Blitz dei Carabinieri a Cremona Musica

Malgrado io sia stato presente alla Fiera di Cremona per quasi tutta la sua durata, devo ammettere di non essermi accorto di nulla… Probabilmente perché l’intervento delle forze dell’ordine ha interessato alcuni costruttori di archetti per viole e violini, che stazionavano abbastanza lontani dal padiglione dell’Acoustic Guitar Village. Sono state sequestrate 500 tavole di pau brasil (pernambuco), essenza molto ricercata per la sua durezza e ormai in via di estinzione. Mi sono subito tornate in mente le parole di Chris Martin, nell’intervista pubblicata sul numero scorso: «Ciò che ha fatto la CITES fa davvero male soprattutto ai piccoli costruttori. Noi di Martin siamo fortunati, perché disponiamo di una struttura organizzativa solida e quindi siamo stati in grado di assegnare in modo specifico del personale per imparare a trattare con la CITES; siamo fortunati ad essere abbastanza grandi per essere in grado di farlo. Ma ho sentito parlare di alcuni piccoli costruttori e di alcuni piccoli commercianti di vintage, che stavano esportando in Europa e che si sono dovuti fermare completamente. Semplicemente non vale la pena per loro ottenere un permesso per vendere una chitarra da Nashville in Europa».
Da un lato è impossibile, dal punto di vista etico, non condividere l’intento della CITES: preservare l’ecosistema del pianeta deve essere una priorità assoluta. Ma, umanamente, vedere tanti piccoli artigiani in oggettiva difficoltà nell’affrontare la questione è abbastanza sconsolante. Voglio parlare solo dei casi di ‘oggettiva difficoltà’, perché dolo e malafade non possono che essere puniti, sia chiaro. Non avendo notizie certe sul caso, prendo spunto dalla cronaca per alcune riflessioni, ma non voglio fare l’avvocato difensore di nessuno, soprattutto avendo letto solo poche righe in rete.
L’impressione è che, come spesso accade, la Legge sia ottima e basata su solide basi etiche e morali. La sua attuazione, invece, sprofonda in un dedalo di norme di una complessità scoraggiante che, appunto, richiedono una struttura organizzativa che non tutti possono permettersi.
Il fatto poi che la CITES abbia sede a Washington, in quegli stessi Stati Uniti che non hanno ratificato il trattato di Kyoto, che parlano del surriscaldamento globale come di una ‘teoria da dimostrare’ e caldeggiano il ritorno al carbone… possiamo anche definirlo un ossimoro piuttosto interessante!

Mario Giovannini

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