Vincenzino e la fabbrica

È arrivato il suo momento, quello della ‘scoperta’.

La curiosità dell’uomo si esaurisce con l’ultimo passo, quello che ti svela la verità sul dopo. Il buio del nulla o la luce eterna? Domanda a cui la fede ha già dato una risposta, ma su cui la ragione continua a interrogarsi. L’educazione e la speranza m’invitano a seguire la fede, così i miei sogni hanno spazio anche nel dopo. Allora credo che Enzo non sia svanito nel nulla, non abbia spento le lanterne della sua fantasia, ma continui a cercare l’altra metà del suo essere uomo. Non riesco però a immaginarlo alle porte del paradiso, lo vedo piuttosto seduto su un prato verde davanti a una fabbrica, panino con la cotoletta e radiolina con radiocronaca del Milan, quello allenato da Nereo Rocco, che probabilmente gli siederà vicino.

Nutro particolare passione per quest’uomo e la sua musica, e ho sempre ammirato il suo meraviglioso rapporto col figlio Paolo. Conosco il dolore del distacco e la consapevolezza della distanza eterna. Non c’è parola o abbraccio che possa colmare questo vuoto o riempire il silenzio. La vigilia di Pasqua si affaccia con nuvole nere gonfie di pioggia e malinconia e, come è giusto che sia, la musica di Enzo invade la mia casa e mi sussurra parole che oggi, dopo ieri, hanno cambiato significato. Ci sarà tutto un mondo di emozioni nuove da scoprire nella sua musica e io avrò la gioia di farlo.

Ciao Enzo.

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  1. bisnonny Reply

    Sono davvero bei pensieri Reno. Comincio a riordinare le idee solo adesso, tanto mi ha sconvolto questa scomparsa. Ho amato le canzoni, il dialetto, le follie e l’arte di quest’uomo in modo totale e assoluto, li ho amati in modo quasi inspiegabile, sin da quando ragazzino, e da Castellammare di Stabia, mi “aravo” ore e ore al giorno quegli incredibili vinili Joker che si trovavavano solo alla Standa (chissà perché…). E mi perdevo in quei “ciamaa” “tudesch” “ruccheté”… (che coltellata l’orribile lumbard leghista di adesso) e poi nella tragedia di un telegrafista solo e innamorato, e poi nella amara disperazione di un ultimo barbone (nipote forse di quello dell’Idroscalo) che chiede una sigaretta e si sente rispondere che è l’ultima. Gli sia lieve la terra, come lieve è stato lui, ma tanto più incisivo di tanti “pesanti” che ci hanno accablé la vita. Ciap’istess! Carlo

  2. maxgit Reply

    hai proprio ragione, una Pasqua nera in tutti i sensi. butta male per la squadra dei cantautori, non c’è che consolarsi con la musica che hanno lasciato, il milanese e il romano… e pensare che magari si stanno facendo una risata insieme, al piano di sopra 😉

  3. Luciano Miranda Reply

    Una cosa non particolarmente nota, è che Enzo Jannacci era anche un quarto o quinto Dan, non ricordo, di Karate Shotokan, essendo stato uno degli allievi diretti della prima ora di Hiroshi Shirai, uno dei cinque o sei Universitari che la JKA, societa’ karateistica giapponese, mandò nei vari paesi occidentali a portare il seme di questa disciplina.
    Shirai era appunto il Maestro che scelse l’Italia come sua definitiva nazione di adozione e a Milano impiantò il primo Dojo, frequentato anche da Jannacci.
    Ricordo un’intervista di tanti anni fa, sulla rivista “Samurai” che compravo allora, negli anni ’70, il giornalista chiedeva al M. Shirai come si comportasse Enzo in allenamento e la sua risposta fu: “Enzo è forte, se picchia butta giù” 🙂
    È evidente che sulla sua formazione umana hanno influito anche le ore di meditazione Zen, il duro addestramento fisico (io ne so qualcosa) e tutta la filosofia nipponico-buddhista insita nelle Arti Marziali (di un tempo, almeno).

    Conosco superficialmente il modo che aveva di fare musica che del resto non amo in modo particolare, non essendo essa nelle mie corde, così come quella di Gaber…
    Ciò non toglie però un doveroso pensiero come tributo dovutogli, anzi colgo l’occasione per tributarlo anche al Califfuccio, il quale ci ha lasciato subito dopo e la cui vita invece ha avuto tutto un altro percorso, ma le cui canzoni sono a me molto più confacenti (come autore di Mia Martini, etc.)

    Beh, questa Pasqua 2013 ha avuto già due vite artistiche, una del Nord, una del Centro, spero che non ce ne sara’ una del Sud…
    Riposino in Pace, comunque…

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