per effetti particolari, come certi effetti di chiaroscuro in combinazione con altri materiali. Rimanendo sempre sui materiali naturali uso anche il legno, l’avorio di mammut e i metalli.

Un discorso a parte invece va riservato ai materiali sintetici, e tra questi il mio preferito è la pietra ricostruita: si tratta di vera pietra ridotta a polvere, pressata e legata insieme con resina. Questo trattamento permette di mantenere il colore della pietra originale riducendone però la durezza, così da poterla tagliare con il seghetto tradizionale. La varietà di pietre ricostruite è vastissima e questo mi permette di ampliare la palette di colori, colmando quei vuoti lasciati dai materiali naturali.

Chi sono i tuoi clienti? Hai richieste anche dall’estero mi pare…

Ho avuto modo di collaborare con diversi liutai italiani come Stefano Baccarini di Baffo Guitars, Maurizio Cuzzolin di Great Owl Guitars, o Davide Pusiol con il quale abbiamo costruito la chitarra commemorativa della XXIV convention ADGPA, oltre ad altri liutai più impegnati sul settore dell’elettrico. Mi è capitato di collaborare anche con liutai stranieri, come ad esempio il bravissimo Rainer Tausch di Tausch Guitars. Devo dire che il mercato estero è molto ricettivo nei confronti di questo genere di arte.

Posso ammirare alcuni dei tuoi lavori che oggi hai portato all’esposizione: questa chitarra tipo Les Paul è davvero incredibile, complimenti! Quali sono state le richieste più bizzarre che hai realizzato?

Be’, gli intarsi che realizzo più frequentemente sono piuttosto tradizionali: principalmente si tratta di motivi floreali come rose, hibiscus, orchidee, oppure uccelli dalle piume sgargianti come i colibrì. Tuttavia, pur rimanendo in ambito naturalistico, mi è capitato di intarsiare anche panda, passerotti e – addirittura – un’intera tastiera sulla quale al posto dei segnatasti ho intarsiato rane velenose dell’Amazzonia! Per questo particolare intarsio ho dovuto prima fare un lungo lavoro di documentazione, ma alla fine le rane erano così dettagliate che per ogni rana era possibile risalire al nome scientifico! In campo sci-fi, invece, il lavoro più curioso sicuramente è stato quello per un ragazzo appassionato di Star Wars, che ha voluto un intarsio del casco di Darth Vader con tanto di caccia stellare sulla paletta della chitarra!

Vuoi aggiungere qualcosa per i lettori della nostra rivista?

Certo! La tecnica dell’intarsio è un’arte nobile tutta da riscoprire. Quindi invito i lettori a curiosare tra le opere dei grandi intarsiatori come Larry Robinson, William ‘Grit’ Laskin, Harvey Loach… e magari un giorno passare a trovarmi in occasione di una delle tante fiere, per vedere con i propri occhi come spesso le foto non rendano giustizia alla bellezza intrinseca della madreperla!

Maurizio Cuzzolin

Lascio Massimo e a pochi metri incontro Maurizio Cuzzolin, che orgogliosamente mi mostra Lizzy, la nuova chitarra che ha costruito per Giovanni Pelosi, una chitarra che eredita i concetti costruttivi di Peter Gottschall (il liutaio tedesco prematuramente scomparso nel 2012, che ha costruito per Giovanni diversi strumenti). Lizzy non ha una buca sulla tavola armonica, ma sfrutta un’apertura sulla fascia inferiore in prossimità della spalla mancante, mentre un soundport sulla fascia superiore garantisce all’esecutore un ascolto ottimale e una buona profondità timbrica.

Conosco bene Maurizio e i suoi strumenti: questa chitarra rappresenta pienamente l’alto livello qualitativo raggiunto dopo anni di lavoro ed esperienza. Mi invita a provarla e immediatamente ne apprezzo la fattura in generale, la suonabilità e le finiture pressoché perfette. La chitarra ha un suono particolare, bassi vigorosi e un bel bilanciamento tra medi e acuti. Il manico con un nut da 47 mm è perfetto per la mia mano. Suono alcuni miei brani mentre gli chiedo di raccontarmi come è nata l’idea di costruire questa particolare chitarra.

Ciao Maurizio, complimenti per questa chitarra davvero speciale [come d’altronde lo è il suo proprietario – ndr]! Vuoi raccontare ai lettori di Chitarra Acustica come è nato questo progetto?

Per lungo tempo Giovanni Pelosi, chitarrista e art director di Fingerpicking.net, ha suonato una inusuale chitarra con doppio cutaway senza la classica buca sul top. Questo strumento dalla forte personalità adottava delle soluzioni costruttive molto peculiari, lontane dagli standard tradizionali. Peter Gottschall, il liutaio costruttore, sfortunatamente è mancato nel 2012 all’età di sessant’anni. Il suo laboratorio fu smantellato dalla famiglia, mandando all’aria anni di ricerca e passione. Nel 2014 Giovanni, innamorato delle chitarre Gottschall, ha lanciato una sfida ai liutai italiani, sperando che qualcuno si facesse avanti nel continuare a sviluppare il progetto di Peter. Io quella sfida l’ho accettata e, un anno dopo, Athene – subito ribatezzata Lizzy da Giovanni – ha cominciato a suonare! Quando ho iniziato a lavorare sul quel primo progetto, non avevo a disposizione nessun documento e solo la memoria di Giovanni e di Mario Giovannini mi è stata d’aiuto.

Fortunatamente avevo trovato, nel cartiglio di una chitarra che Giovanni mi aveva dato da analizzare, il riferimento a due brevetti depositati negli USA che, dopo una lunga ricerca sul Web, sono riuscito a consultare. Non è stato facile entrare in un progetto frutto di una vita intera di ricerca, cercando di comprenderne le ragioni delle scelte costruttive, e cercando in qualche modo di farlo evolvere.

Dopo un paio di mesi mi sono sentito con Giovanni e gli ho detto che avevo messo giù le basi per un progetto costruito sulle teorie di Peter, ma dicendogli anche che non mi sarei certamente limitato a costruire una copia delle sue chitarre. Ho realizzato quindi Athene, una chitarra con una sola spalla mancante e un’apertura in quella zona della fascia invece della tradizionale buca, mantenendo quattro fori equalizzatori sul ponte e introducendo un soundport sulla fascia superiore. Da questo primo strumento ‘prototipo’ è nata Lizzy, alla quale ho apportato delle migliorie: un corpo da 16” realizzato in palissandro Madagascar e un top in abete italiano; il manico è realizzato in acero, mentre la tastiera e il ponte sono in ebano; diapason da 25” e capotasto da 47 mm. Ora è amplificata con un sistema a doppio sensore (installati rispettivamente sottosella e sotto la tavola armonica) modello Camaleonte, frutto di una idea mia, di Achille De Lorenzi e Stefano Gerolami.

Paola Selva

Saluto Maurizio e la sua bella G.P. signature e incontro Paola Selva, talentuosa chitarrista classica da qualche anno sempre più presente nei festival dedicati alla chitarra acustica. Già Premio ADGPA “Chitarrista emergente” nel 2017, si esibirà la sera stessa sul palco principale della manifestazione. Ha con sé una nuova chitarra costruita su sue specifiche dal liutaio Michele Della Giustina. Avendone già sentito parlare, le chiedo di poterla provare mentre mi racconta i motivi che l’hanno portata a questa scelta.

Ciao Paola, sempre un piacere ritrovarti, vuoi parlarmi di questo tuo nuovo strumento?

Ciao Dario, come sai, da qualche tempo utilizzo questa nuova chitarra acustica di liuteria. Ho scelto di affidare il progetto della mia chitarra acustica a Michele Della Giustina, un grande amico prima che un grande liutaio, perché sapevo bene che era capace di tradurre in legno la mia idea di suono. Dalle sue mani era già nata nel 2001 la mia chitarra classica da concerto, con un progetto unico e speciale. Il liutaio non è solo un costruttore e un profondo conoscitore di legni e di ‘architettura’ acustica, il liutaio è un confidente, quello a cui racconti i più profondi segreti sulla tua idea di suono, e a cui confessi tutto ciò che non hai trovato nelle altre chitarre e che vorresti sentire e vedere realizzato. E lui saprà comprendere tutto ciò ed è dalle sue mani che nascerà la ‘chitarra che non esisteva’. Il desiderio sonoro più grande era legato alla possibilità di avere a disposizione una grande escursione dinamica e timbrica, che rispondesse al tocco in ogni situazione. Inoltre desideravo una chitarra ‘etica’, il più possibile rispettosa nella scelta dei legni e sobria esteticamente; da novembre 2017 questa chitarra dà felicemente voce alla mia musica!

La chitarra di Michele Della Giustina

Provo personalmente la chitarra, la imbraccio, è leggerissima e ben bilanciata. Le forme ricordano una OM, la tavola è realizzata in cedro massello, mentre fondo e fasce sono realizzate in wengé. Il diapason misura 640 mm, la larghezza al capotasto misura 43 mm, per la tastiera è stato utilizzato dell’ebano Sri Lanka con raggio di curvatura di 20”. Il manico è realizzato in mogano Khaya Ivorensis, le meccaniche sono delle moderne Schertler con rapporto 1:18. Lo strumento presenta una leggerissima verniciatura a poro aperto, che sicuramente contribuisce a rendere questa bella chitarra particolarmente risonante: il suono è ricco, una voce calda e dettagliata che permette di suonare brani con un tocco estremamente delicato, ma che può essere in grado di vibrare con un volume sorprendente; basta saperla spingere. Esaltato, riempio di suoni (…musica?) i saloni della mostra, e come mi capita ogni volta che ho tra le mani strumenti di questo livello, desidero suonare ‘acustico’! La ricchezza e la presenza brillante che regala il cedro esalta gli estremi di frequenza, mentre il corpo di ridotte dimensioni – ma con una profondità della cassa leggermente maggiorata – riequilibra il timbro, che rimane versatile pur prediligendo nettamente l’uso fingerstyle. Una chitarra reattiva che mi piace senza riserve, così come in generale l’utilizzo del cedro in chitarre di questo tipo. L’action potrebbe essere abbassata: certo un parametro soggettivo, ma renderebbe lo strumento ‘da corsa’, se ce ne fosse bisogno.

Lascio la mostra di liuteria, tra poco inizierà il mio workshop. Tra i partecipanti ritroverò Paola, l’amico François Sciortino, Marino Vignali e Andrea Carpi, con il suo inseparabile e implacabile registratore, ma questa è un’altra storia…

Alla prossima.

Dario Fornara

dariofornara1@alice.it

www.dariofornara.it

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