Visita con intervista al liutaio Lukas Milani

Ho conosciuto Lukas Milani all’ Acoustic Village durante il Soave Guitar Festival 2010. Venni attratto da un’acustica a doppia spalla mancante e senza buca centrale, ma con due gocce ai lati.

La chitarra Walrus a doppia spalla mancante.

In esposizione vi erano altre acustiche molto interessanti, tra cui una chitarra con una paletta molto particolare.

Particolare della paletta vuota.

Iniziai a parlare con lui di chitarre e, poco dopo, siamo passati a discutere di organismi geneticamente modificati, problemi sociali, vino… Tra una chiacchiera e l’altra ho percepito una grande passione e una certa umiltà, tipica di chi ama il proprio lavoro e mette questo prima di tutto, anche del business. Parlando, Lukas mi racconta che sta restaurando una harp guitar dei primi del ’900. Incuriosito gli dico che avrei piacere di vederla, visto il mio interesse per questo tipo di strumenti. Rivedo Lukas qualche mese dopo all’ADGPA Guitar International Rendez-Vous di Conegliano, dove per l’occasione aveva portato tre chitarre di pochi giorni, assolutamente perfette e dal suono già notevole. Mi dice che la harp è quasi pronta, manca qualche ritocco e le corde in arrivo dagli Stati Uniti. Ad agosto, complice la poca voglia di stare al mare, prendo la macchina e vado a trovarlo nel suo laboratorio. Per arrivarci bisogna percorrere tutta la dorsale dei  Colli Berici, un’area incontaminata appena fuori Vicenza. Percorrerla è come fare un salto indietro nel tempo: tutto è immerso nel verde, dove vigneti e ulivi si alternano a boschi, e regna un silenzio assoluto. Arrivo all’abitazione di Lukas, uno chalet in mezzo al bosco, e sembra di stare a casa di qualche liutaio nordamericano, l’ambiente ideale per chi vuole fare questo mestiere. Il tempo di dare uno sguardo alla harp guitar che Lukas ha restaurato (e che ho comprato subito) e gli chiedo di concedermi un’intervista. Lukas accetta volentieri e… allora vai con le domande.

La harp guitar Meinel & Herold restaurata.

Lukas parlaci di te, la tua storia, come hai iniziato, i tuoi maestri, a chi ti ispiri?
Ho cominciato a riparare e costruire strumenti musicali grazie al maestro Bruno Barnes. Ricordo che non è stata un’impresa facile: non ne voleva sapere di rinunciare alla sua tranquillità per seguire un ragazzino nell’affilatura di una pialla o nella piegatura a caldo. Io cominciavo da zero, e lui aveva ormai una lunga esperienza alle spalle.

E come è andata a finire?
È finita bene: ho insistito finché ha ceduto. Costruivo una chitarra, gliela facevo vedere, lui aggiungeva i suoi commenti e mi mostrava qualche ‘segreto di bottega’ per migliorare i miei strumenti. È stata un’esperienza insostituibile. Poi, dopo qualche anno e svariati seminari, mi sono trasferito all’estero. Da lì è iniziata la mia esperienza professionale vera e propria: nel frattempo erano passati cinque anni.

So che hai trascorso diversi anni in Grecia, sembra strano per un liutaio, ci vuoi raccontare questa esperienza?
Non saprei da che parte iniziare, in verità. È una storia piuttosto lunga. La parte divertente è già stata descritta ne La ruota del criceto” [un racconto di Milani dal sottotitolo Una storia dell’isola di Creta, edito da Saecula nel 2009 – ndr], ma non ha a che fare con la liuteria. Diciamo che questa esperienza mi ha permesso di conoscere diverse sonorità e modi di costruire. Mi ha dato la possibilità di analizzare i miei pregi e i miei difetti, e soprattutto i limiti e i pregi della liuteria italiana. Ho capito molte cose che forse non avrei compreso rimanendo qui. Ad esempio, l’utilizzo della solera nella costruzione di chitarre acustiche mi ha permesso di orientarmi verso un suono che è una specie di ‘marchio di fabbrica’  tutto mio. Funziona, ma ho dovuto spostarmi per capirlo. Oppure le sonorità dei paesi balcanici: pianeti paralleli che sono riuscito a comprendere e replicare solo dopo una lunga permanenza.

Ho visto nel tuo laboratorio strumenti antichi: esegui restauri?
Sì,  su strumenti a pizzico. La considero un’esperienza fondamentale per un costruttore: scoprire come e perché nel passato si è adottata una soluzione rispetto a un’altra, valutare  la tenuta nel tempo di certe colle o vernici, ritrovare soluzioni dimenticate ma ancora valide. C’è gente che in passato costruiva cose bellissime e valide, che sono un libro aperto di alta liuteria ancora oggi.

Che strumenti costruisci? Chitarre classiche, acustiche, altro?
Visto il mio carattere piuttosto curioso, non ho resistito alla tentazione di costruire bassi acustici, chitarre elettriche, liuti popolari, chitarre battenti, chitarre fretless, chitarre manouche, bouzouki, saz e via dicendo. Sono serviti da complemento per i miei pezzi forti: chitarre acustiche e classiche. Attualmente, costruisco tre linee di strumenti dalle caratteristiche estetiche e timbriche ben diverse e definite. È stata una soluzione a cui sono arrivato dopo un lungo percorso, e che garantisce le tre caratteristiche che ritengo fondamentali in uno strumento: suono, bellezza, crescita nel tempo.

Ho visto una splendida copia Maccaferri: hai studiato o seguito altri costruttori in questa circostanza?
Sono stato aiutato inizialmente dal liutaio Killy Nonis, che lavora nel Kent. È stato lui che mi ha fornito disegni e tecniche di costruzione. Il suo metodo di lavoro, molto creativo, mi ha aperto nuove prospettive. L’incontro con Favino, poi, mi ha portato ad avere una idea più chiara su che strumento desidera un chitarrista manouche.

Il modello Maccaferri.

Ho visto delle chitarre con corde in nylon che mi interessano molto (anche ad Antonio Tarantino, ricordo a Conegliano). A prima vista sembrano delle ‘crossover’: ce ne parli?
Ci sono costruttori di chitarra classica molto validi in giro, e si corre il rischio di costruire dei doppioni. Inoltre, sembra che gli strumenti da concerto siano arrivati a un limite acustico invalicabile: è richiesta una sonorità standard e sono ammesse poche variazioni sul tema. Ho preferito spendere il mio tempo e le mie ricerche esplorando la chitarra bossa nova e latina. Sono strumenti che partono dalla chitarra classica, ma se ne discostano in termini di sonorità, dimensioni e versatilità. L’esperienza con il flamenco mi ha aiutato molto. La chitarra flamenca deve essere brillante, la tavola armonica deve essere intonata per rispondere ai golpe con la mano, le note mute e i legati devono essere molto presenti, a differenza della chitarra classica. Un bagaglio assolutamente notevole da portare negli strumenti sudamericani. Ovviamente ci aggiungo del mio in termini di estetica dello strumento e di sonorità. La rosetta che sporge dalla tavola armonica, per esempio, permette di stoppare le corde rendendo un timbro molto secco: ideale per accompagnare rumba, cumbia, merengue e via dicendo. La spalla mancante, poi, è inevitabile. Rende lo strumento decisamente più maneggevole. Anche il manico è più stretto, proprio per permettere l’esecuzione di passaggi che sarebbero molto difficili con una chitarra classica. Il mio obiettivo è costruire un ‘attrezzo di lavoro’ che suonato in clave abbia come unico limite la fantasia dell’esecutore.

La chitarra classica con rosetta rialzata, ponte in acero e spalla mancante.

E dei ponti in acero?
L’utilizzo del ponte in acero, è una scoperta recente: mi permette di bilanciare bene il suono generale dello strumento e di aggiungere proiezione. Funziona bene anche nelle chitarre con corde in nylon: mi chiedo come mai non sia stato scoperto prima. Negli archi è utilizzato da quattrocento anni…

Chi è il tuo cliente tipo?
Non penso di poter identificare una categoria particolare. Ho clienti in tutta Europa, e di tutte le estrazioni sociali. La maggior parte sono musicisti, ovviamente. Ma anche no. Una volta un muratore inglese mi ha ordinato una chitarra acustica decorata con fiori e tralci di vite su tavola armonica, fasce e tastiera. Un lavoro monumentale. Quando gliel’ho consegnata ha esclamato: «Bellissima! Adesso dovrò imparare a suonarla».

Esegui riparazioni su strumenti non di tua produzione?
Certamente. Il discorso è simile a quello sui restauri: vedere altri strumenti per imparare cose nuove. Purtroppo in giro c’è molta produzione industriale con una qualità piuttosto scarsa. Per questo riparo molto più volentieri strumenti ben costruiti, rispetto a un certo tipo di ‘made in chissà dove’ che personalmente non mi dà alcun motivo di ispirazione.

Che tipi di legni usi?
I legni che utilizzo sono quelli tradizionalmente usati in liuteria: abete, palissandro, cipresso, ebano, mogano. Ovviamente mi piace sperimentare soluzioni nuove: per esempio, ultimamente mi sto interessando alle sonorità del cedro del Libano negli strumenti manouche.

Ho visto chitarre che hanno un’impronta molto personale, la forma della buca, la paletta vuota, la doppia spalla mancante: sperimentazione o cosa?
Nei miei strumenti cerco di abbinare l’estetica alla funzionalità acustica. Per esempio, la buca rialzata rispetto alla tavola armonica mi permette di rinforzare un area debole e soggetta a deformazioni, aggiungendo un tocco di originalità. Non mi piace sperimentare in maniera casuale, non l’ho mai fatto. Preferisco ricercare soluzioni innovative a  problemi concreti.

Particolare della rosetta rialzata.

Qual è il tempo medio di attesa per un tuo strumento?
Dipende dal lavoro accumulato e dalla stagione. Preferisco lavorare in inverno e in primavera. Impiego circa tre mesi per completare uno strumento.

Quante chitarre costruisci o vorresti costruire?
Negli ultimi tempi ho costruito una media di dieci strumenti all’anno. Mi piacerebbe in futuro poter ridurre il numero e dedicarmi maggiormente ad altri settori della liuteria, che non ho ancora avuto il tempo di esplorare.

Cosa intendi per altri settori della liuteria?
Bassi acustici fretless: un universo intero da scoprire, quello dei bassi. E poi la storia della liuteria e delle tecniche di costruzione nel corso dei secoli, un interesse che mi sta appassionando ogni giorno di più. Poi la sperimentazione di un tipo di truss rod alternativo da utilizzare nelle chitarre con corde in nylon. E le lezioni che già tengo presso le scuole di musica. Come vedi, ho un po’ di carne al fuoco…

Ho visto anche dei plettri in legno, li costruisci tu?
Sì, interamente. Ho iniziato con le chitarre manouche: mi venivano richiesti plettri per eseguire questo stile particolare. Di lì ho poi costruito plettri per chitarra elettrica e acustica. Al momento sto lavorando a un progetto di costruzione di unghie artificiali per le corde in nylon. Molta sperimentazione, un po’ di notti in bianco, e poi spero di presentare un accessorio utile e interessante.

Nel tuo laboratorio ho visto strumenti di lavoro molto semplici: ci vuoi parlare del tuo modo di lavorare? Mi ha colpito molto il tipo di verniciatura…
Nel corso degli anni ho eliminato molti strumenti elettrici: non li ritengo adatti al lavoro di liuteria. È una complicazione inutile e non sempre conveniente: è un po’ come mettere uno strumento musicale dentro un frullatore. Il deterioramento  acustico del legno è evidente. Discorso a parte meritano le vernici. Dopo aver provato e testato ogni sorta di vernici per liuteria, ho rinunciato all’idea di avvelenare i miei clienti con le comuni vernici sintetiche. Come mi diceva spesso Bruno Barnes: «Gommalacca: tutto il resto è una porcheria». Così sono tornato alla vecchia, cara, gradevole gommalacca. Le chitarre suonano meglio, respirano, maturano, si riparano facilmente. Una piacevole riscoperta, insomma.

Particolare della verniciatura a gommalacca.

Mi sembra quasi una filosofia la tua…
Sì, si chiama “semplicità”. Funziona, sai? Funziona in musica, funziona ovunque, e funziona anche in liuteria. E si vive meglio, decisamente meglio.

Una domanda spinosa, quanto costano i tuoi strumenti?
I modelli più semplici si aggirano sui 1300 euro. Si arriva ai 2500 per la fascia superiore. Ritengo la chitarra uno strumento popolare, e mi fanno sorridere certi prezzi stellari. È un mio punto di vista, comunque, magari poco condivisibile. Mi permette però di avere accesso a realtà musicali straordinarie, che altrimenti non potrei raggiungere.

Ti abbiamo visto poco in giro nei meeting dedicati alla chitarra acustica: una scelta o ti stai guardando intorno?
Sto diventando sempre più pigro. Preferisco restare a casa a costruire qualcosa, piuttosto che guidare per centinaia di chilometri per arrivare a un festival. E poi, i clienti italiani  attualmente coprono il dieci per cento delle mie ordinazioni. Preferisco, se necessario, fare un sacrificio in più e muovermi verso la mia clientela storica: Grecia, Inghilterra e paesi del Nord.

* * *

Bene, si chiude qui questa breve intervista a un personaggio per noi nuovo nell’ambito della liuteria acustica italiana, ma tutto da scoprire per le sue idee e per le esperienze passate. Persona molto umile e curiosa, sempre alla ricerca di nuove cose, con un grande bagaglio alle spalle (debbo dire che mi ha fatto impressione sentirlo al telefono parlare un greco perfetto…). Questo è Lukas Milani. Penso che andrò a trovarlo spesso. Ho alcuni progetti in mente che presto vi svelerò…

Lukas con una sua chitarra classica.

A proposito, chi volesse andarlo a trovare non dimentichi che in zona ci sono ottimi ristoranti che offrono pietanze tipiche del luogo con gli ottimi vini dei Colli Berici!

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Info: www.milaniguitars.com

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Redazione
  1. Braxton Reply

    Molto belle. Ne ho provata qualcuna l’anno scorso a VicenzAcustica e mi sono piaciute molto.

  2. Dr Tadpole Reply

    Che belle chitarre!!!!
    Complimenti

    Giorgio

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