Acoustic Crossroad 2019 L’anno zero

(di Reno Brandoni) I viaggiatori, al contrario dei turisti, non sanno mai quando torneranno a casa. Il loro viaggio può essere breve, lungo o infinito. Fatto di tappe e ricordi, di mille posti già visti e mille ancora da vedere, scoprire, amare. Mai progetteranno una nuova andata o un ritorno. Vivranno il loro viaggio godendo del giorno e dell’attesa.

Come affrontiamo la vita, il nostro viaggio, da turista o da viaggiatore?

Il turista non vuole problemi, ha tutto organizzato. Il viaggiatore ama il rischio, la scoperta, la ricerca di un luogo nuovo, o semplicemente di un posto ritrovato. Seguire la strada da viaggiatore è più rischioso, ma molto più affascinante.

Così eravamo in tanti a Tolentino a rischiare, a credere in un’idea, in un progetto. O forse solo a fidarci di un amico che vive la musica con passione. Che viaggia con l’esuberanza del pellegrino, talvolta inesperto, ma sempre sincero. Eravamo tanti i viaggiatori, pochi i turisti.

Nel magnifico castello della Rancia ha avuto il via «l’anno zero» di Acoustic Crossroad, almeno così lo hanno chiamato. Per me questo appuntamento invece ha rappresentato «l’anno mille», l’anno in cui chi crede nella musica ha messo cuore e passione per assecondare un nuovo sogno. Questo festival era da tempo nel cuore, nei sogni, nei desideri di tutti. Per anni, dopo Sarzana, abbiamo cercato un luogo, un posto, un punto d’incontro dove energia e passione si potessero incrociare per parlare, per tre giorni, solo di chitarre acustiche.

Si dice che la felicità, quando è tanta, può far male. E il tempo ci ha dato una mano per non gioire eccessivamente: pioggia e freddo hanno circondato il castello, non permettendoci di godere a pieno delle sue peculiarità. Nonostante questo, grazie ai portici e alla struttura del luogo, tutto ha avuto il suo normale svolgimento e i concerti serali, soprattutto, hanno potuto regalarci un’atmosfera ancora più magica e affascinante. L’armonia del luogo e l’entusiasmo dei partecipanti hanno colmato ogni possibile disagio, trasformandolo in opportunità.

Andiamo per ordine. L’idea iniziale di questo festival della chitarra acustica è di Nazzareno Zacconi, ma quest’ultimo ha trovato subito in Paolo Perini e la Hab Servizi un valido partner e alleato. La coppia si muove bene, si compensa, e dove l’estro artistico di Nazzareno denuncia falle di rigore organizzativo, interviene Paolo a sanare ogni possibile disguido. Così deve essere, ognuno con il suo ruolo. Il team dei ragazzi che accompagnava l’organizzazione ha completato il cerchio, regalando simpatia e gentilezza, trasformando il luogo in una gradevole e accogliente riunione tra amici: impagabile!

Era doveroso questo lungo incipit. Trovare qualcuno ancora disposto a rischiare per la chitarra acustica non è facile. E poiché viviamo solo dell’entusiasmo di pochi, è giusto dare a questi pochi il meritato riconoscimento.

Il plauso più forte, però, va alle aziende che hanno creduto subito nell’iniziativa e si sono gettate a occhi chiusi nell’avventura. Queste aziende meriterebbero una medaglia d’oro: hanno dimostrato che lamentarsi non serve a niente, che bisogna continuare a credere, a lottare e – perché no? – a sognare.

I primi ad aderire sono stati quelli di Eko. La loro esposizione era veramente notevole: oltre ai propri strumenti, di cui tutti conosciamo le caratteristiche e l’impegno profuso da Massimo Varini per ridare a questo marchio il valore che merita, c’era anche la possibilità di provare le nuove Framus, le corde Ernie Ball, le PRS Acoustics, gli amplificatori Acus, oltre alle leggendarie Martin che per l’occasione avevano una sala dedicata solo a loro.

Come sempre la Eko ha mobilitato molti giovani entusiasti chitarristi, che hanno aderito all’ormai noto Suona la tua Eko, dimostrando come il chitarrismo ‘tecnico’ si sia evoluto anche in Italia. Nei suoi stand, e quindi di conseguenza anche sul palco centrale della manifestazione, è stato possibile ascoltare Finaz, Marco Manusso, Luca Francioso e un sorprendente Gianfilippo Fancello, che mi ha stupito per la sua crescita artistico-musicale, regalando dei set di vera emozione.

Permettetemi qualche ulteriore commento sui musicisti Eko: Finaz viaggia ormai con la sua chitarra orchestra, e grazie al suo continuo studio sull’effettistica riesce a regalare suoni inimmaginabili; tant’è che si sta pensando a un secondo volume del suo manuale sull’uso degli effetti per la chitarra acustica. Marco Manusso al solito padroneggia il palco con bravura, sicurezza e simpatia. Il suono della sua Martin ‘John Mayer’ era veramente impressionante. Interessanti i suoi duetti con lo stesso Finaz e con Nazzareno Zacconi. Luca Francioso, chitarrista, scrittore, instancabile performer dalle mille sfaccettature, non si è mai risparmiato, rappresentando la sua musica sempre con particolare trasporto.

Tra i vari partecipanti non possono essere dimenticati Pietro Nobile e Gabriele Cento. Con le loro Guild in rappresentanza di Casale Bauer, hanno regalato due concerti di altissimo livello: poesia, melodia e ricerca della perfezione del suono li hanno contraddistinti come di consueto. Anche qui un particolare elogio a Gabriele, che oltre ad essere un eccellente chitarrista, sa impegnarsi alla ricerca di un suono, un’emozione, una storia da raccontare. Su Pietro si è già detto tanto: rimane uno dei riferimenti assoluti della chitarra acustica italiana per suono e gusto compositivo.

È stato un piacere anche ascoltare Paolo Giordano, inviato speciale della Valmusic, che era presente con le chitarre Mason, Richwood e le corde La Bella. Controllo del suono, dinamica e tecniche avanzate confermano il ruolo di Paolo quale caposcuola storico dello stile del tapping.

Una sorpresa inaspettata è stata quella di Massimiliano Cona: forse inaspettata è troppo, ormai i social ti tolgono il piacere della scoperta, ma vederlo dal vivo è un’esperienza unica. L’ho ascoltato sia sul palco, sia nello stand della Yamaha a presentare i nuovi prodotti, e vi garantisco che è un chitarrista da osservare con molta attenzione. Molto interessante risulta anche il multieffetto Line 6 HX Stomp, che Massimiliano mi ha mostrato e spiegato con professionale precisione.

Paolo Anessi e Simona Grasso giravano con le loro Ibanez. Il loro modo di presentarsi ha sempre il fascino della gentilezza e del bon ton: due persone dotate di un’eleganza alla quale ormai non siamo più abituati.

Bespeco ci ha regalato l’opportunità di ascoltare Giuseppe Tropeano in concerto: una vera macchina da guerra, il suo stile impeccabile e preciso è sempre molto incisivo e determinato.

Aramini, oltre alle storiche Larrivée, Lakewood ed Effedot, presentava in anteprima le nuove chitarre classiche Martinez e i nuovi amplificatori Schertler. Regalandoci per l’occasione due magnifiche performance, quella del Bruskers Guitar Duo e quella di Gavino Loche. Potrei aprire un capitolo a parte per questi musicisti, il mio rapporto di amicizia mi ha permesso di condividere con loro il palco più volte: i Bruskers sempre più simpatici ed energici, con un suono di chitarra ormai ben strutturato e consolidato; Gavino, sempre più audace e funambolico, conquista il pubblico che lo osserva incredulo e compiaciuto.

Sempre grazie alla famiglia Aramini è salito sul palco Giorgio Verderosa, che con una Effedot supercarrozzata, dal suono strabiliante, ha reso merito a questo marchio ma anche alla sua arte, dimostrandosi un ottimo compositore.

Tommaso Galli ha pensato bene di allestire uno stand in cui si offriva di cambiare le corde: una sorta di pit stop, a cui i musicisti e i visitatori potevano accedere per mettere a punto il loro strumento. Le sue corde per chitarra acustica stanno sempre di più conquistando appassionati e professionisti, merito di lavoro, ricerca e qualità del prodotto.

Durante i concerti serali del venerdì, si sono esibiti tre semifinalisti del concorso L’Artista che non c’era 2019. È stato particolarmente interessante verificare come questo evento – coordinato da Francesco Paracchini, peraltro presente alla serata – abbia raggiunto livelli professionali assoluti.

Il pomeriggio di sabato si è arricchito con l’arrivo della brigata della F.U.F.F.A., come al solito guidata dal ‘capitano’ Giovanni Pelosi. La tribù ormai è così numerosa che la loro presenza non passa inosservata. Un gruppo affiatato di appassionati musicisti, che suonano per il piacere dello stare insieme, del divertimento e della condivisione. Portatori sani di una filosofia ormai scomparsa.

Girando tra gli stand era possibile incontrare il liutaio Paolo Lucenò, miniSteve con i suoi pickup sempre più performanti, Essetipicks dai plettri irrinunciabili. Anche se suono solo con le dita, ne posseggo una collezione: bellissimi da suonare ma anche da possedere.

La sorpresa dell’ultimo giorno, la domenica, arriva con Alberto Lombardi e la sua Taylor. La carriera di questo chitarrista sta vivendo un momento molto positivo soprattutto negli Stati Uniti, dove è giustamente apprezzato. Abbiamo improvvisato due blues insieme e poi il palco è stato suo, per regalarci qualche brano del suo nuovo lavoro.

Ho lasciato per ultimo Nazzareno, perché essendo il padrone di casa ha umilmente dato spazio a tutti gli artisti che erano presenti, facendo un passo indietro quand’era necessario per favorire un altro collega. Non sono però mancati i momenti in cui lo si è potuto ascoltare. Nazza è un chitarrista poliedrico: non importa quale strumento abbia in mano, basta che abbia sei corde, e riesce a spaziare dal blues al jazz, dalla bossa nova alle proprie composizioni; improvvisa e si adatta allo stile di chiunque, per questo è un piacere ascoltarlo da solo ma anche condividere il palco con lui.

Cosa posso aggiungere? Avrete capito che l’esperienza è stata estremamente positiva. Sia espositori che musicisti hanno manifestato la gioia della condivisione, la riscoperta dello stare insieme, il piacere di vivere la musica per la musica. E anche se il pubblico non è stato così numeroso come il luogo e i partecipanti meritavano, il risultato di questa prima esperienza si chiude con un grande like, un pollice alzato per l’organizzazione, l’impegno, il luogo e l’entusiasmo. Speriamo diventi un appuntamento fisso in modo da permettere a tutti di condividere un’esperienza così esaltante.

Gli errori non sono mancati, l’inesperienza, la preoccupazione, la paura di sbagliare, le condizioni meteo… E chissà quanta altra roba ha volato come nuvole nere su questo viaggio e questi viaggiatori. Ma quando hai le scarpe giuste e la giusta compagnia, non devi temere, perché, anche se piove, il viaggio può proseguire.

Reno Brandoni

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