Chitarre di famiglia – Intervista a Jean Larrivée

(di Mario Giovannini) Jean Larrivée costruisce chitarre dal 1967. Ha compiuto il suo apprendistato a Toronto, presso Edgar Mönch, liutaio tedesco specializzato in chitarre classiche. Nel 1971 costruisce la sua prima steel-string, mettendo a punto un originale disegno per il bracing o catenatura interna, con risultati assolutamente sorprendenti: forte proiezione delle medie, ma al tempo stesso un ottimo bilanciamento sonoro con bassi in evidenza e ben definiti. Lo stesso Jean non esita ancora oggi a definirlo un success through ignorance, ma quello stesso progetto – anche se modificato infinite volte – è tuttora alla base della sua odierna produzione. Pochi anni dopo, i suoi strumenti sono già molto richiesti, soprattutto in Canada e in Europa per il look ‘classico’, sia pur arricchito da intarsi in abalone. Nel 1976 la produzione arriva a 25 chitarre l’anno, mentre attualmente ne vengono realizzate 60-70 al giorno, dando lavoro a circa un centinaio di addetti.

Sei il ‘più europeo’ dei costruttori americani di chitarre; è un problema per il mercato USA?

Sono d’accordo sul fatto che le nostre chitarre abbiano sempre avuto un aspetto più europeo, e suppongo che questo abbia avuto origine dai miei precedenti studi con Edgar Mönch, quando ho iniziato a costruire. Non penso che questo ci abbia ostacolato nel mercato statunitense, ma credo anzi che abbia fatto risaltare le nostre chitarre nei negozi. Questo aspetto ‘europeo’, così come la nostra attenzione per il lavoro di intarsio fine, hanno suscitato molto interesse verso i nostri progetti. Suppongo che tutto ciò abbia aiutato anche le nostre vendite in Europa e in Asia.

Hai iniziato come artigiano e in trent’anni Larrivée è diventato un ‘marchio’; quanto è difficile tradurre l’esperienza manuale sulla macchina CN?

Ho iniziato a costruire nel 1967 e in quel periodo ho lavorato da solo, come molti costruttori, poi lentamente ho assunto un certo numero di apprendisti nel corso del primo decennio. È stata una progressione naturale nel tempo: il negozio si è ingrandito e man mano che abbiamo ricevuto sempre più ordini, il ‘marchio’ si è sviluppato. Anche quando siamo diventati ‘costruttori’ e, in un certo senso, è iniziata la produzione in serie di chitarre, abbiamo continuato a produrre gli stessi strumenti a mano, allo stesso modo. C’erano semplicemente più mani coinvolte. Nel 1994 abbiamo introdotto le macchine a controllo numerico e sin dall’inizio le abbiamo utilizzate per realizzare manici e ponti, e più in generale parti che ci consentivano una produzione più rapida con tolleranze più strette. Le macchine a controllo numerico offrono diversi punti di forza, in particolare una resa affidabile per le parti, quindi riducono le lesioni da stress ripetitivo ed eliminano lavori sporchi o noiosi, consentendo di dedicare più tempo ai dettagli più ‘fini’. Nel corso degli anni abbiamo avuto diversi programmatori e, attualmente, mio figlio esegue tutte le programmazioni secondo necessità. Penso che la differenza tra Larrivée e gli altri costruttori sia che non abbiamo apportato modifiche alla chitarra per adattarci all’uso delle macchine CNC [Computer Numerical Control]. È ancora oggi la stessa chitarra che abbiamo sempre fatto. Usiamo la lavorazione CNC per le parti che sono effettivamente applicabili, ma le parti che non lo sono, a causa del nostro design, continuiamo a farle a mano. Nei nostri strumenti c’è una congruenza nel corso degli anni. Quando abbiamo iniziato a produrre quelle che potremmo definire chitarre dall’aspetto più ‘americano’, eravamo ben consapevoli dell’uso dei CNC. In sostanza si tratta di differenze estetiche, ma la chitarra è sempre la stessa e produce ancora il suono caratteristico che desidero.

So che Larrivée rimane un marchio di famiglia…

Larrivée Guitars è un’azienda a conduzione familiare, io e mia moglie Wendy con tutti i nostri figli abbiamo lavorato nel settore. Attualmente io, mia moglie e i nostri due figli lavoriamo nel negozio. Mia figlia sta seguendo una carriera di insegnante e i nipoti stanno crescendo velocemente in una famiglia di guitar makers. Costruiamo chitarre da oltre cinquant’anni.

Che impatto ha avuto la crisi del 2008 su Larrivée e qual è stata la tua ricetta per uscirne?

La crisi del 2008 ha colpito tutta la nostra industria e noi non ne siamo fuori. Facciamo un prodotto di alta qualità e gran parte del nostro processo viene ancora eseguita da esperti artigiani. Mentre alcuni altri produttori si sono recati in Cina o in Messico per cercare di ottenere prezzi più bassi per competere, noi non l’abbiamo mai fatto. Le nostre chitarre sono sempre state realizzate in America del Nord. Per un periodo abbiamo avuto due fabbriche, una in Canada e una negli Stati Uniti, ma alla fine abbiamo trasferito l’intera produzione negli Stati Uniti. A causa di questi cambiamenti sul mercato e per competere, abbiamo sviluppato alcuni strumenti di fascia bassa, con meno raffinatezza estetica; ma sono tutti prodotti realizzati in Nordamerica e tutti esibiscono il nostro caratteristico suono Larrivée. Per il nostro settore, non credo che la crisi sia passata. Penso che ci siano ancora molte difficoltà, tra cui il mercato su Internet, la fluttuazione delle valute e l’afflusso di strumenti a basso prezzo dalla Cina e da altri paesi.

Cosa pensi della situazione Gibson?

Gibson ha un nome ‘buono’ e ‘storico’ nel settore. Tutti i produttori passano attraverso cambiamenti e riorganizzazioni, che sono il modo di fare business e rispondere al mercato. In generale, la popolarità delle chitarre arriva a ondate e, al momento, siamo in attesa della prossima ondata. La nostra è una piccola impresa familiare che guarda al futuro attraverso il proprio obiettivo: non ci sono molti produttori a conduzione familiare rimasti.

Anche le nuove normative CITES non hanno certamente favorito il mercato della chitarra acustica…

Mentre Larrivée Guitars sostiene l’uso responsabile di una risorsa come il palissandro, va notato che non era l’industria dello strumento musicale il problema, dato che la quantità di legno utilizzata dalla nostra industria è piccola rispetto all’industria del mobile in Asia. Sappiamo anche che i requisiti CITES hanno causato molte difficoltà a molti nostri fornitori in India, che sono a loro volta piccole attività a conduzione familiare. Queste persone sono miei amici. Comunque la procedura CITES per noi è relativamente semplice, poiché abbiamo investito nella sua preparazione e siamo ora in grado di richiedere e ottenere i permessi in tempi relativamente brevi. Ma aggiunge spese extra e richiede maggior tempo per le nostre spedizioni fuori dagli Stati Uniti. L’USDA [United States Department of Agriculture] è stato molto cooperativo ed efficace. Tuttavia, la legge viene applicata in modi diversi in contesti diversi, e quindi può causare ritardi imprevisti per tutti gli interessati.

Stai pensando di utilizzare materiali alternativi?

Produciamo già chitarre con legni diversi e lo facciamo da anni: mogano africano, khaya, sipo, noce europea e americana, acero europeo e nordamericano, quercia indiana, limba nera, bloodwood africano, zebrano e cenere di palude, solo per citarne alcuni. Non c’è carenza di materiale da sperimentare e da usare nella costruzione di chitarre. Viaggio in tutto il mondo alla ricerca e selezione di legni per il nostro uso.

Cosa stai facendo in questo momento? Qual è il tuo prossimo progetto?

Abbiamo diversi nuovi progetti in cantiere, in particolare una grande nuova linea di chitarre elettriche che stiamo preparando. In passato abbiamo realizzato circa 25.000 chitarre elettriche con nostri pickup, quindi è un settore nel quale siamo felici di tornare. Ci stiamo inoltre preparando per la fiera del NAMM in California del prossimo gennaio, dove presenteremo alcuni nuovi interessanti articoli di fascia alta, in quanto questo è ciò che vogliamo veramente fare per i nostri clienti.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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