Una prigione a sei corde

Cordini-Brandoni

Foto di Alfonso Giardino

Venerdì scorso sono stato invitato a suonare nella Casa Circondariale di Varese. Grazie all’entusiasmo e alla passione di Michele Erpoli, alcuni detenuti avevano seguìto un corso di chitarra acustica. Alla fine di questo corso, Michele aveva manifestato il desiderio di organizzare un concerto/workshop, per coinvolgerli ancora di più e spronarli in una passione di sicuro aiuto e supporto alla loro attuale condizione.
Come solitamente avviene in casi del genere, ho ricevuto una richiesta di aiuto via e-mail da parte di Michele, che pur senza conoscermi si era affidato a Fingerpicking.net nella speranza di un feedback positivo. Ricevuto il messaggio, ho accettato immediatamente l’invito ritenendo la cosa di sicuro interesse, ma sopratutto desideroso di vivere un’esperienza così intensa.
Lo spettacolo sarebbe dovuto durare due ore e mezza, tanto era il tempo concesso ai detenuti. Allora, per evitare di propinare ai poveri malcapitati una dose ‘letale’ di fingerpicking, ho chiesto a Giorgio Cordini di accompagnarmi, invitandolo a parlare della sua esperienza con De André e a preparare una seconda parte dello spettacolo dedicata al canto accompagnato dalla chitarra.

Il tutto doveva iniziare alle due e noi, all’una e mezza, eravamo in un bar cercando di accordarci sul programma da presentare. Sia Giorgio che io eravamo un po’ in tensione, non sapendo esattamente cosa ci aspettava e come avrebbero accolto una musica così ‘difficile’. Ci rasserenava sapere che erano stati in sette a seguire il corso, quindi immaginavamo una cosa molto tranquilla e intima, per gli ‘addetti ai lavori’ o per lo meno per gli ‘appassionati’.
Dopo i vari controlli, siamo entrati in una sala dove era già montata l’amplificazione e dove il nostro pubblico ci attendeva: cinquanta detenuti, guardie e assistenti sociali erano pronti, seduti sulle loro sedie. L’idea del momento intimo era svanita e ci ritrovavamo di fronte a una folta platea, alla quale io per primo avrei dovuto spiegare cos’è la chitarra fingerpicking…
Vi racconto solo il finale: un grande coro a cantare “Il Gorilla” (coraggiosa intuizione di Giorgio) e “Bocca di rosa”. Applausi e richieste di bis da parte di tutti, ma i tempi erano quelli e non si poteva trasgredire. All’invito da parte delle guardie di abbandonare la sala, rimarrà indelebile negli occhi e nel cuore mio e di Giorgio la lunga fila che si è formata, poiché ognuno di loro voleva stringerci personalmente la mano e ringraziarci prima di uscire.
Due sole riflessioni: la prima è che, per me e Giorgio, si è trattato sicuramente di uno dei concerti più coinvolgenti e con il pubblico migliore, silenzioso, attento e curioso, ma pronto a scatenarsi in applausi fragorosi alla fine di ogni brano. La seconda è che attività di questo genere, forse, dovrebbero diventare una sorta di obbligo in certe situazioni. La musica riesce a creare ancora entusiasmo e a tirar fuori il meglio da ogni uomo. Chissà, forse la nostra rivista questo mese avrà cinquanta nuovi lettori.

PUBBLICATOQuesto editoriale è in Chitarra Acustica, n. 3, giugno 2011, p. 3.

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  1. Zio Mich Reply

    una sola parola: GRANDISSIMI !!!

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