L’ora blu del fingerstyle in blues

(di Mario Giovannini) – Padovano, classe ’83, laureato in filosofia e diplomato alla Lizard di Fiesole a pieni voti, Michele Lideo è uno di quei personaggi che fanno un gran bene alla chitarra acustica nel nostro paese. Musicista solido e dotato di un’ottima tecnica, unisce il piacere e la ‘voglia’ della didattica a un’ispirazione compositiva molto interessante. Negli ultimi due anni ha pubblicato con Fingerpicking.net tre libri e il suo primo disco come solista. Era davvero l’ora di farci due chiacchiere e scoprire nel dettaglio di cosa si tratta.

Tre libri e un disco in due anni sono un gran bel lavoro. Ripercorriamo insieme la produzione di queste opere? Cominciamo con Blues acustico, un metodo per approcciarsi al fingerstyle blues in maniera semplice e progressiva.

Gli ultimi due anni, come dicevi, sono stati ricchi di soddisfazioni professionali per me: avevo degli obiettivi da raggiungere che si sono concretizzati, e poterne parlare, adesso, significa che ci sono riuscito. Ne sono molto felice. Blues acustico è nato, come spesso succede, dall’incrocio di diversi eventi che hanno contribuito alla genesi del libro. In quel periodo stavo scrivendo dei nuovi brani blues, pensati principalmente per i miei allievi, da proporre direttamente a lezione cercando di fornire diversi aspetti di questo genere musicale, declinati per stile e tecniche. Poi confrontandomi con Reno Brandoni, che ha intravisto il potenziale di questo materiale, è nata l’idea definitiva del libro e devo dire che sono soddisfatto del risultato finale. Il libro si rivolge a chi già ‘mastica’ qualcosa, sia di fingerstyle che del genere del blues, per poi accompagnare il chitarrista attraverso i dieci studi pensati in tonalità diverse, fino ad arrivare a essere il più versatile possibile, specialmente ai fini improvvisativi.

La struttura dell’opera è molto interessante, soprattutto la seconda parte in cui affianchi lo studio dei brani con la proposta di lick da suonarci ‘sopra’.

Il vero cuore del libro è la seconda parte. La prima è pensata soprattutto per chi non avesse gli strumenti adeguati per entrare direttamente negli studi. Nella prima parte ho racchiuso alcune ‘nozioni preliminari’, senza essere troppo tecnico, che consentissero di avere nel proprio bagaglio alcune informazioni teoriche e stilistiche fondamentali. Ho voluto poi proporre dieci studi declinati in quelle che, a mio avviso, sono le cinque tonalità che un buon chitarrista acustico dovrebbe conoscere: Mi, La, Re, Do e Sol. Ogni brano ha un ‘suo stile’: si va dai tradizionali al ragtime, dallo slow blues al jazz blues fino al funky blues del decimo studio. L’improvvisazione è senza dubbio l’anima di questi generi musicali che, come il blues, sono nati dalla strada, senza spartiti codificati, almeno all’inizio. Nel blues, come nei generi da esso derivati, suonare il tema del brano è solamente ‘la scusa’ per poi modificarlo e improvvisarci sopra. Per questo motivo ho deciso di abbinare a ogni studio un lick, un’idea melodica che fosse in accordo con il brano, da poter utilizzare per modificarlo – una volta imparato – e aprire la strada a una personalizzazione, che è l’anticamera dell’improvvisazione. Il mio intento era proprio di spingere il chitarrista a non accontentarsi di suonare il brano alla perfezione, ma a ‘creare’ il proprio brano, il proprio ‘libro’. Se da un libro ne può nascere un altro, molto più personale, credo che questo sia un grande stimolo per il chitarrista in termini di creatività e dinamicità.

Con Fingerstyle blues base forse si fa un passo indietro rispetto al precedente, nel senso che il libro è destinato a un mercato differente e, può darsi, digiuno dei fondamenti del fingerpicking?

Il secondo libro infatti, come dice il titolo, si rivolge a un pubblico completamente diverso. Idealmente Fingerstyle blues base è la naturale premessa che porta a Blues acustico. In questo percorso sono partito proprio dai primissimi concetti esecutivi: la conoscenza degli accordi del blues e la localizzazione delle note che li compongono, nella prima parte della tastiera. Il libro si divide in dodici lezioni, pensate per dodici settimane; anche se poi il riferimento temporale è relativo per ciascuno. Nelle prime lezioni, come dicevo, ci concentriamo solamente sulla conoscenza degli accordi e su come allenare la ‘visione’ consapevole e rapida delle note che li compongono. Partendo da qui, il passo successivo consiste nel combinare assieme questi elementi per creare il vero e proprio fraseggio blues; questo grazie all’inserimento progressivo di diverse tecniche e linguaggi tipici del genere. Il libro è nato come supporto fisico di un percorso multimediale: per chi volesse integrare gli spartiti con una vera e propria spiegazione dettagliata, c’è la possibilità di acquistare anche le videolezioni in cui, oltre all’esecuzione degli studi, viene data un’analisi approfondita di tutti quei concetti teorici e tecnici che circondano lo studio effettivo del brano. Questo doppio approccio consente di usare il libro sia da solo – per chi si sente autonomo, o anche nel caso in cui lo si utilizzi già con un insegnante – o, al contrario, con il supporto delle videolezioni.

Come è nata a questo proposito la collaborazione con Chitarra Facile [http://chitarrafacile.com]?

Un po’ di tempo fa mi ha contattato David Carelse, che poi ho scoperto essere quasi mio vicino di casa, fondatore di Chitarra Facile, perché stava cercando un esperto di fingerstyle che proponesse dei video a tema nel suo seguitissimo canale YouTube. Negli anni passati, i video del canale erano quasi esclusivamente opera di David. Da un po’ di tempo la sua scelta, che ho trovato molto utile e interessante, è stata quella di avvalersi di vari esperti esterni, in diversi settori della chitarra, che potessero approfondire il mondo multiforme del nostro strumento. La mia avventura con Chitarra Facile è iniziata, quindi, producendo una serie di video legati alla chitarra acustica e al fingerstyle che trovate sul suo canale, cercando di generare curiosità anche in chi non conoscesse bene questa tecnica esecutiva. Il riscontro è stato molto interessante, perché si sono avvicinate al fingerstyle anche persone che avevano un approccio diverso allo strumento, apprezzandone la particolarità e unicità. Da qui questa collaborazione – che tuttora prosegue (stiamo realizzando dei video sulla storia del fingerstyle, siamo alla terza puntata già pubblicata) – è cresciuta nel tempo fino a portare al risultato della pubblicazione, in coedizione tra Fingerpicking.net e Chitarra Facile, del mio libro Fingerstyle blues base.

Ci sarà un seguito, immagino. Avete già programmato altre uscite?

Come sempre succede nel campo della creatività, finito un progetto, si sposta l’obiettivo verso quello nuovo. Non faccio eccezione in questo. Per ora mi sto ancora gustando questi obiettivi raggiunti, ma sicuramente ci sono molte nuove idee in cantiere: anzitutto una continuazione di Blues acustico, per affrontare tutti gli argomenti che non era possibile esaurire in un libro solo. Ho già iniziato a pensare ad alcuni brani, ma sono ancora in una fase preliminare. Con Chitarra Facile porteremo avanti questa iniziativa dedicata alla storia del fingerstyle, per far conoscere il più possibile quei grandi nomi che hanno reso celebre la chitarra acustica e la sua tecnica.

E arriviamo a Orablù, che invece raccoglie le trascrizioni del tuo ultimo CD dallo stesso titolo. Che disco è e come mai questa scelta di pubblicare in parallelo le trascrizioni dei brani nella forma libro, anziché in spartiti singoli come spesso accade?

Orablù è il mio primo album solista e sono davvero molto contento ed emozionato nel poterne parlare, perché ho atteso a lungo la possibilità di pubblicarlo e condividere diversi anni di composizione e ricerca. Ho scelto questo titolo per dare già un’idea diretta del contenuto: Orablù – che solitamente si scrive in due parole staccate, ‘ora blu’ – identifica un momento, molto fugace, nel quale la fine del giorno e l’inizio della notte si toccano. È un momento che per me è quasi magico: il passaggio, che mi piace definire ‘in chiaroscuro’, tra una dimensione luminosa, il giorno, a quella scura e riflessiva della notte. Credo che le composizioni contenute nell’album vogliano assecondare questa altalena di sensazioni: ombre e luci, speranze e malinconie, forza e debolezza. I brani sono stati scritti anche a distanza di qualche anno fra loro e, come capita a chiunque, riflettono l’alternarsi degli stati d’animo che le diverse esperienze della vita ci fanno provare. Questa varietà si traduce poi anche in una multiformità di generi affrontati, ciascuno in grado di favorire una sensazione particolare: dal blues al jazz, dal tango al funky, passando attraverso le accordature aperte e le tecniche percussive contemporanee. Quando ho proposto il lavoro a Fingerpicking.net, Reno Brandoni mi ha subito comunicato la sensazione che i brani fossero molto interessanti anche dal punto di vista didattico e che potessero trovare un senso più compiuto nella pubblicazione non solo del disco, ma anche dell’album di trascrizioni. Da qui nasce l’idea del libro che, forse per quella varietà cui accennavo prima, può fornire degli spunti interessanti ai chitarristi che vogliano cimentarsi con lo studio dei brani. In un solo libro, a differenza di quanto solitamente succede, c’è la possibilità di spaziare tra generi molto diversi fra loro; e credo che allenarsi a un repertorio il più vario possibile sia senza dubbio un’arma vincente, specialmente per un chitarrista solista.

Trovo molto interessante che, accanto alle notazioni tecniche utili all’esecuzione, tu abbia inserito qualche accenno alle origini del brano. Anche questo può aiutare a entrare nel giusto spirito dell’interpretazione?

Ho voluto inserire una breve introduzione per ogni brano proprio per condividere le sensazioni e il contesto che mi hanno spinto a scriverlo. A volte, unire un brano a un’immagine (un paesaggio, un avvenimento, un incontro) può dare una spinta in più all’esecuzione. Detto questo sono convinto che, nella musica come anche nella letteratura, le note vengano consegnate all’ascoltatore per assumere significati sempre nuovi. È questo il bello della creatività artistica: uno stesso brano, come una medesima pagina scritta, possono parlare in infiniti modi. Sono molto contento se le mie composizioni saranno in grado di suscitare nuove emozioni, idee ed esperienze; il fine ultimo che sempre mi pongo nella scrittura musicale è quello della comunicazione: tutto ciò che esce da questo ambito lo trovo riduttivo, almeno per il mio approccio personale.

Adesso su cosa stai lavorando? Che progetti hai per il futuro prossimo venturo?

Innanzitutto il mio obiettivo è di far conoscere e promuovere il più possibile Orablù dal vivo. Tra i progetti futuri, come dicevo prima, c’è sicuramente il lavoro sui nuovi libri e poi sulla composizione e l’arrangiamento. Ho già messo da parte negli anni diversi arrangiamenti di standard jazz, alcuni dei quali già suono live, che mi piacerebbe completare e sistematizzare. Mi piacerebbe inserire, in questi brani, anche un’improvvisazione più ‘jazzistica’ pensata in chiave acustica.

Che chitarre stai usando in questo periodo, sia in sala di registrazione che dal vivo?

La mia chitarra principale, ormai da circa otto anni, è la bellissima Milani OM: una chitarra artigianale del liutaio Lukas Milani, che mi accompagna fedelmente. Uso moltissimo questa chitarra, sia in studio che dal vivo, perché è molto versatile e con un suono che ‘si è formato con me’ e mi rappresenta molto. In aggiunta, specialmente per i brani in accordatura aperta, uso la mia Breedlove C22/K, uno strumento fantastico, molto ricco e con dei legni bellissimi, in particolare il koa delle fasce e fondo. Registrando Orablù ho utilizzato anche una small jumbo del liutaio padovano Roberto Lanaro: molto squillante con un bellissimo acero fiammato. Dal vivo ho utilizzato anche la mia Effedot, della quale sono endorser: sicuramente uno strumento più economico ma dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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