Zoom Ac-3 e Corde di Nylon

Fin dall’inizio sono sempre stato affascinato dalla possibilità di registrarmi e potermi di conseguenza riascoltare. Questo processo è nato da una prima personale esigenza di migliorare il mio modo di suonare.

Ho scoperto quindi molto presto, durante gli anni delle scuole medie, che nell’atto di riascolto, potevo capire dove sbagliavo e capivo quasi involontariamente che, in base a come mi posizionavo davanti al mio registratore a cassette, cambiava il suono e quindi la presenza della chitarra e la sua relativa comprensione.

Ora che di anni ne sono passati quasi quaranta, nel mestiere di musicista mi ritrovo diviso tra diverse attività: come chitarrista live, chitarrista didatta e chitarrista in studio di registrazione (produttore, arrangiatore e compositore). Quest’ultimo, di mia proprietà, l’ho ottenuto finalmente dopo tanti sacrifici e svariati finanziamenti in attrezzature (www.taikostudio.com).

Ho iniziato a lavorare in studi professionali nel 1993, nel momento di passaggio tra l’uso del nastro e l’era digitale. Allora le due tecnologie erano per certi aspetti imparagonabili: macchine digitali con ritardi (latenze) pazzeschi, la debole potenza di calcolo nei processori comportava l’avere ambienti sporcati da soffi e fruscii, macchine costose e ingombranti chiudevano il cerchio di una tecnologia che faceva presagire un futuro migliore, ma un presente ostico e di difficile gestione e praticità.

Ora, tornandoal presente, tutti noi ci ritroviamo in tasca uno smartphone con una potenza di calcolo tale che, con la stessa, la Nasa in quegli anni gestiva una base spaziale.

Al giorno d’oggi abbiamo quindi a portata di mano una tecnologia funzionale, fluida e rispettosa della qualità.

È questo il caso della Zoom AC-3, pedale pensato per la chitarra acustica, che porta il confezionamento del suono a un livello nettamente superiore rispetto alle stesse macchine a parità di prezzo.

Con Zoom ho chiaramente un rapporto di endorsement, per cui non mi permetto di decantare un test impari. Tutt’altro, sono decisamente di parte, ma con uno splendido rapporto: io, infatti, con gli strumenti ci devo lavorare! E se l’attività live ti permette una serie di compromessi (a volte anche a discapito del suono, ma all’insegna della portabilità o del prezzo di acquisto), viceversa lo studio di registrazione non fa sconti, non te lo permette.

Qui sei sempre alla ricerca, non tanto del suono “bello e finito”, ma che sia convincente per quello che devi fare e che dovresti ottenere.

Da quando mi sono state consegnati due Zoom AC-3 (una per me e una per Simona) ho affrontato diverse produzioni in cui non era richiesta una chitarra acustica a fuoco e in primo piano, in cui la microfonazione ha ancora un effetto rilevante nel catturare il reale suono acustico dello strumento.

Nel fare queste affermazioni, ripenso appunto all’esperienza in studio, prendendo coscienza che il suono che ho sentito attraverso i monitor di strumenti microfonati o filtrati attraverso la AC-3, mi ha sempre convinto per dinamica, profondità, presenza e attacco… Insomma tutte quelle caratteristiche che rendono vivo e vero un suono acustico.

Da queste esperienze passate nei mesi scorsi e grazie alla richiesta di come potesse comportarsi la Zoom AC-3 con le corde in nylon, da parte di un lettore iscritto al canale YouTube di fingerpicking.net, mi sono cimentato nel cercare di ottenere un suono convincente e non tanto di riprodurre pedissequamente il suono di uno strumento classico con le corde in nylon.

Quindi, al centro della mia attenzione, ho voluto mettere la dinamica, la presenza, le sfumature (e la possibilità di gestirle) e infine l’attacco della nota, sapendo che avrei suonato a plettro, traendo ispirazione dal grandissimo Al Di Meola per il brano registrato a video.

Qui ho utilizzato la mia Ibanez SC-500 N – Nylon String, che posseggo dalla fine degli anni ’90.

La tecnologia piezo dei trasduttori di allora non è paragonabile a quella di oggi, non tanto per il piezo in sè, ma per l’elettronica che ci stava intorno. Un attacco molto potente e difficilmente gestibile, ne decretavano un ottimo strumento da background in situazioni di ensemble musicali, ma se pensiamo alla chitarra classica con le corde in nylon, amplificata solo dal legno massello dello strumento, come voce solista, dolce, dinamica e colorata nel giusto modo, si crea una certa distanza sonora dalla mia Ibanez SC-500.

Con lo Zoom AC-3 ho quindi lavorato principalmente su due fattori.

Anzitutto ho selezionato la chitarra sorgente con “nylon strings”, per poi andare alla minuziosa ricerca del possibile body e sound che questa macchina mi mette a disposizione.

Poi ho fatto un ritocco sull’equalizzazione, aggiungendo un filo di compressione (per contenere qualche picco di volume dato dall’enfatizzazione del plettro, unito al piezo con le corde in nylon) e a chiudere un po’ di ambiente, con i potenti riverberi che la AC-3 mi mette a disposizione.

Il risultato finale sicuramente non è la riproduzione di uno strumento acustico con le corde in nylon per eccellenza. Non ho ricercato la fotocopia di quel timbro, bensì il convincimento che potesse darmi un suono dato dalle corde in nylon, soprattutto grazie alle interminabili ore passate ad ascoltare chitarre dalle corde caratteristiche in un contesto differente da quello classico.

Da qui, quindi, la determinazione della scelta di questo brano e l’ispirazione di pensare a chitarristi che della corda in nylon ne hanno fatto un differente impiego.

Dopo “solo” quattro video e qualche decina di ore passate a sperimentare, ecco il risultato ottenuto e registrato in questo video.

 

Una piccola precisazione: se ne abbiamo la possibilità, evitiamo di ascoltare il video da uno smartphone, dato che il sottodimensionamento dell’apparato di riproduzione sonora di questi apparecchi non è ancora in grado di sopperire all’ascolto dato da un buon impianto di qualità!

Buon ascolto e come sempre buona musica!

 

Paolo Anessi

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