È online “Chitarra Acustica” n. 02/2019

È online il numero 02/2019 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Gli oggetti a memoria

Forse sono un po’ distratto, mi accorgo solo adesso che il tempo è passato.

Sto cambiando le corde alla chitarra, e nel selezionare la nuova muta da montare, ho trovato nel cassetto dove conservo i vari set un vecchio pacchetto ingiallito. Sono le corde che avevo usato nel mio primo tour del 1979.

Gli oggetti hanno la funzione di stimolare i ricordi, anche quelli più assopiti, i più lontani. Forse per questo li conserviamo, sperando che un giorno diventino il nostro diario, il taccuino dei ricordi, un resoconto della nostra vita che ci piacerebbe giornalmente annotare su un foglio di carta, ma che evitiamo di fare perché ogni giornata ci sembra banale e – soprattutto in gioventù – certamente peggiore di quella che verrà. Il futuro è sempre migliore del presente!

Allora conserviamo gli oggetti, i nostri involontari appunti, che forse serviranno un giorno a indicarci con quale trascuratezza abbiamo lasciato passare gli anni. Quanto tempo sprecato e quanto male utilizzato. Eppure, è proprio questo a farci diventare come siamo. A disegnare il nostro carattere, a regalarci la pienezza di ogni pensiero. Rimorsi e rimpianti fanno a gara per raccontarci gli errori, ma noi siamo così, terribilmente pronti a riempire di niente il tutto. E ne siamo felici.

I conti li fai alla fine, quando quello che ti resta è molto meno di quello che già hai avuto. Allora vorresti recuperare, riprenderti giorni, ore, anche solo i semplici minuti lasciati cadere nel vuoto, nel nulla. Vorresti rimetterli insieme per dare maggiore entusiasmo a un futuro non più remoto, ma prossimo.

È un affanno che non ha soluzioni, come le note di una canzone che non hai mai scritto. Ma che scriverai, chissà quando e – soprattutto – chissà dove.

Non c’è un consiglio che potrei dare e neanche un insegnamento. Credo che la bellezza della vita sia nella sua limitata immensità. Pur essendo breve, ci regala spazi infiniti, interminabili, gioie profonde e dolori inconsolabili. Inutile cercare di sfruttarla al meglio, al massimo, perché non sarebbe la nostra vita, ma quella di un altro. Bisogna lasciarla andare con il tepore dei suoi giorni, albe e tramonti che si susseguono apparentemente uguali, ma che aggiungono un giorno in più nel nostro cassetto dei ricordi.

Ora la vecchia muta è tra le mie mani, sono quasi tentato di aprirla per montare quelle corde in bronzo sulla chitarra. Forse suonerebbero ancora come in quella notte a Parma, quando nonostante la pioggia il concerto si concluse sotto un tendone con oltre mille persone. O come a Bergamo, quando la richiesta di un primo bis mi fece emozionare talmente che ruppi una corda, sbagliando ad accordarla: rimasi silenzioso, attonito, nel vuoto totale; mi risvegliò solo l’intervento di Stefan che, togliendomi la chitarra dalle mani, sorrise raccontando al pubblico che era una scusa per utilizzare la sua chitarra. Oppure come a Ferrara, Mestre, Brescia, Genova, Foggia, Udine, Cosenza…

No, quelle corde non suoneranno più come allora. Hanno già vissuto il loro tempo, ora servono ad altro. Gli anni che raccontano sono più importanti dei minuti di musica che ancora potrebbero regalarmi.

Rimetto il pacchetto nel cassetto e lo chiudo.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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