Volete sentire un concerto di chitarra senza annoiarvi?

(di Reno Brandoni) – Volete sentire un concerto di chitarra senza annoiarvi?
Vi consiglio di andare a vedere lo spettacolo di Carmen Consoli, Eco di sirene.

Carmen Consoli Eco di SireneLa zagara è il simbolo della Sicilia. Forse, direi meglio che il suo profumo ci rappresenta. Si muove sinuoso e delicato, ma quando ti acchiappa diventa forte e deciso. Non puoi fare a meno di subire il suo fascino, magari con un po’ di nostalgia, perché da ragazzino non comprendevi la gioia dei nonni nell’osannare un simile magico profumo. Ma l’età adulta, si sa, porta saggezza. E l’indifferenza nella pubertà per certi saldi princìpi, spesso si trasforma in ricerca e amore per vecchie tradizioni che abbiamo lasciato languire per lungo tempo. Io stesso ho imparato a soffrire la mancanza del mare, solo dopo qualche anno che la pianura padana mi negava la vista dell’orizzonte infinito.
Se dovessi rappresentare oggi la Sicilia e definire chi meglio ne disegna l’animo, la forza e la dolcezza, non potrei scegliere persona diversa da Carmen Consoli. Sono stregato dall’evoluzione di questa donna, che profuma di zagare e salsedine e che riporta alle radici ogni espressione della sua arte. Lingua, musica e tradizioni si sommano in un unico impasto, in cui la particolare voce striglia gli assopiti – o i più noti ‘sduvacati’ citati nel suo brano in lingua “’A finestra” – e li riporta all’entusiasmo di una solarità compromettente, audace e sensuale. Questa è la mia Sicilia, questa è Carmen, e non posso fare a meno di seguirla passo dopo passo nelle sue avventure. Ecco perché sono seduto qui in prima fila, al suo concerto bolognese nel quale presenta Eco di sirene.

Due ore e trenta di musica, chitarra e voce con inserti di violino e violoncello. Canzoni conosciute, famose, affascinanti, accompagnate da grinta e passione, delicatezza e commozione tra tante note sommerse dall’esuberante presenza di Carmen, che anche quando si muove con estrema delicatezza riempie il palco con il proprio carisma e il suo carattere deciso e ‘pertinente’. Ma la protagonista assoluta è la sua chitarra, la sua vera voce, lo strumento che gli permette di arrotare ogni parola per lanciarla al suo pubblico. Si dice che la musica sia quel rumore tra un silenzio e l’altro. Con Carmen è diverso: non c’è mai silenzio, perché la sua chitarra si insinua tra i respiri della sua voce per completare il discorso, sottolineare la frase, evidenziare il percorso.

Carmen Consoli

Carmen Consoli – foto di Pasquale Modica

Tutto questo non è un caso, o pura coincidenza: avviene di continuo con una perizia da esperta chitarrista fingerpicker. Il suono e lo stile non sono mai scontati, si muovono dal blues al ritmo percussivo, dal walkin’ bass all’arpeggio melodico. Lei affronta tutti gli stili con estrema naturalezza, con grazia e sensibilità, ma con quella giusta imprecisione che fa sembrare tutto vero, naturale e mai ostentato.
Vince la musica, vince la voglia di usare la chitarra per raccontare e non stupire, vince questo virtuosismo innocente, nascosto, discreto, che fa vivere lo spettacolo con quella dose giusta di curiosità e compiacenza.

Carmen Consoli

Carmen Consoli – foto i Simone Cecchetti

Sono un suo fan e potrei fermarmi a raccontare la sua storia da semplice spettatore. Ma da chitarrista non posso tacere quello che ho visto e quello che ho sentito: un concerto di chitarra, vispo, mai noioso, ricercato e intenso. Sono rimasto stupito dalla fluidità d’esecuzione e dalla studiata fusione tra chitarra e voce, che lasciava al suono della sei corde il ruolo principale.
Tante le chitarre cambiate sul palco: un sapiente backliner sostituiva di continuo lo strumento, probabilmente per via delle accordature. Mi sono sembrate tutte Maton, ma già sapevo grazie a una precedente intervista (Chitarra Acustica, marzo 2016) che il suono era stato particolarmente elaborato. In effetti le chitarre suonavano potenti e ogni colpo alla cassa restituiva un tuono, un tamburo che faceva sussultare il cuore.

Il ritmo si è accesso ed è diventato sempre più incalzante. E chi era presente non poteva ignorare la marea, l’inondazione di note che quasi ci faceva affogare. Così la sala si è riempita di profumi e note e un raggio di sole, lanciato dal palco, ha colpito noi spettatori affascinati da questa danza tribale, da questo rumore di fondo che sussurrava amore per la terra, per le origini e per l’orizzonte quasi sempre nascosto dalle vele della nostra imbarcazione.
Violino e violoncello hanno spesso accompagnato la danza, per dare colore e spazio a un universo già pieno di stelle. E poi, come dopo una lunga preghiera, è arrivato il silenzio.

Grazie Carmen, perché anche questa sera ho continuato ad amare la mia terra e la mia chitarra. Sei corde che vibrano intensamente per sprigionare la forza e l’amore di cui abbiamo bisogno.


Reno Brandoni

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