È online “Chitarra Acustica” n. 11/2018

È online il numero 11/2018 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Siamo uomini qualunque o eroi?

Gli eroi hanno una faccia speciale. Sorridono soddisfatti mostrando le medaglie sul petto. Gli eroi, sono educati e gentili. Servono da guida e da esempio. Non inciampano e, se cadono, si rialzano prontamente. Suonano la chitarra con bassi precisi, alla Chet Atkins, montando corde sempre lucide e dal suono brillante. E non sbagliano mai. Gli eroi mi sono sempre parsi estremamente noiosi.

La vita, come il Monopoly, è piena di imprevisti e probabilità. La maschera della mediocrità nasconde veri e falsi talenti, non permettendoci più di distinguere gli uni dagli altri.

Ho incontrato liutai che mi hanno chiesto di provare le loro chitarre: distanze non equilibrate delle corde, insuonabili dopo il dodicesimo tasto; action impossibili anche per le mani di un carpentiere che con mazza e piccozza si alza alle quattro di mattina per sfamare la famiglia… Per non offendere ho commentato positivamente il lavoro, facendo però notare i difetti e chiedendo se, per caso, dopo l’acquisto sarei dovuto ricorrere a un liutaio per il settaggio. Il ‘sarcasmo’ non è stato gradito. Pur riconoscendo gli evidenti problemi, il liutaio è liutaio e – come gli eroi – non va mai messo in discussione.

Ci sono anche quelli che fanno strumenti eccellenti, conoscono il mestiere e danno lustro alla nostra tradizione. Il problema è che li trovi tutti insieme senza distinzione alcuna, e non puoi sorridere all’uno ed evitare l’altro.

Proprio come alcuni suonatori che ‘giocano’ (il significato di to play in inglese è troppo generico, mentre grazie al cielo l’italiano ci permette una netta distinzione) a fare i chitarristi, i musicisti, o meglio ancora i cantautori. Attenzione, non parlo di quelli che ci provano sognando vette elevate e che hanno tutto il diritto di tentare, di crederci, e che vanno aiutati; ma di quelli che non accettano osservazioni e che, da soli, hanno deciso di essere quello che raccontano di essere.

Mi scuserete, spero, ma queste pagine sono per me terapeutiche e mi permettono di sfogare i miei pensieri, senza correre il rischio di deludere o danneggiare alcuno. Non faccio nomi così posso esternare in piena libertà.

La genuinità della musica è finita da un pezzo e io, con la mia carriola, mi aggiro nel giardino raccogliendo cachi maturi dagli alberi. Forse è questo quello che intendono molti, quando parlano di mani rubate all’agricoltura? Mi piace seminare e raccogliere frutti, inventare mondi e universi paralleli, e non sono molto interessato al consenso; anzi, brandisco il dissenso, senza timore o vergogna. Corro, inciampo, cado e talvolta non mi rialzo: mi piace guardare il cielo mentre sto con le spalle a terra. E come da ragazzino, quando mi sbucciavo le ginocchia, vado fiero delle mie ferite. Perché non sono un eroe. Sono un uomo qualunque.

Reno Brandoni

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