Ziliotto, Favero & Mantoan a Un Paese a Sei CordeZiliotto, Favero & Mantoan at Un Paese a Sei Corde

‘Volare alto’ con Alberto Ziliotto, Lorenzo Favero e Nick Mantoan

MADONNA DEL SASSO, Fraz. Centonara, 20 agosto 2011 – Il concerto di questa sera ha un titolo, ‘Volare alto’, che sintetizza perfettamente tutta la serata. Intanto il luogo: la frazione Centonara di Madonna del Sasso, situata su di una rupe affacciata sul Lago d’Orta quasi come un nido di aquile. È un posto di cui non ci si accorge quando si sale alla chiesa, meta di tanti turisti, ma che stupisce per la sua originalità chi, come noi stasera, ci si avventura. Le sue case finemente decorate accanto a quelle tipicamente rurali ti danno la sensazione di un luogo fuori dal tempo, come se avessi fatto una deviazione in un mondo parallelo. Poi ci sono i musicisti, Alberto Ziliotto, Lorenzo Favero e Nick Mantoan, tre giovanotti di belle speranze per i quali ‘Volare alto’ è sia un’esortazione quanto la costatazione del livello artistico di ognuno e dello spettacolo che hanno offerto. Si sono conosciuti e hanno fatto amicizia oggi, decidendo tra loro quale sarebbe stato l’ordine in cui salire sul palco.

Alberto Ziliotto

Così il primo a esibirsi è stato Alberto Ziliotto, il più ‘anziano’ coi suoi ventiquattro anni, e forse anche il più esperto. L’aria da bravo ragazzo, ben composto sulla sua sedia, ha mostrato subito di che pasta è fatto con un bel brano, “Un abbraccio”, ricco di personalità e in perfetto stile fingerpicking, raccontandosi un po’ con quel suo delizioso accento veneziano. Calmo e imperturbabile anche di fronte ai piccoli ‘inconvenienti della diretta’, ha poi continuato a proporci i suoi brani, molti tratti dal suo CD Suono come sono, più qualche inedito. Il bell’arrangiamento del “Cantico delle Creature” concordava perfettamente con la sua aria da ‘ragazzino dell’oratorio’, ma subito dopo “Caduta libera” ci stupiva per il suo groove, sconvolgendo ogni nostro preconcetto. Niente male per essere la sua prima composizione! Ogni brano una storia, e Alberto ce le ha raccontate con la semplicità di chi ti apre il suo cuore, con poche parole e tanta bella musica. All’inedita e dolcissima “Al tramonto” faceva da contraltare “Frenesia”, con i suoi ritmi così veloci da far quasi accavallare le note per dare corpo all’idea del titolo. Ancora tanta dolcezza con “Madleine”, dal finale in cui le percussioni, poche e ben dosate, davano l’idea di un cuore che batte per amore, e infine un gioco, “Le sette tazze”, il cui ritmo è riprodotto con la chitarra.

Lorenzo Favero

Ed è l’ultimo brano per Alberto che ha lasciato il posto a Lorenzo Favero, che con la sua aria dirompente sembrava voler dare ancora più energia alla serata. È partito subito con la sua versione della sigla di un programma televisivo, “Scherzi a parte”, tratta dal suo CD The Grinch, ma è con “Golia’s Groove” (sì, come la caramella) che si è capito davvero che il ragazzo ha stoffa. Tanta grinta non è riuscita però a nascondere la grande emozione per questa esibizione davanti a un pubblico tanto attento come quello di Un Paese a Sei Corde. Ma anche se le mani tremavano mentre ci raccontava di com’è nato il dolcissimo “A Kind of Wonder”, che ha preso vita da una serie di accordi interessanti venuti fuori un po’ per caso, non tremavano affatto quando si sono posate sulla chitarra. La divertente “The Joker” è stato il primo inedito che Lorenzo ci ha fatto ascoltare, seguito dall’arrangiamento fingerstyle di un brano del tutto inaspettato, “Cenerentola”, dal celeberrimo cartone della Disney. “Fast Ride” è stato il pezzo conclusivo ed emblematico delle caratteristiche della sua musica, con un inizio molto melodico che poi si è arricchito di percussioni fino al finale, in cui il loop gli ha consentito di inserire suoni e tecnica quasi da chitarra elettrica. Anche per lui grandi applausi da parte di un pubblico davvero divertito da questo ragazzo di Moncalieri.

Nick Mantoan

Ed è la volta del più giovane dei tre, Nick Mantoan, per nulla intimidito dai suoi diciannove anni. Se caratteristica di Ziliotto è la compostezza e di Favero l’esuberanza, di Mantoan ha colpito l’eleganza. E i capelli. La sua chioma bionda e fluente ha sempre nascosto il suo viso agli astanti durante le sue esecuzioni. Uno schermo, una barriera o solo un vezzo? Non ha importanza, perché la musica di questo ragazzo di Ivrea è bella e raffinata. Già lo si capisce dal primo brano “Emotion”, una sua composizione molto delicata dall’impronta jazz. Pur essendosi formato con Beppe Gambetta, ha saputo imparare molte cose da lui senza suonare come lui. Cosa assolutamente non facile. È bastato ascoltare la sua “On the road with Mama”, a cui ha saputo dare una personalità del tutto diversa, per rendersene conto. Ma si torna al jazz, genere musicale a cui il giovane Nick è profondamente legato e di cui ci ha fatto ascoltare alcuni brani, da un “Medley” di arrangiamenti di musiche di Pat Metheny, a un tipico standard fino a un suo pezzo, “Why”, imbracciando una bella semiacustica che era rimasta ad aspettare fino a quel momento, in un angolo del palco. Gli ultimi due brani hanno invece avuto di nuovo la voce dell’acustica con cui Nick ha lasciato il pubblico senza fiato, eseguendo un’esaltante “A Chromatic Day”, con le dita che correvano sulle corde con la sicurezza derivata da tanto, tanto studio. Più calmo e intenso, invece, “Life”, l’ultimo inedito che ci ha fatto ascoltare, semplicemente dedicato alla vita di un uomo.

Rick Mantoan, Alberto Ziliotto e Lorenzo Favero

Il doppio bis che ha riunito i tre ragazzi sul palco è stato davvero una chicca che ha messo in risalto le singole caratteristiche di ognuno. Ci hanno presentato “Come Together”, dei Beatles e “Superstition”, di Stevie Wonder, provate velocemente nel pomeriggio. Gli stili diversi si sono armonizzati perfettamente dando anche spazio a degli assolo in cui esprimere al meglio le tecniche personali. Tre giovani chitarre simili ma diverse, fresche e competenti, formatesi sugli insegnamenti di grandi maestri ma ricche di personalità. Una serata assolutamente imperdibile che riempie le nostre corde di speranza per il futuro.

Patrizia & Mauro Gattoni

(foto di Roberto Aquari)‘Flying High’ with Alberto Ziliotto, Lorenzo Favero and Nick Mantoan

MADONNA DEL SASSO, Fraz. Centonara, 20th August 2011 – The concert this evening has the title ‘Flying High’ that perfectly sums up the whole evening. First of all the place: the Centonara district of Madonna del Sasso, situated on the top of a cliff that looks over the Lake of Orta like an eagle’s nest. It’s a place that you wouldn’t notice if you just walk up to the church – the destination of many of the tourists – but it will astound you for its originality as it does all of us who have come this evening. It has houses that are finely decorated side by side with those that are typically rural, and the result leaves you with the sensation of a place that lies outside of time, as if it had been deviated into a parallel world. Then there are the musicians Alberto Ziliotto, Lorenzo Favero and Nick Mantoan – three young men with high hopes, for whom ‘Flying High’ is an exhortation as much as an observation of the artistic level of each one of them and the show that they offered. They met each other and became friends today, deciding between themselves in what order they would perform.

Alberto Ziliotto

And so the first to come out on stage was Alberto Ziliotto, the oldest at twenty-four years old and perhaps the most expert. With his ‘good boy’ air, well-composed on his chair, he showed us immediately what stuff he was made of with a beautiful piece, ‘Un abbraccio’, rich with personality and in perfect fingerpicking style. He told us a bit about it in his delicious Venetian accent. Calm and unflustered, despite some small flaws it’s hard to hide when playing live, he continued to present his own pieces, many of which were taken from his CD Suono come sono while a few of them are still to be released. The beautiful arrangement of the ‘Cantico delle Creature’ went perfectly with his ‘little choir boy’ air, but then ‘Caduta libera’ immediately afterwards astonished us all for its groove and blew away our preconceptions. Not bad at all for a first composition! Every piece was a story and Alberto told us them all with a simplicity that comes when you open your heart, with just a few words and such a lot of beautiful music. ‘Frenesia’, with its rhythm that was so quick that the notes almost tripped over each other bringing the title to life, provided a contrast to ‘Al tramonto’, a delicate piece yet to be released. ‘Madleine’ gave us some more delicate moments with its ending using a little, well-measured percussion that gave the idea of a heart beating for love. And then he ended with a game, ‘Le sette tazze’, whose rhythm was reproduced by the guitar.

Lorenzo Favero

And this was Alberto’s last piece as he left his place to Lorenzo Favero, who seemed to want to put even more energy into the evening with his explosive air. He began immediately with his version of the theme-tune to the TV programme, ‘Scherzi a parte’, that’s also on his CD The Grinch. But it was when he played ‘Golia’s Groove’ (yes – just like the sweets) that we really realised what kind of stuff he was made of. However, his enthusiasm couldn’t hide his nervousness at playing before such an attentive public as that of ‘Un Paese a Sei Corde’. But even if his hands trembled while he told us how the sweet piece ‘A Kind of Wonder’ came about – it owes its life to a series of interesting chords that appeared by accident – they didn’t tremble at all when they touched his guitar. A really funny piece called ‘The Joker’ was the first not-yet-released piece that Lorenzo let us listen to, followed by a fingerstyle arrangement of a completely unexpected piece: ‘Cenerentola’ (‘Cinderella’) from the celebrated Disney cartoon. ‘Fast Ride’ was the concluding piece that was emblematic of his style of music. It had a very melodic opening and was then enriched with percussion, until reaching the ending in which a loop allowed him to include sounds and techniques that almost seemed for electric guitar. There were rounds of applause again for him from a public that had really been entertained by this boy from Moncalieri.

Nick Mantoan

And now it was the turn of the youngest of the three, Nick Mantoan, who wasn’t intimidated at all by being only nineteen years old. If Ziliotti’s characteristic was his composure, and Favero’s his exhuberance, then Mantoan stunned everyone with his elegance. And his hair. His huge blonde mane hid his face from the onlookers throughout his whole performance. A screen, a barrier or only a habit? It’s not important because the music of this boy from Ivrea is beautiful and refined. This was made obvious at once from his first piece ‘Emotion’, a very delicate piece with a touch of jazz that was one of his own compositions. Although he trained with Beppe Gambetta, he clearly knew how to learn a lot from him without playing like him – something that’s not at all easy. It was enough to listen to his version of ‘On the Road with Mama’ to see that he knew how to give a completely distinct personality to a piece. But then he returned to jazz, a music genre that the young Nick is closely tied to and from which he allowed us to listen to several pieces. These ranged from a ‘Medley’ of musical arrangements by Pat Metheny to a typical standard, and then to one of his own pieces ‘Why’, for which he embraced a beautiful semi-acoustic that had been there waiting for this moment on a corner of the stage. However, the last two pieces had the voice of an acoustic guitar again and Nick left his public open-mouthed with a stirring performance of ‘A Chromatic Day’. His fingers ran up and down the strings with the confidence of one who has studied an awful lot. Calmer and more intense, the last yet-to-be-released piece he allowed us to listen to was ‘Life’, dedicated very simply to the life ofa human being.

Rick Mantoan, Alberto Ziliotto and Lorenzo Favero

The double encore that reunited the three boys on stage was truly a gem that made the single characteristics of each one of them shine. They presented ‘Come Together’ by the Beatles and ‘Superstition’ by Stevie Wonder, that they had practiced quickly together during the afternoon. Their different styles harmonised perfectly together and they left spaces for solos, in which they could each express their personal techniques to their best. Here are three young guitarists, who are so similar and yet so different, so fresh and competent, trained by the teachings of great tutors but rich with their own personality. It proved to be an absolutely unmissable evening that filled our strings with hope for the future.

Patrizia & Mauro Gattoni

(photos by Roberto Aquari)

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