Premio Bianca d’Aponte

Un’isola ‘rosa’ da preservare

di Chiara Raggi

Giunto ormai alla sua XIV edizione, ed è già uscito il bando per l’edizione 2019, il Premio Bianca d’Aponte, contest riservato alla ‘canzone d’autrice’, è uno di quei luoghi dove ti ricordi perché, da ragazzina, hai cominciato a fare musica; uno di quei posti che ti riporta all’essenza della musica e, probabilmente, di te stesso. Si respira amore per la musica ma, prima ancora, amore per la vita.

Quest’ultima edizione, che si è svolta il 26 e 27 ottobre 2018 al Teatro Cimarosa di Aversa, ha visto Simona Molinari nella veste di madrina e il contrabbassista Ferruccio Spinetti nel ruolo di direttore artistico.

Molte sono le caratteristiche che contribuiscono alla riuscita di questo Premio, primo fra tutti, per me, il motivo per cui è nato e che muove gli animi di organizzatori, concorrenti, giuria, ospiti e pubblico: ricordare, celebrare e tenere viva la musica e la personalità di Bianca d’Aponte, appunto. Bianca è stata ed è una cantautrice, mancata prematuramente a soli 23 anni, che aveva uno sguardo curioso sul mondo e questo sguardo, in maniera poetica e allo stesso tempo pragmatica, finiva come un fiume in piena nelle sua canzoni.

Dieci le finaliste da tutt’Italia: Argento da Brindisi, Roberta De Gaetano da Messina, Francesca Incudine da Enna, Irene Scarpato da Napoli, Kim da Padova, Meezy da Foggia, Giulia Pratelli da Pisa, Chiara Ragnini da Genova, Elisa Raho da Roma e la sottoscritta da Rimini.

La vittoria assoluta è andata a Francesca Incudine che ha ‘portato a casa’, a pari merito con Irene Scarpato, anche il Premio della Critica intitolato a Fausto Mesolella.

Una ‘Guitar Lady’ premiata!

di Paola Selva

Tra i riconoscimenti assegnati in occasione del Premio Bianca d’Aponte, il Premio ‘Suoni dall’Italia’ – intitolato all’etichetta discografica di Mariella Nava e consegnato da lei stessa – è andato a Chiara Raggi, una delle nostre guitar ladies, mettendo in palio, oltre ad una bella targa, un contratto discografico e di produzione musicale.

Ciao Chiara, innanzitutto congratulazioni per il conseguimento del prestigioso premio ‘Suoni dall’Italia’, che non fa che confermare il valore della tua attività. Cosa rappresenta per te questo premio?

Grazie di cuore! Questo premio è stato una sorpresa perché quest’anno il livello delle finaliste era alto: dieci belle canzoni provenienti da mondi sonori differenti e personali, quindi non potevo immaginare che Mariella Nava scegliesse proprio me. Ne sono però molto contenta, perché ho partecipato al Premio d’Aponte con la sola e unica idea di farmi ascoltare, e ho trovato le orecchie e il cuore aperti ad accogliere la mia musica.

Ci vuoi parlare delle emozioni legate a questa esperienza? Che clima si respira al Premio Bianca d’Aponte? Raccontaci il prima, il durante e il dopo.

Erano quasi dieci anni che non prendevo parte a un contest cantautorale, per motivi legati in parte a una ‘disillusione adulta’ e in parte legati al fatto che le competizioni non mi hanno mai entusiasmato. Nell’essenza della musica e del ‘fare musica’ non trovo l’elemento competitivo centrale e pertinente, anzi. Ho scelto di mandare la candidatura a questo premio con leggerezza, sotto suggerimento di un caro amico che mi ha girato il bando. In quel momento avevo le canzoni, l’iscrizione era facile e ho cliccato ‘Invio’. Dopo qualche mese, la telefonata di Gaetano d’Aponte che mi avvisava che ero in finale! Il clima che ho respirato in quei giorni è difficile da raccontare. Certamente un clima d’amore, amore per Bianca che passa attraverso gli sguardi, gli abbracci della sua famiglia, ma anche attraverso le note e le voci di grandi ospiti che hanno animato le giornate del Premio. Ci si ritrova immersi in una dimensione famigliare, dove la competizione non è al primo posto, tutt’altro. Oltre al riconoscimento e al lavoro che ha generato, mi porto a casa dei rapporti amichevoli e complici con diverse ragazze che erano in finale con me. Questa è stata una delle sorprese più belle!

La canzone a cui è andato il riconoscimento è “Lacrimometro”. Com’è nata? Come ti ha accompagnata fino a oggi?

Lacrimometro” è un piccolo miracolo che genera dei piccoli miracoli. È sgusciata fuori dalla mia penna partendo da un verso, «Le lacrime sanno di mare, scivolano in bocca come un temporale», e ha preso il largo sulle note di un 5/8 che danza a turno con un 6/8. È una canzone che sento davvero accanto, un punto fermo, un piccolo faro.

C’è dunque un nuovo lavoro discografico in vista… Quali brani conterrà il tuo prossimo CD?

Il nuovo album è quasi pronto e sarà prodotto appunto dall’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava. Stiamo lavorando proprio queste settimane alle ultime canzoni da inserire. Il momento creativo è quello che amo di più in assoluto: una cosa prima non c’è e poi, attraverso di te, prende vita. Anche se credo che ‘questa cosa’ esista già in un altro posto, lontano, il posto della meraviglia, e semplicemente aspetta che qualcuno la veda e faccia da tramite per arrivare al mondo.

Qual è lo stato dell’arte della canzone d’autore in Italia? Quali sono le opportunità e quali i problemi di questo settore?

Ci sono una marea di cantautori e cantautrici che scrivono canzoni bellissime. Alcuni sono nascosti, altri non sono interessati a farsi conoscere, altri ancora ci provano – e talvolta ci riescono! – da anni. Trovo in verità che ci sia molta costanza e dedizione, due valori fondamentali per stare nel mondo della musica.

All’estero è diverso?

Sono stata a New York per registrare il mio secondo album Disordine e vi sono tornata per qualche mese nel 2014-2015, quindi posso parlare di quello che ho visto e che mi ritrovo spesso a raccontare. In America, se non sai fare una cosa, stai certo che non la farai! Viceversa, se sai fare qualcosa e la sai fare in maniera eccellente, troverai uno spazio per realizzarla e portare avanti il tuo progetto, artistico ma non soltanto. In Italia non mi pare che le cose vadano proprio così, per lo meno non sempre.

Quali sono i progetti a cui stai lavorando?

Oltre all’album nuovo – e ad una nuova collaborazione ancora top secret! – sto incidendo il mio primo album in esperanto, che uscirà nella primavera del 2019 per l’etichetta discografica francese Vinilkosmo con il patrocinio della Federazione Esperantista Italiana. Le mie canzoni sono state tradotte in maniera meravigliosa, nel rispetto della metrica musicale e del significato. Sto anche tenendo un corso di songwriting alla Scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, ed è un’esperienza che mi sta arricchendo tantissimo!

Terminiamo con un consiglio a una cantautrice che oggi si vuole affacciare sulla scena musicale.

Avere qualcosa da dire, dirlo con perseveranza, dedizione e passione, e studiare musica per avere la consapevolezza di ciò che si fa, praticare la tecnica per sostenere le idee che arrivano e imparare la devozione che la musica richiede. Si comincia a scrivere per la necessità di dire qualcosa, quindi ci si serve della musica per appagare un nostro bisogno. Questa cosa nel tempo difficilmente cambierà, ma studiando e perseverando sulla strada intrapresa ci si ritroverà ‘al servizio della musica’. A me è accaduto questo, un legame a filo doppio: non so vivere senza musica e mi sento a lei debitrice!

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