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Celtic Pixie – Elements

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CELTIC-PIXIE-Elements-cover(di Alberto Grollo) – Ogni tanto capita di ascoltare un disco che ti viene regalato da un amico, e cerchi di capire qualcosa da ciò che ascolti, senza sbirciare nelle note di copertina. Ricordi che i pixie sono creature mitiche del folklore, provenienti dalle brughiere intorno alla Cornovaglia. Nella tradizione celtica questa specie di folletti sono generalmente benigni ma dispettosi, bassi di statura, con berretto rosso e orecchie a punta, sono appassionati di danza e si riuniscono all’aperto in gran numero a ballare, o a volte lottare, per tutta la notte. La musica è gradevole, coinvolgente, varia, ma specialmente ti mette allegria e voglia di ballare. Vai un po’ a fondo e ti accorgi che questi bravi musicisti abitano a pochi chilometri da casa tua, fra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, in una cittadina che ricorda una grossa signora poco onesta… Ebbene sì, i Celtic Pixie sono friulani, provengono quindi da una terra molto fertile per la cultura delle tradizioni popolari, area celtica compresa, come testimonia la longevità e l’importanza del festival Folkest. Inoltre se, recensore distrattone, avessi ascoltato con più attenzione, avrei capito fin dall’inizio che molte parti normalmente appannaggio delle uilleann pipes (e non solo) vengono suonate da una fisarmonica! Quindi, volessimo fare i colti, potremmo parlare di contaminazione, o ancora meglio, di crossover! Ma no, non facciamo i difficili, facciamoci solo trascinare da questa musica fresca, che ci trasporta nelle Highlands, nel Donegal, o ancora nel Finisterre! La mente del gruppo è un bravo chitarrista, Gigi Vecchione, che nel disco ha l’intelligente umiltà di fare un prezioso lavoro ritmico e armonico, indispensabile per permettere ai solisti di compiere al meglio il loro lavoro: e così violini, flauto, tin e low whistle e la già citata fisa si possono sbizzarrire a tessere le loro scatenate melodie. Già dall’inizio dell’ascolto veniamo trasportati in un ambiente temporalesco, un po’ cupo, ma l’atmosfera non tarda a diventare giocosa e a trasmetterti la voglia di lanciarti in una giga (anche se a una certa età bisogna fare attenzione). Gli otto pezzi sono altrettanti collage di brani tradizionali, strutturati e assemblati in modo da garantire ottime evoluzioni ritmiche e armoniche. Bravi i solisti: Claudio Mucin al violino, Marco Quas ai flauti, Luca Pontel alla fisarmonica e Andrea De Biasi al contrabbasso. Nei godibilissimi set dal vivo, gli ‘Gnomi Celtici’ sono ancora più efficaci, trasportandoti direttamente in un fumoso e chiassoso pub, grazie anche alla vecchia conoscenza Claudio Mazzer al bodhrán e alle percussioni varie. Al prossimo disco però vi aspettiamo con qualche composizione vostra!

Alberto Grollo

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