Intervista a Noemi Schembri

Essere donna nel mondo della liuteria

Questo mese vi racconteremo cosa vuol dire essere donna in un mondo prettamente maschile come quello della liuteria. La nostra guitar lady Paola Selva ha intervistato Noemi Schembri, liutaia e innamorata del legno e delle sonorità trasmesse da questo magico materiale. Fin da bambina, Noemi si appassiona di legno e musica, si forma prima presso l’Istituto d’arte ‘Filippo Juvarra’ di San Cataldo, indirizzo “Arte del mobile”, e nel 2006 consegue la laurea in Tecnologie e industrie del legno presso l’Università degli studi di Padova. All’età di 11 anni, grazie alla complicità del fratello, inizia a suonare la chitarra e ne prosegue gli studi da autodidatta. La musica, coniugata al piacere di modellare il legno, la spingono ‘naturalmente’ a interessarsi all’arte della liuteria, tutte passioni che la inducono, nel 2008, a partecipare a manifestazioni italiane ed europee. Proprio questo ardore spingerà Noemi ad apprendere sempre di più e a perfezionare la sua arte con i migliori maestri liutai. Ascoltiamo dalle sue parole le gioie e le difficoltà di questo lavoro particolare, i primi passi e i momenti che hanno portato Noemi ad affermarsi nel mondo della liuteria. (F.F.)

Intervista a Noemi Schembri

di Paola Selva

Ciao Noemi, noi ci siamo conosciute all’Holy Grail Guitar Show di Berlino in un’edizione dedicata alla donne. Cosa significa essere donne nel mondo della liuteria?

Mi piacerebbe rivolgerti la stessa domanda e sentire la tua di risposta, in quanto tu sei una chitarrista donna… Comunque, ho scelto il percorso della liuteria per passione e trasporto, non curandomi di come potessero essere percepite le mie scelte dall’esterno. Ho studiato, ho fatto pratica, ho sbagliato, ho capito i miei errori e ho rimediato ad essi. Sono appena all’inizio di quello che mi auguro possa essere un lungo percorso di crescita, ma ho già ben chiaro che in quanto donna sarà necessario del tempo per lasciare che nell’opinione comune si metabolizzi il fatto che, donna o uomo, non fa differenza.

So che hai mosso i tuoi primi passi nel mondo della liuteria nella bottega del liutaio Michele Della Giustina, che è anche il liutaio che ha creato le mie chitarre! Ci puoi parlare di questa esperienza?

Il corso con Michele è stata la mia prima esperienza di liuteria: volevo mettermi alla prova in un ambito che mi affascinava, per capire se era la strada giusta da percorrere. Insieme a me c’era un altro studente e ci trovavamo una volta a settimana per qualche ora la sera, dopo l’orario di lavoro. Non vedevo l’ora che arrivasse quell’appuntamento per scoprire quale fosse il passaggio successivo, imparare nuove tecniche, provare a iniziare a capirne qualcosa e vedere la mia chitarra prendere sempre più forma e colore. Alla fine dei due anni di corso, soddisfatta della mia prima chitarra e convinta di voler intraprendere la professione di liutaio, ho iniziato a cercare qualcuno che potesse insegnarmi più a fondo questo affascinante e difficile mestiere: dopo circa un anno sono partita per il Canada e sono andata a lavorare nel laboratorio di Sergei de Jonge.

Quali sono state le altre tappe significative della tua crescita professionale?

Indubbiamente tutto il periodo trascorso in Canada è stato per me fondamentale. Non solo per l’intensa esperienza lavorativa svolta in laboratorio, ma anche per aver avuto l’opportunità di vivere eventi fieristici come il Salon de Guitare di Montreal nel 2011, per aver partecipato al Guild of American Luthiers negli Stati Uniti nel 2014 e aver fatto incontri con persone di rilievo come Linda Manzer, Jean Larrivée, Grit Laskin, David Wren, Evan Gluck, Ken Parker, Jason Kostal, Roger Sadowsky, Michihiro Matsuda e molti altri. Aver inoltre esibito i miei strumenti alla prima edizione dell’Holy Grail Guitar Show nel 2014, all’International Guitar Symposium sempre in Germania nel 2015 e 2016, e al Woodstock Invitational Luthiers Showcase nel 2016-2017 e 2018, ha contribuito a far conoscere il mio nome e le mie chitarre.

Come nasce una tua chitarra?

Le prime domande che mi pongo sono: per chi voglio costruirla? Quale tipo di musica voglio che venga suonata? Quale suono sto cercando? In seguito decido il modello, forma e dimensioni, ed è qui che inizia il vero divertimento: scegliere I LEGNI. È interessante giocare con le diverse specie legnose, combinare insieme sottili equilibri tra dimensioni, peso, resistenza e forza dei singoli elementi, per esaltare le caratteristiche sonore, ergonomiche ed estetiche che mi sono prefissata per quella chitarra.

Parlaci dei tuoi legni preferiti.

Non ho legni che in assoluto preferisco ad altri, perché una specie legnosa non potrà esaltare le sue caratteristiche sonore in egual modo su tutti i modelli di chitarra. Dipende anche molto dalle combinazioni tra i vari legni utilizzati nella costruzione.

Che rapporto hai con i tuoi strumenti? È difficile lasciarli andare?

Ammetto di non aver mai avuto un particolare attaccamento agli strumenti che costruisco. Quando è il momento di consegnare la chitarra, la cosa che più mi gratifica è la soddisfazione del cliente: riuscire a scorgere nei suoi occhi la felicità e l’appagamento che ha nel possedere ciò che fino a quel momento aveva solo immaginato e che corrisponde alle sue aspettative.

Qual è il tuo ‘cliente’ ideale?

Quello che ha fiducia in me, nella mia capacità e sensibilità di interpretare le sue idee, costruendo uno strumento che corrisponda alle sue esigenze.

Quale aspetto della tua professione ti piace di più?

La variabilità, l’incognita e la risoluzione dei problemi. Per quanto le chitarre possano sembrare esteticamente uguali o molto simili tra loro, per ogni progetto vi sono così tante variabili da considerare, che ogni strumento è diverso dall’altro. Scegliere tra queste variabili per raggiungere determinati obiettivi, l’incognita di non essere mai sicura al cento per cento di aver raggiunto quello che mi ero prefissata, se non alla fine, quando è il momento di pizzicare le corde, è ciò che rende più interessante questo mestiere; col tempo si acquisisce esperienza e, anche prima che lo strumento sia terminato, si ha un’idea di quale sarà la sua voce, ma non la certezza. Infine individuare se vi sono e quali sono gli obiettivi che non sono stati raggiunti, o sono stati raggiunti solo in parte, capirne la causa e cercare di migliorare nel progetto successivo.

Raccontaci qualche aneddoto della tua vita professionale.

All’inizio di qualsiasi carriera professionale il percorso deve ancora delinearsi, i sacrifici sono tanti e le soddisfazioni non si vedono ancora, fino a quando non accade qualcosa. Era l’ottobre del 2013 ed esponevo al Milano Guitars & Beyond. Al mio tavolo erano più i curiosi che si fermavano per capire chi fossi e come si pronunciasse il mio cognome che non quelli realmente interessati alle mie chitarre. A un certo punto si è fermata una coppia e lui ha iniziato a provare la Baby Dreadnought che esponevo. Gli ho riassunto brevemente la mia storia e gli ho descritto le caratteristiche della chitarra. Lui è rimasto colpito dal suono, e dopo una breve consultazione con la moglie, ha detto: «È proprio il suono che cercavo, la compro!» La prima soddisfazione era arrivata, dandomi conferma del percorso che avevo intrapreso!

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

Quest’anno esporrò per la prima volta all’Osaka Sound Messe in Giappone l’11 e 12 maggio. Probabilmente sarò presente anche in altre fiere in Europa e Canada, ma non è ancora certo.

Chiudiamo con qualche pensiero o consiglio alle ragazze che vorrebbero intraprendere la strada della liuteria.

Il 2018, per la liuteria, è stato l’anno dedicato alle donne. Entrambe le fiere cui ho partecipato, l’Holy Grail Guitar Show e il Woodstock Invitational Luthiers Showcase, hanno incentrato l’attenzione su noi donne liutaio, su cosa vuol dire essere donne in un ambito ancora oggi a prevalenza maschile. Da un lato mi fa piacere che ci sia una certa sensibilità per questo tema, dall’altro però, il fatto stesso di porre l’accento sulla liuteria al femminile, o di invogliare altre donne a seguire il nostro esempio, è sintomo che è ancora necessaria una sorta di approvazione del fenomeno da parte del pubblico maschile. È positivo sapere che il numero di donne nella liuteria è in aumento, seppur lentamente, e il consiglio che posso dare loro è che credano fortemente in sé stesse, perché ci saranno momenti in cui nessun altro crederà in loro, nelle loro capacità e nelle idee che vorranno portare avanti. A chi sceglie di intraprendere questa carriera, auguro di essere perseverante e curiosa, di non abbattersi alla prima fascia rotta o al primo strumento che non suona come vorrebbe, perché sbagliando s’impara!

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