Uno più uno fa tre

mi-piace-facebookChitarra Acustica è un mensile che viene venduto ‘anche’ in abbonamento postale. Questo significa che, oltre alla versione digitale scaricabile dal sito e allo ‘sfogliatore’ online, è possibile acquistarne la versione cartacea. Sembra un’inutile precisazione, però è un’importante informazione per introdurre l’argomento di cui voglio rendervi partecipi.
Entro nel merito: quante copia ‘tiri’ e ‘venda’ un magazine in versione cartacea è facile scoprirlo. Si prende la fattura dello stampatore per verificare le copie stampate, si controlla il numero delle vendite (sistema valido anche per la versione digitale a pagamento) e il gioco è fatto. Di solito la rimanenza, il ‘delta’ tra stampato e venduto, viene distribuito per una piccola parte a scopi promozionali, a collaboratori, amici, aziende del settore ecc. La parte rimanente, tenuta qualche copia per il servizio arretrati, va al macero.
Con Chitarra Acustica è facilissimo determinare questi valori: essendo distribuita solo in abbonamento oppure online, basta prendere gli incassi tramite Paypal per certificare il numero di copie vendute. Di solito la tiratura è molto vicina alla cifra del venduto, perché sappiamo prima di quante copie avremo bisogno. Per quei magazine che vengono distribuiti in edicola il calcolo è un po’ più complesso, ma non impossibile. Per garantire una buona copertura distributiva, di solito si stampano quantità ben maggiori del venduto, ma i dati di vendita sono facilmente rintracciabili e quindi – anche in questo caso – una ‘certificazione’ delle cifre è possibile.
Per il web le cose cambiano non poco. Quando si parla di numeri di accessi, di iscritti, di visite mensili o di lettori ecc., relativi ai siti dedicati alla musica, spesso mi sembra di ascoltare conversazioni serali da circolo della caccia e della pesca (che non frequento essendo contrario alla caccia, pur dovendo ammettere una travolgente passione per la pesca a traina); conversazioni nelle quali, lontano da ogni possibile prova tangibile, i vari contendenti magnificano le dimensioni delle proprie prede. Ma è sufficiente conservare un po’ di memoria per scoprire che l’ultimo tonno catturato, o il cinghiale cucinato con gli amici, crescono nei racconti alla media di un paio di chili ogni mese. Ed è facile immaginare come i più anziani ormai vantino prede dalle dimensioni improbabili, talune volte inesistenti in natura.
Ecco, sul web succede esattamente questo: perso il contatto con la realtà, alterata ogni possibile prova che accerti o smentisca, le dimensioni non hanno più limiti. Utenti, accessi, click, Facebook ‘like’ e visioni su YouTube crescono a dismisura e vengono sbandierate come trofei di battaglia, rivelando numeri da far invidia ai più popolari quotidiani, o addirittura superare in gradimento e accessi ben più noti e internazionali contendenti.
I più esperti sicuramente mi ricorderanno dell’esistenza di strumenti come Google Analytics, che sono in grado di rappresentare in maniera analitica ogni movimento del nostro sito nella rete, ‘certificandone’ il traffico. Ma facendo qualche controllo, per capire meglio il funzionamento del ‘movimento’, mi sono imbattuto in siti ‘ufficiali’ che pubblicizzano e vendono di tutto e di più. Un esempio? Su www.magicviral.com con 500 euro puoi comprare 100.000 click su YouTube, con 250 euro 5.000 ‘Mi piace’ su Facebook; puoi anche installare un semplice plugin che da solo, ad ogni definito ciclo di tempo, clicca sui banner pubblicitari della tua pagina per generare traffico e dimostrare agli inserzionisti come il tuo sito produca i contatti promessi.
Un’altra attendibile e ammessa obiezione potrebbe essere: ma gli utenti di Facebook sono identificabili, quindi si scoprirebbe subito la non appartenenza al settore. Invece no: le società garantiscono click ‘targhettizzati’. Hai comprato una volta un CD di Bruce Springsteen online? Ebbene la tua email viene catalogata sotto la voce ‘musica’, per cui è possibile che ti ritrovi ad aver cliccato ‘Mi piace’ sul sito o sulla pagina Facebook di Lady Gaga. Tutto ciò non è oscuro o gestito da una setta segreta, è alla luce del sole: chiunque può postare un suo video su YouTube e, con pochi euro, trovarsi ad avere più ammiratori di Eric Clapton.
Detto questo, mi aspettavo che nessuno degli addetti ai lavori si basasse per le proprie scelte sui numeri dichiarati dai vari web promoter, poiché essendo cifre così ‘influenzabili’ non hanno certamente un grande valore. Eppure è successo di ricevere qualche valutazione ‘professionale’ su volumi e traffico che mi ha fatto sorridere.
Come comportarsi allora, quale criterio utilizzare per valutare questo mercato emergente e sempre più interessante?
Forse (finalmente) questo eccesso di tecnologia ci costringerà a riflettere, invitandoci a rivalutare i vecchi criteri del passato, dove contavano le persone e non i numeri. Dove la fiducia, la credibilità e la professionalità dell’individuo erano predominanti rispetto a fatturato, ‘penetrazione’ di mercato (mai termine fu più appropriato), contatti e proiezioni. Dovremmo aver imparato che millantare rosei scenari occultando depresse realtà non è la strada giusta. E la promessa di milioni di posti di lavoro ci ha solo regalato milioni di disoccupati.
Adesso che il tempo è maturo e non c’è più spazio per giochi di ruolo e di potere, sarebbe il caso che la verità tornasse tra noi, premiando i meritevoli e punendo i portatori, poco sani, di verità assolute.
Buon fingerpicking!

PUBBLICATO

 
Chitarra Acustica, 5/2012, p. 5

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  1. alecb Reply

    Ciao.
    La realtà è quella che hai ampiamente descritto, tutto il resto è mistificazione.

    Alle palle raccontate da taluni amministratori/direttori editoriali di siti decadenti non ci crede più nessuno: non io, non i lettori e, ne sono certo, nemmeno chi le racconta.

    Ci casca (forse) ancora qualche piccolo ed ingenuo investitore che, a tempo debito, trarrà le proprie conclusioni valutando i risultati rispetto ai costi di investimento. Il tempo è sempre stato galantuomo…

    Ho vissuto (e vivo) all’interno di alcune realtà settoriali e conosco benissimo sia i personaggi che lavorano all’interno così come conosco i metodi per mistificare la realtà.

    Non mi sorprendo più di nulla, anzi me ne rido davanti alla meschinità ed ai modi a volte utilizzati per screditare l’altrui lavoro in cambio di un “ritorno” che serve solo a “tappare i buchi”.

    Il web non arricchisce, non nel nostro settore. Solo stando con i “piedi per terra” e lavorando in modo serio si possono ottenere risultati. Non certo raccontando un sacco di panzane o taroccando i numeri.

    Sembra che ormai sia tutto lecito: conosco forum che taroccano pesantemente il “time out” degli accessi perché risultino “on line” centinaia e centinaia di utenti. A volte migliaia… io me rido, conosco i retroscena.

    Il lavoro serio paga in termini di consensi. Ci vuole tempo, bisogna solo aspettare. Io ho una vita davanti, sono ancora un ragazzino entusiasta 🙂 Come te. La decadenza sta su altri lidi.

    A noi, che ci frega?

    Ciao.
    Lauro.
    AlecB.

  2. Alfonso Giardino
    Alfonso Giardino Reply

    Dopo il televoto “pilotato” ci mancava pure il mercato degli “accessi” a tanto al kg… Triste, molto triste…

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