È online “Chitarra Acustica” n. 01/2019

È online il numero 01/2019 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Amo la Musica

Passavo ogni giorno per quella via, c’era un palazzo con una grande scritta sul muro: “Amo la Musica”. Una scritta realizzata con vernice di colore rosso passata a pennello, evidentemente creata molto prima dell’avvento delle bombolette spray utilizzate per i moderni graffiti. L’intonaco era vecchio e pian piano si stava staccando, portando con sé le varie lettere della frase.

Ogni lettera che spariva faceva perdere sempre più senso alla citazione, fino al punto di renderla quasi incomprensibile. Colpa della mancata manutenzione, del distratto interesse per quella parete di un qualunque, insignificante edificio.

Amo la Musica” si stava sgretolando, lasciando ai ferri del cemento e ai mattoni nudi il ruolo di protagonista. Nessuno era più in grado di capire il significato di quelle poche lettere rimaste. Fino a quando, accompagnato dall’indifferenza totale, non rimase nulla di quel pensiero sul muro.

Tutti dimenticarono quelle parole e, insieme alle parole, si perse anche il ricordo del messaggio. Qualche calcinaccio sparso a terra raccontava del tempo che scorre e di come la negligenza e l’abbandono possano abbattere qualunque nobile ideale.

L’entusiasmo svanito non lascia alcun ricordo.

Nessuno si senta innocente. E nessuno si senta particolarmente colpevole, anche se canta trap e istiga i ragazzini alla estrema trasgressione. Chi di solito critica sono i perbenisti, che non possono più trasgredire perché passati dal ruolo di figli a quello di genitori, dimenticando il proprio passato. Io non sono un amante del genere, ma conosco la disubbidienza perché l’ho praticata. La coscienza non è un bene effimero, va mantenuta viva grazie ai valori morali e alla cultura. E questo è un ruolo che non può essere delegato a terzi, ma deve essere esercitato in famiglia.

Ritorniamo al muro. A diciassette anni si è ‘irresponsabili’ e un pennello con della vernice rossa possono rappresentare i mezzi di una incontenibile ribellione. Confesso, ne ero l’autore. Mi ero lasciato trasportare e avevo ceduto all’entusiasmo. Quella semplice scritta aveva colorato il quartiere e rappresentato per molti anni il simbolo della nostra età, una sorta di “Peace & Love”, guida e stimolo di una generazione. Forse era solo un urlo di approvazione e di gioia verso un’arte capace di emozionare talmente, che tante volte non puoi tenerti dentro l’eccitazione e sei costretto a descriverla con le poche parole che servono per rappresentare il tuo pensiero. “Amo la Musica” con la ‘M’ maiuscola, una firma che nessuno ha mai osato cancellare. Solo il tempo ne ha avuto il coraggio.

Subito, non accadde nulla. Poi qualcuno si accorse della parete malandata, così il muro, circondato da impalcature, ritornò splendente e pulito come una volta, seppellendo per sempre la memoria del passato.

Sono adulto e la vecchia scritta, sepolta dal nuovo look, ha azzerato i miei ricordi, presentandomi la dura realtà.

Il muro bianco e pulito probabilmente intimorisce. Nessuna ha osato tracciare il più semplice segno. Allora mi sono convinto che era arrivata l’ora d’intervenire. Di notte, davanti al muro col pennello in mano stavo per tracciare la prima vocale… Poi mi sono pentito. Non avevo più l’età per certe cose. Così ho rinunciato, lasciando sul marciapiede il barattolo di vernice, il pennello e un biglietto con su scritto “racconta su questo muro i tuoi sogni”, nella speranza che un giovane ne cogliesse lo spirito e accettasse l’eredita.

Passai il giorno seguente pieno di speranza. Con gioia notai che il pennello era stato utilizzato, la vernice rossa splendeva ora a lettere cubitali su quel bel nuovo muro bianco. Fermata la macchina con il cuore trepidante ed emozionato, pensai che tutto non era perduto, forse c’era ancora una speranza per la rivoluzione intellettuale che avevo sempre sognato. Un erede era arrivato, aveva capito, aveva preso lo scettro e stava per seguire le mie orme. Guardai la scritta e lessi attentamente con le lacrime agli occhi il nuovo messaggio: “Sogno un cellulare nuovo”.

Rimisi in moto e andai via lasciando alle spalle la mia valigia piena di ricordi e l’entusiasmo della mia gioventù. Iniziai così a correre giù, verso la vecchiaia.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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