Viaggio ad Acoustic Franciacorta

(di Sara Gaudiosi) – Stare dietro a una telecamera durante i concerti diventa l’opportunità di godere di una posizione privilegiata, un doppio punto di osservazione della realtà: sei a contatto con l’artista che devi riprendere perché per esigenze di inquadratura ti poni vicino a lui per non lasciarti sfuggire gli sguardi, per essere sicura di immortalare le evoluzioni delle dita sugli strumenti, per non perderti il momento perfetto in cui la voce si fonde con i movimenti del corpo, e in questa vicinanza diventa legittimo anche fissare a lungo un’azione, un gesto, un dettaglio di chi stai osservando, cosa che convenzionalmente non è educato fare. Nello stesso tempo però sei in mezzo al pubblico, respiri e sei immersa nel clima della serata, ascolti i commenti, ti fai trascinare dagli applausi e sei oggetto –perché membro dello staff – di domande e curiosità, diventi una del pubblico con cui condividere impressioni e pareri. Questo è il punto di vista dal quale ascolterete il racconto di Acoustic Franciacorta 2013, vivrete il festival come io l’ho sentito, respirato durante le sette serate di questa splendida decima edizione, osservando una quarantina di musicisti ed emozionandomi insieme a circa quattromila spettatori.

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Andiamo per ordine, cominciamo questo viaggio dalla stradina in leggera pendenza che la sera di venerdì 30 agosto conduceva alla Cascina Pio IX a Erbusco, incantevole location circondata a trecentosessanta gradi da colline, filari, paesini della Franciacorta che sembravano pennellati su tela e illuminati dalla luce aranciata del tramonto. Il pubblico arrivato fin lassù per la serata d’apertura non si è lasciato scoraggiare dalla totale assenza dell’indirizzo del luogo sulle mappe satellitari (a causa di una nuova denominazione della via non ancora segnalata e dunque non inserita nel sistema di mappatura) e ci ha trovati riempiendo ben presto tutti i posti a sedere del cortile del cascinale del 1700. La serata portava con sé quel misto di euforia e agitazione che accompagnano sempre l’inizio delle grandi esperienze, e il direttore artistico e chitarrista Giorgio Cordini insieme a Mario Arcari hanno avuto l’onere e l’onore di dare il via alla decima edizione. Il duo chitarra e fiati dei due bravissimi musicisti, che per anni hanno accompagnato Fabrizio De André e Ivano Fossati, hanno riproposto alcune tra le canzoni più significative dei due cantautori genovesi: un inizio sulle note di “I treni a vapore” ha rapito immediatamente il pubblico, che ha poi accompagnato cantando la voce di Giorgio e seguito meravigliato i percorsi emozionanti delle note dei fiati di Mario. Grande complicità tra i due artisti che hanno raccontato storie di vita vissuta con le grandi voci della canzone d’autore italiana, raccogliendo entusiasmo e partecipazione. Poi è salito sul palco un emozionato Jimmy Robinson, primo ospite internazionale del festival, che ha sbalordito il pubblico con una tecnica fingerstyle trascinante e una voce calda. Jimmy, a poche ore dall’arrivo in Italia e già diventato un buon comunicatore nella nostra lingua, ha invitato Arcari e Cordini a salire sul palco con lui e, insieme, l’inedito trio ha eseguito un blues improvvisato che ha esaltato il pubblico. La serata si è conclusa con un brindisi con i vini della Franciacorta, momento ricorrente alla fine dei nostri concerti, che permette agli artisti di mescolarsi tra il pubblico, sentire il loro calore e ricevere personalmente i complimenti.
Forti di una prima serata andata bene oltre ogni aspettativa, rincuorati anche dal tempo meteorologico, che assicurava un’altra notte di fine agosto con un cielo pronto per ospitare solo un carico di stelle, abbiamo portato la nostra carovana acustica su un’altra collina, quella che ospita la Chiesa di S. Michele e i resti di un antico castello nel Comune di Ome. Nel grande prato alle spalle del gioiellino medievale, lo striscione con la scritta Acoustic Franciacorta vibrava leggermente spinto dalla brezza serale dietro il palco montato (e smontato con grande perizia dal nostro service di fiducia MagicBus ogni sera) e pronto per gli ospiti del concerto. Sabato 31 agosto il clima era sereno e allegro come gli artisti che avrebbero animato la scena, la navetta messa a disposizione dal Comune faceva la spola dalla piazza alla cima della collina, trasportando i visitatori nell’esperienza in cui erano catapultati tutti insieme, salivando e chiacchierando in un’aria che profumava di festa. Il giovane Gianfilippo Fancello ha aperto i concerti con arrangiamenti originali di brani famosi che il pubblico ha subito riconosciuto e apprezzato, gratificando l’artista con applausi ma anche con un’attenzione alla performance di cui il pubblico di Acoustic Franciacorta è maestro. Con una gag divertente concordata con Caterina, la giovane e spigliata presentatrice della serata, ha fatto il suo ingresso tra le risate Giulio Tampalini, maestro solista della chitarra classica dai natali bresciani. Chitarrista ospite nei più importanti festival internazionali, ci ha proposto dei brani dai sapori esotici: abbiamo visitato la Spagna, il Brasile, il Venezuela, la Colombia e il pubblico, incalzato dalle sue domande, ha richiesto canzoni dando vita a divertenti conversazioni tra palco e platea, che ben sottolineano il clima che si respira dalle nostre parti. Il terzo concerto della serata è stato affidato a François Sciortino (che già nel pomeriggio aveva incontrato il pubblico insieme al liutaio Fabio Bonardi), al suo virtuosismo che lo porta a essere considerato uno dei migliori talenti della chitarra acustica francese, e alla sua simpatia con cui ha coinvolto il pubblico tra un brano e l’altro improvvisando lezioni di chitarra e scatenando grandi risate. Come di consueto, il gruppo degli alpini di Ome ci ha offerto lo ‘spuntino di mezzanotte’: pasta, pane e salamina e vino per tutti.

Domenica 1 settembre le previsioni metereologiche sembravano contrastare con l’osservazione diretta del cielo. Gli scienziati prevedevano qualche temporale in serata, ma la giornata nel pomeriggio era incantevole così non abbiamo esitato a montare il palco nello splendido chiostro del Convento dell’Annunciata di Rovato, location che ci è stata proibita per brutte condizioni atmosferiche nei due anni precedenti e a cui non volevamo rinunciare. La posizione del convento, sul Monte Orfano che domina il territorio di Rovato e Coccaglio, ha permesso – a chi non ha voluto approfittare del servizio navetta – di godersi una splendida camminata che, passo dopo passo, aiutava ad abbandonare i problemi della vita quotidiana a terra e predisponeva l’animo alla contemplazione della bellezza in tutte le sue forme. Il chiostro quattrocentesco è della classica forma quadrata con al centro un pozzo che ho prescelto come base per le mie inquadrature. Ben presto mi sono ritrovata circondata dalle persone che non trovavano più posto sulle sedie e sui muretti del chiostro, e di nuovo ho sentito la bellissima sensazione di essere circondata dalla musica e dai suoi appassionati. Hanno aperto i Corimè, due fratelli siciliani che con voce, chitarra e percussioni ci hanno fanno respirare l’atmosfera del Sud, l’energia e la potenza della terra sprigionate dal ritmare delle percussioni. I suoni incastonati tra queste mura antiche hanno vibrato ad altissimi livelli e il pubblico osava rompere il silenzio, quasi religioso dato il contesto, solo per far esplodere l’applauso. È salito poi sul palco il giovanissimo compositore Mario Romano, che con umiltà e timidezza ha risposto emozionato al pubblico che lo ha acclamato dopo l’esecuzione dei suoi intensissimi brani. È lui stesso che ci ha confidato l’onore con cui, dopo aver assistito ai suoi seminari, si apprestava ad aprire un concerto di Peppino D’Agostino. L’ultimo set infatti è stato tutto per lui, il grandissimo chitarrista italo-americano che sembra un tutt’uno con il suo strumento. Sul finale dell’esibizione ha cominciato a scendere qualche goccia di pioggia. Nessuno si è mosso. Peppino ha chiesto uno strofinaccio per asciugare la chitarra e, scherzando, qualcuno con un ombrello per proteggerlo; ed è tutto ciò che è servito per continuare. Per proteggere la mia telecamera, l’ho riposta nella custodia per i minuti in cui le gocce si sono fatte più intense. Non ci saranno i filmati di un paio di brani ma io, vi assicuro, non mi sono mossa.

Mario Arcari

Mario Arcari

Ci siamo fermati per qualche giorno, per prendere un po’ di respiro e mettere a punto gli ultimi dettagli per quattro serate che sarebbero seguite. Abbiamo riaperto il 5 settembre con la storica data sul Sagrato della Pieve di S. Andrea a Iseo, l’unica tappa del festival per cui era previsto un biglietto d’ingresso. Le prevendite erano andate benissimo e il telefono non aveva smesso di squillare durante tutta la giornata con richieste di prenotazioni per la sera. La data del progetto Terra & Acqua di Davide Van De Sfroos era molto attesa e, nuovamente, siamo stati benedetti da una serata con un tempo bellissimo: vestitini estivi e maniche corte affollavano la piazzetta ai piedi della chiesa fondata nel V secolo e arricchita con uno splendido campanile in pietra calcarea. Alle ore 21 ero circondata da più di cinquecento persone e il concerto folk-blues di Alex Di Reto ha aperto la serata scaldando il pubblico con racconti di passioni, di protesta e delle tante emozioni del vivere. A un certo punto del concerto ha fatto capolino anche una splendida chitarra resofonica con cui Alex ci ha raccontato la storia della “Donna cocktail” e ci ha deliziati con un incredibile pezzo strumentale.
Poi la scena è stata tutta per Davide Van De Sfroos, l’entusiasmo delle persone era palpabile: canticchiavano i brani che hanno fatto da colonna sonora ai video proiettati alle spalle dell’artista, ridevano fino alle lacrime mentre Davide raccontava della sua infanzia, passata alle prese con il rispetto di dogmi insensati inflitto dalla nonna e dalla zia, e applaudivano calorosamente un musicista che ha saputo conquistare i loro cuori. Con stupore e ammirazione guardavo un bambino che mi si era affiancato (probabilmente convinto del fatto di essere nella postazione giusta per gli operatori video) e che, con la sua macchina fotografica, stava riprendendo tutto il concerto. Sguardo fisso, braccia ormai immobilizzate (e immagino sfinite) nella posizione di ripresa mentre io, comodamente affiancata al mio cavalletto, provavo un misto di tenerezza e senso di colpa per le sue fatiche. Sulle note della sua canzone più popolare “Yanez”, Van De Sfroos ha fatto cantare tutti e un bambino di circa tre anni mi ha regalato l’immagine della serata: dopo una veloce corsa vicino al palco e la conquista della posizione che desiderava, eccolo cominciare a ballare mimando il gesto di suonare la chitarra. Il potere e la bellezza della musica credo siano racchiusi tutti qui.

Giorgio Cordini

Giorgio Cordini

Venerdì 6 settembre ci trovavamo in uno dei luoghi simbolo della Franciacorta, la cantina: eravamo ospiti delle Cantine Guido Berlucchi di Borgonato di Corte Franca. Il bello di far parte dello staff organizzativo di una manifestazione musicale per me è racchiuso nelle due ore prima che tutto abbia inizio. Il momento del sound check, vedere gli artisti nella loro normalità fare quello che sanno fare per pura passione, chiacchierare e duettare improvvisando tra loro, respirare l’attesa e il fermento del prima che tutto sia. Quest’atmosfera trova un parallelismo con ciò che si vive normalmente nelle cantine in questo momento dell’anno: la vendemmia in corso sta preparando a un qualcosa che verrà, frutto di tanto lavoro e depositaria di tante aspettative. Vagheggiavo tra queste riflessioni mentre posizionavo i miei strumenti di ripresa e ascoltavo sul palco Valeri e Fix che duettavano e ridevano insieme, mentre fuori dai cancelli di Guido Berlucchi transitavano i trattori carichi di casse di uva appena raccolta. La serata è poi stata frutto perfetto di tutta questa attesa: quasi seicento persone affollavano il cortile coperto, tutti i posti a sedere esauriti, le persone occupavano ogni spazio a terra, erano sedute sulle scalette che portavano al piano superiore, gremivano l’arcata d’ingresso al cortile e i musicisti dovevano aprirsi la strada tra la gente per salire e scendere dal palco, un vero e proprio bagno di folla che tutti hanno apprezzato perché iniettava energia da portare nel concerto.

Francois Sciortino

Francois Sciortino

Il giovane chitarrista classico Jacopo Dutti ha aperto la serata con un repertorio di brani dalle sonorità spagnole, spiegando e raccontandone l’origine alla platea, tra cui tantissimi bambini che affollavano la zona sotto il palco. Senza bisogno di molte presentazioni è salito sul palco a infiammare il pubblico con una straripante carica ed energia Andrea Valeri, uno dei beniamini del pubblico di Acoustic Franciacorta, subito accolto da un carico di applausi ed affetto che ha spinto l’esibizione al massimo. Dopo di lui, direttamente dall’Australia è arrivato Michael Fix che ha incantato il pubblico con la sua bravura mostrando le infinite possibilità di suono della chitarra. Sbigottimento generale quando ha estratto un pezzettino di corda da una custodia, lo ha inserito ad arte nella chitarra modificandone il suono e trasportandoci ai Caraibi. Finale incandescente che ha visto duettare Fix e Valeri, legati oltre che da stima professionale reciproca anche da amicizia e affetto: Fix ha pubblicamente salutato i genitori di Valeri presenti in sala dichiarando che per lui Andrea è il figlio italiano.

Jacopo Dutti

Jacopo Dutti

Arriviamo così quasi alla fine di questo lunghissimo viaggio di musiche e luoghi per la Franciacorta con l’ultimo, intensissimo weekend del festival. Sabato 7 settembre, Palazzo Francesconi a Provaglio d’Iseo è stato animato fin dalle prime ore del pomeriggio dalle esposizioni e laboratori di strumenti musicali, e dal tradizionale Pomeriggio dei liutai curato da Alberto Caltanella. Tante persone appassionate o semplici curiosi hanno visitato le sale allestite all’interno del Comune e ho avuto la sensazione che le persone fossero interessate a entrare maggiormente in questo mondo acustico, capire chi e come ci lavora, scoprire le bellezze di un universo artigianale fatto di passione che sfugge alle logiche consumistiche dei nostri tempi. La sera, mentre continuavano le visite alle esposizioni, dando così l’impressione di trovarci in un villaggio acustico pulsante, si sono esibiti Finaz della Bandabardò, Stefano Barone e l’australiano Derrin Nauendorf. Finaz ha presentato il suo progetto solista Guitar Solo dimostrando di essere tra i più raffinati e virtuosi chitarristi italiani. Stefano Barone ci ha proposto delle sonorità un po’ insolite per il pubblico di Acoustic Franciacorta, che ha ascoltato attento e sperimentato un suono composto con apparecchiature elettroniche che il chitarrista miscela tra di loro ottenendo uno stile personalissimo. A chiudere la lunga giornata a Palazzo Francesconi è salito sul palco Derrin Nauendorf, che oltre che chitarrista e cantante è anche un compositore di altissimo livello. Nauendorf ha poi invitato Finaz a salire sul palco: i due hanno dimostrato un grande feeling (si erano conosciuti solo nel pomeriggio) e l’esecuzione ha subito coinvolto il pubblico che ha applaudito con grande soddisfazione per questo regalo inaspettato.

Stefano Barone

Stefano Barone

Domenica 8 settembre sveglia presto per i musicisti che hanno partecipato a Professione Chitarrista, un convegno sulla professione del musicista organizzato da fasolmusic.coop, condotto da Andrea Carpi con gli interventi di Andrea Marco Ricci di Note Legali e Franco Pagnoni della cooperativa bresciana. Una riflessione importante sul fare musica nella nostra realtà attuale, sull’esigenza che questa passione acquisti i contorni di una professione garantendo il rispetto dei doveri ma assicurando anche l’accesso ai diritti. Mentre a Palazzo Francesconi proseguivano le esposizioni, nel pomeriggio si sono svolte le esibizioni dei tre finalisti del concorso chitarristico Arrangiatevi!, che ha visto trionfare Gavino Loche e assegnare il secondo e terzo posto rispettivamente a Riccardo Marconi e Orazio Lo Bianco. Al vincitore è stata inaspettatamente offerta l’opportunità di esibirsi sul palco serale del festival durante la prossima edizione. I concerti del pomeriggio hanno visto alternarsi sul palco Giovanni Pelosi accompagnato da Delia Morelli, Paolo Bonfanti, Dario Fornara per l’occasione con Cristina Meschia e Born in the Sixty Trio (Celestino Carbone, Germano Dantone, Andrea Biasimi).

Reno Brandoni

Reno Brandoni

Per la chiusura della decima edizione di Acoustic Franciacorta ci siamo spostati a Erbusco all’interno del Teatro Comunale (minacciati dalla pioggia abbiamo prudentemente scelto di non allestire nel luogo prestabilito davanti al Palazzo Municipale) che ha ospitato la grande serata di gala con i tre concerti scelti per dare l’arrivederci al 2014. Primo a salire sul palco davanti a un teatro gremito (abbiamo ritardato l’inizio della serata per cercare di offrire una sistemazione comoda e in sicurezza a tutte le persone che erano arrivate nonostante il brutto tempo) è stato Reno Brandoni, affezionatissimo ospite del festival, che ci ha condotto tra i suoi ricordi d’infanzia con ‘canzoni’ strumentali che narravano della chitarra portata per la prima volta a casa dal padre, dei primi scritti con la mente rivolta al sogno americano, dei testi dedicati al grande amore della sua vita. C’è stato anche lo spazio per un omaggio a Lucio Dalla con una commovente interpretazione con chitarra baritona di “Caruso”. È salito poi sul palco un emozionato Alessandro Sipolo, con l’orgoglio e la reverenza del portare la sua musica accanto ai mostri sacri tra cui il programma della serata lo aveva inserito. Eppur bisogna andare è il progetto del giovane iseano Sipolo, un album cantautorale in cui la musica ma soprattutto i testi rivelano un ragazzo con l’animo del poeta e nel corpo la passione dell’uomo viaggiatore. Accompagnato da Omar Ghazouli alla chitarra e Andrea D’Alesio alle percussioni, Alessandro ha incontrato il favore del pubblico raccontando con intensità tra un brano e l’altro storie di vita di un ragazzo figlio dei nostri tempi, costretto a emigrare per lavorare, ma innamorato del suo Paese a cui ritorna riempito dalla ricchezza degli incontri fatti per le strade del mondo, dalla scoperta delle culture di cui si vuole fare amplificatore e portavoce con la sua musica.
Chiude un poeta della chitarra, l’acclamatissimo Ed Gerhard che a fine concerto fa scattare la standing ovation che lo richiama sul palco. Con la sua fidata lap steel hawaiana e la sua acustica incanta il pubblico che smette di respirare e rimane sospeso su ogni singola nota, finché lui decide di suonare la successiva e condurci in un nuovo sogno.

Questo il mio viaggio ad Acoustic Franciacorta 2013. Il mio dopo festival ha preso i contorni di un ritorno con jet lag di dodici ore da smaltire: dopo un viaggio così speciale, in cui tutto si è susseguito a ritmi velocissimi, si sono sommate quantità di esperienze, di incontri, di vita vissuta intensamente, probabilmente è normale così come è normale anche la nostalgia annidata nel ritorno. Scrivere di questo viaggio mi è servito a consapevolizzare l’esperienza e a rendermi conto di quanta fortuna ho avuto a godermela dalla mia ‘posizione privilegiata’, dietro l’obiettivo e in mezzo alla vita. Come succede quando si ascoltano i racconti di bei viaggi, spero di aver fatto venire voglia a qualche lettore di fare un viaggio nelle belle terre franciacortine, magari proprio in occasione di Acoustic Franciacorta 2014!

Sara Gaudiosi

Questo articolo e le interviste che seguono sono frutto del lavoro di Faccia da Volontario, un progetto nato nel 2012 in seno ad Acoustic Franciacorta, che mira a coinvolgere giovani dai 16 ai 25 anni in veste di volontari nell’organizzazione del festival, al fine di formarli nell’ambito della promozione e dell’organizzazione di eventi sovracomunali fornendo loro l’opportunità di crescere professionalmente. I ragazzi sono accompagnati da tutor senior che li formano nei diversi settori: Luisa Moleri, Michela Bortolotti, Sara Gaudiosi. In particolare gli articoli in oggetto sono opera di un giovane team che si occupa del settore comunicazione, composto da Caterina Consolati, Olawumi Olayemi Ajileye e Claudio Cappelletti, formati e guidati da Sara Gaudiosi che si occupa a livello professionale di comunicazione.

Sul canale YouTube LiberaAccademia (dell’associazione Libera Accademia in Franciacorta che organizza il festival) potete vedere i filmati delle esibizioni più significative di tutti gli artisti ospitati sui palchi di Acoustic Franciacorta in questi ultimi anni.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 10/2013, pp. 30-35

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Redazione

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