Una strana coppia. Intervista a Luca Francioso e Roberto Dalla Vecchia.

I rumors, lasciati trapelare ad arte sui vari social network, lo avevavo annunciato già da qualche tempo. Per cui l’uscita di Morning Lights, primo disco realizzato a quattro mani da Luca Francioso e Roberto Dalla Vecchia, era attesa con parecchio interesse. Per vari motivi: anzitutto si tratta di due dei chitarristi acustici più rappresentativi della nuova generazione nel nostro paese. Nel loro caso non si può più parlare di ‘giovani promesse’, quanto di ‘conferme’ entusiasmanti. Poi perché, da sempre, un tratto distintivo delle produzioni di entrambi è sempre stata la profonda cura profusa in ogni lavoro messo sul mercato. E, infine, si tratta di due persone squisite, umanamente quanto artisticamente, con cui è sempre un piacere avere a che fare.

La copertina del CD “Morning lights”
morninglights

La Copertina del CD “Morning Lights”

Una volta cominciato l’ascolto del disco ci si rende conto che le affinità, tra i due, sono parecchie, oltre a quelle già elencate. L’idea del concept, dedicato a quello che per molti è il momento più delicato della giornata – il risveglio – è originale e intrigante. Poi, di traccia in traccia, non si può fare a meno di apprezzare, oltre al livello tecnico spaventoso, la profonda attenzione dedicata sia al songwriting, quanto agli arrangiamenti e alle dinamiche. Si tratta di materiale completamente originale, scritto apposta per l’opera e… si sente. In particolare le chitarre non si alternano mai nel solito stucchevole dualismo ‘accompagnamento/tema-solista’, ma si intrecciano, si fondono e si integrano al punto che, spesso, non è possibile capire dove cominci l’una e finisca l’altra. Il lavoro di produzione che sta alle spalle di Morning Lights è robusto, un impianto solido su cui sono innestate ottime idee. E non è poco. Al punto di volerne sapere qualcosa in più dai diretti interessati. Che, al solito, si sono dimostrati all’altezza delle aspettative.

Cominciamo con la cosa più ovvia: com’è nata l’idea di Morning Lights? Da dove arriva l’ispirazione per questa ‘strana coppia’?
Luca: Era già un po’ di tempo che io e Roberto condividevamo idee e palco, ritrovandoci a esplorare lentamente l’uno il mondo dell’altro, non solo artistico, ma anche personale. La serena piacevolezza dei nostri incontri musicali si è lentamente evoluta e ha finito col maturare nell’inevitabile desiderio di lavorare a un progetto insieme, che non fosse l’arrangiare uno un pezzo già scritto e inciso dell’altro, in occasione di concerti a due o altre esperienze di questo tipo. Volevamo mettere mano a qualcosa di unico ed originale e l’idea di comporre assieme è stata subito stuzzicante.
Roberto: Importante è stato anche il feedback di vari amici e fan, che ci hanno incoraggiato a lavorare e scrivere assieme perché, a detta loro, i nostri due mondi musicali si fondevano particolarmente bene assieme e risultavano complementari. Aggiungo che ad entrambi hanno sempre fatto un po’ sorridere le varie diatribe tra fingerpicking e flatpicking, e relativo primato di una tecnica rispetto all’altra. Far dialogare questi due mondi per una volta è stata un’altra buona ragione per un CD assieme.

Come mai avete scelto proprio questo tema? La luce del giorno, il risveglio…
Luca: Entrambi concepiamo un album come un libro, che racconta una storia attraverso il susseguirsi dei suoi capitoli, i brani. Ci piace unire ogni pezzo con un filo concettuale che ne leghi note e percorsi, una sorta di tessitura che rafforza la musica e la contestualizza. Lo abbiamo fatto entrambi, ognuno con il suo metodo e gusto, nei nostri precedenti lavori. Così, quando abbiamo cominciato a pensare al soggetto del progetto, proprio come degli sceneggiatori prima di scrivere un copione, è venuto fuori che, oltre a molte abitudini, un’altra faccenda che ci lega è questa curiosa avversione verso il ‘beep beep’ delle sveglie digitali e, immediatamente, si è accesa una lampadina…
Roberto: Infatti, abbiamo subito pensato: perché non sostituirlo con una musica pensata e scritta per accompagnare questo delicato momento?

Luca Francioso

Luca Francioso

Morning Lights, quindi, che disco è?
Luca: è un disco solare, ricco di melodia, leggero ma non ‘sempliciotto’. Volevamo entrambi realizzare qualcosa che non fosse troppo pesante o impegnativo, che scivolasse via lasciando una piacevole sensazione addosso, senza per questo trascurare intensità e carica emotiva. Credo che il risultato conforti notevolmente i nostri sforzi, considerato anche i tempi davvero strettissimi con cui lo abbiamo concepito, composto e registrato.
Roberto: Abbiamo anche fatto un sondaggio, attraverso le nostre rispettive pagine Facebook, chiedendo a coloro che ci seguono di indicare la loro preferenza rispetto al tipo di musica che ascoltano per svegliarsi. Dal sondaggio abbiamo avuto una chiara indicazione verso un tipo di musica tranquilla, in grado di trasmettere serenità.

Come avete lavorato in fase di composizione e arrangiamento dei brani?
Luca: Settimanalmente ognuno sottoponeva all’altro un’idea appena abbozzata, volutamente tenuta in forma di schizzo, per poter farla evolvere insieme, una volta incontrati. Devo dire che è la prima volta che comporre assieme a qualcuno si è rivelato così naturale ed efficace, tanto che a volte pareva che la musica fosse già scritta e che noi ne stessimo solo decodificando lo spartito. C’è stata un’attenta ricerca su suono, armonizzazione e intreccio melodico, così da poter rendere al massimo, ognuno con il proprio stile esecutivo.
Roberto: Scrivere assieme dei brani è particolarmente stimolante, a patto che si crei la giusta dinamica, la giusta intesa. Questo è accaduto con Luca, ma non necessariamente si realizza con tutti, è necessaria una certa attitudine, un certo modo di porsi rispetto all’altro. Mi spiego meglio facendo un semplice esempio: diciamo che io e Luca abbiamo trovato una bella idea melodica, ma ad entrambi non piace come si va a risolvere su quel determinato accordo; a questo punto ognuno cerca di proporre all’altro una possibile idea musicale, una soluzione diversa, in totale libertà. In questo momento è cruciale che ci sia reciprocamente una completa fiducia nell’altro e nel suo senso melodico e musicale: al centro non c’è la mia idea contro la sua, ma il brano. Ecco, se si è in due a lavorare contemporaneamente con questo stile, tutto diventa più facile ed eccitante.

In alcuni passaggi, moltissimi per la verità, è davvero difficile capire dove finisce uno strumento e inizia l’altro. Immagino sia una scelta precisa, su cui abbiate anche lavorato non poco, per cercare il giusto equilibrio sia dinamico che di bilanciamento…
Luca: Sì, esatto. L’intento è stato quello di non comporre duetti sullo stile ‘tema-accompagnamento’, ma quello di creare due mondi autonomi attraverso melodie e armonie in grado di reggere da sole e che poi insieme, nell’intreccio sonoro, potessero confondersi e completarsi alla perfezione, arricchendosi l’un l’altro. Dinamica e bilanciamento sono venuti da sé.
Roberto: Mi fa piacere che tu l’abbia notato, è stata una bella sfida che ha richiesto come dici tu un gran lavoro. Tutto questo intreccio tra le voci dei due rispettivi strumenti, in un continuo rincorrrersi, dà all’intero lavoro il suo carattere distintivo; è esattamente questa la caratteristica principale che volevamo far risaltare in fase di arrangiamento.

Avete avuto problemi nel conciliare i mondi musicali così diversi da cui provenite?
Luca: Non è facile, soprattutto per un solista, mettersi in gioco misurandosi in un lavoro d’insieme. Sono necessarie, e in grandi dosi, umiltà e disponibilità se si vuole ottenere qualcosa di costruttivo. I nostri due mondi si sono incontrati e scontrati: le nostre storie personali, i nostri gusti, il nostro percorso artistico, ogni cosa è stato messo in gioco con grande consapevolezza. Non sono mancati confronti importanti e discussioni, ma sono stati momenti a cui guardo con grande gratitudine, perché altro non sono stati che importantissime occasioni di crescita.
Roberto: È vero che utilizziamo sulla chitarra due tecniche diverse e che i nostri mondi musicali per alcuni aspetti sono distanti, ma ci sono anche tanti punti che in realtà sono vicini se non proprio uguali. Mi riferisco, per esempio, al primato che entrambi diamo alla melodia in un brano, oppure all’attenzione verso il ‘trasmettere’ un’emozione all’ascoltatore più che a impressionarlo con la tecnica. Certo non è sempre stato facile conciliare i mille dettagli con i quali, inevitabilmente, ci si va a confrontare, anche perché siamo abituati a lavorare spesso da soli e quindi ad avere sempre l’ultima parola sulle nostre produzioni. Ma concordo con Luca nel vedere negli inevitabili confronti uno stimolo ad essere più liberi, anche delle proprie idee.

Roberto Della Vecchia

Roberto Della Vecchia

Leggendo le note sul booklet, ho notato un interessante intreccio di accordature sui vari brani. Roberto utilizza la standard, mentre Luca varia parecchio. Come siete arrivati a queste scelte?
Luca: Tutte le scelte tecniche sono state fatte dopo un’accurata ricerca sulle possibilità che offriva l’idea a cui si stava lavorando. Non si è mai partiti con il decidere a priori questa o quella accordatura, ci si è mossi sempre di conseguenza, andando lì dove il brano ci portava. È stato come affidarsi.
Roberto: Ho utilizzato una sola accordatura aperta, CGDGBE in “Listening to the Dew Fall”: questo brano è stato abbozzato giocando proprio con questa accordatura. Per il resto ho utilizzato sempre l’accordatura standard, ricorrendo ad un capotasto mobile a volte per meglio arricchire le sonorità di Luca, a volte per rendere possibile l’esecuzione di certe linee melodiche o armoniche.

Ora su cosa state lavorando? Quali saranno i vostri prossimi progetti?
Luca: Personalmente ho diversi progetti in cantiere, didattici e artistici. È difficile che io stia fermo, ho bisogno di stimoli e di novità, ne sono quasi drogato. Una volta chiuso un progetto, raramente mi ci soffermo, se non quel comprensibile attimo per gustarne a pieno il compimento, ma mi concentro subito su altre idee e altre produzioni. In un mondo in cui al ‘nuovo’ si preferisce quasi sempre normalmente e amaramente il ‘riciclato’, io aspiro quotidianamente alla meraviglia delle novità, perché convinto che lì si celi l’evoluzione di ogni cosa.
Roberto: È un periodo piuttosto intenso questo, a maggio prenderà il via un nuovo progetto: orchestrAcustica, un’orchestra con tutti chitarristi flatpicking, spero potervene parlare in modo approfondito presto, proprio su queste pagine. Sto poi lavorando all’ottava edizione dell’Acoustic Guitar Workshop che si terrà a giugno: quest’anno ho il grande piacere di essere affiancato nell’insegnamento da Mark Cosgrove. Sto poi lavorando all’ottava edizione di vicenzAcustica, che si terrà ad ottobre. Infine con il chitarrista classico Patrizio Baù abbiamo appena concluso la stesura di una sonata per due chitarre e orchestra. Questo è un progetto al quale sto lavorando da un anno e mezzo e che finalmente sta prendendo forma.

franciosodallavecchia

Luca Francioso e Roberto Dalla Vecchia

Morning Lights, avrà anche un seguito dal vivo? È un qualcosa che avete intenzione anche di proporre in giro?
Luca: Naturalmente. Siamo musicisti e i musicisti vogliono, devono suonare dal vivo. È lì che si compie la musica. L’idea è di suonare Morning Lights in più luoghi possibili e il più a lungo possibile, sperando di prevalere sugli inghippi e sulle ragnatele culturali e burocratiche che imbrigliano la musica live in questi ultimi anni, per cui fare un concerto è diventato davvero molto difficile.
Roberto: Amo la musica dal vivo, amo andare a concerti perché è dal vivo che la musica è in grado di essere gustata nella sua totalità. Per lo stesso motivo vorrei proporre questo progetto in duo dal vivo il più possibile, la vera magia si crea solo sul palco.

L’ultima domanda è di rito, parliamo un po’ della vostra strumentazione? Sia dal vivo che per quello che riguarda il lavoro di registrazione del disco.
Luca: Ho usato le mie due chitarre di liuteria del maestro liutaio Roberto Lanaro di Padova, alternandole a seconda del pezzo. In studio mi sono affidato alla maestria e al microfonaggio disposto da Mauro Santinello, il fonico del True Colours Studio di Padova, dove abbiamo inciso. Dal vivo, come ormai faccio praticamente da quando ho iniziato a suonare, uso gli impianti di elettrificazione ibridi – piezo+mic a condensatore – della L.R. Baggs: il Dual Source per una chitarra e l’Anthem per l’altra, una Para D.I., sempre della L.R. Baggs, per poi passare nell’ampli Acousticube III della AER, di cui uso anche gli effetti di riverberazione digitale. Amo un suono il più naturale possibile, senza filtri o ambienti ridondanti, per questo doso con cura ogni anello della catena di amplificazione.
Roberto: In studio ho usato principalmente una Mannedesign DSR Special, la stessa che uso dal vivo. Ho anche usato una Taylor 710 che mi tiene compagnia da diciotto anni e una OM28 costruita da me nel 2000. Abbiamo registrato praticamente tutto utilizzando degli AKG414 e un paio di Schoeps MK4, non abbiamo utilizzato il segnale in linea. Dal vivo anch’io uso l’Anthem della L.R. Baggs e relativa Para D.I., di qui il segnale va direttamente al mixer. Per quanto riguarda gli effetti utilizzo un riverbero Lexicon LXP1 collegato ad una uscita della D.I. Box. Dal vivo utilizzo anche un microfono esterno, Neuman KM84 del 1968, per cercare di rendere il suono il più naturale possibile; a seconda del luogo in cui suono, la percentuale del microfono rispetto al segnale in linea varia dal 70% al 40%. Per concludere, sia per il microfono che per la linea utilizzo dal vivo cavi Reference.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 4/2012, pp. 26-33

...sull'Autore

Related Posts

Lascia il tuo commento

*

Captcha * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.