Un Maton Day a Bologna

Ultimamente della Maton abbiamo parlato spesso. Sembra che, pur non avendo un distributore ‘ufficiale’ in Italia, la casa australiana si sappia muovere bene in autonomia, gestendo direttamente le proprie attività di marketing e comunicazione. Per loro è sicuramente un momento estremamente favorevole. Sopratutto dopo l’annuncio della ‘Signature Model’ dell’italianissimo Andrea Valeri, il marchio in Italia sembra prendere ancora più piede e attirare la curiosità di un numero sempre maggiore di adepti. Certo, il successo di Tommy Emmanuel, la sua bravura e il suo carisma avevano già acceso il desiderio di molti giovani chitarristi, che cercavano nel modello ‘TE’ il segreto di tanto prezioso virtuosismo, ma bisogna riconoscere che anche chitarristi affermati hanno trovato in questo marchio e nei suoi strumenti un valido supporto alla propria creatività e alla propria musica.
Andrea forse ha rappresentato il giusto percorso ‘evolutivo’ che la Maton aveva sognato per i propri prodotti: con curiosità ti avvicini al modello più pubblicizzato (la TE di cui abbiamo già detto), ci provi gusto, ne fai il tuo strumento ideale e poi con tanto studio, lavoro e un pizzico di fortuna, un giorno vedi le iniziali del tuo nome sulla tastiera della chitarra che ti ha accompagnato nel tuo viaggio musicale. Credo sia stato un sogno di Andrea – ma sono convinto che lo sia di molti altri – veder trasformare quel ‘TE’ dedicato a Tommy Emanuel in un ‘AV’ dedicato ad Andrea Valeri.matonday1

Dicevamo che la Maton sta viaggiando alla grande, governando direttamente la promozione dei propri artisti e dei propri lanci di prodotto. Così, in previsione per il mese di aprile di tre giorni di riposo del buon Andrea che vive in Toscana, riceviamo dalla casa la diretta richiesta di organizzare un Maton Day a Bologna. Certo non è il nostro mestiere, né tanto meno ci piace sponsorizzare un marchio piuttosto che un altro. Ma Andrea è un amico e i signori australiani sono sempre stati gentili e propositivi, perciò decidiamo di dare una mano all’iniziativa. Il primo passo sicuramente è quello di trovare un partner che abbia competenza e interesse nella manifestazione: il pensiero corre immediato ai fratelli Tomassone, Giampaolo e Davide, dai quali riceviamo subito un entusiastico assenso. Penseranno loro a tutto quanto concerne l’organizzazione e, grazie al coordinamento del buon Mauro Miceli, che quando si parla di acustiche è sempre in prima linea, si definiscono luogo, data e ora e si avvia il progetto: la data prescelta è il 26 aprile alle ore 20.30 presso le Enoteche Tumedei.
La serata si appresta a iniziare, la veranda e qualche tavolo all’aperto danno l’idea della primavera, e si apprezza il primo tepore che dà alla serata un tocco di colore e di calore. Non è un evento commerciale, non si espongono chitarre e non si invita il pubblico a provarle e a correre in negozio a comprarle. La discrezione dei Tomassone è totale, la loro gentilezza nell’organizzare gratuitamente un buffet per musicisti e pubblico risulta particolarmente gradita. Si eliminano i presupposti speculativi, e si lascerà alla musica e all’abilità dei musicisti il tentativo di stimolare la curiosità per questa gamma di strumenti. Il pubblico, in parte molto giovane, è attento e coinvolto; silenzioso per quasi tutta la durata dello spettacolo.

matondayApre il concerto Daniele Gigli, Maton Product Specialist di Tomassone, con un set di quaranta minuti in cui si apprezzano inventiva, tecnologia e creatività. La Maton di Daniele, filtrata da una pedaliera ricca di effetti e fantasia, genera suoni affascinanti riscaldando il pubblico e coinvolgendolo in atmosfere sognanti.
È poi il turno di Pietro Posani, dal vivaio della scuola di musica Beat-Bit di Bologna: si ritorna in acustico, con una sua interessante composizione originale dal titolo “Take the Red Bag”; forse si poteva dare più spazio a questo giovane promettente chitarrista.
Arriva poi il momento atteso: il jack è inserito (ahimè, brutto dirlo per un’acustica… tuttavia l’amplificazione è una delle più interessanti caratteristiche di queste Maton) e volano le prime note. Il sistema di amplificazione della chitarra è stato modificato dalla casa madre (attendiamo un nuovo annuncio ufficiale…), una novità assoluta che stupisce per potenza di suono e definizione. Poi le mani di Andrea Valeri partono per il viaggio, si arrampicano sulla tastiera, scivolano sulla cassa, la percuotono e la graffiano. Senti la chitarra ruggire, gridare, certe volte piangere o sparare (come nella intro del brano “La lettera” dove Valeri racconta di un campo di battaglia, di una lettera e di una tragica fine).matonday

Andrea sa emozionare regalando allegria, gioia e sentimenti profondi. La tensione sale, le corde luccicano sotto i riflettori della sala, le sue mani le accarezzano e le dominano. Tutto si svolge sotto gli occhi ammirati e increduli del pubblico, fino al momento in cui al grido di Andrea «Now it’s time for rock’n’roll», seguìto dalle prime note di “Sultans of Swing” dei Dire Straits, il pubblico esplode lasciandosi travolgere dal ritmo.
Così la serata, raggiunto il suo picco di adrenalina, va spegnendosi ma – prima di chiudersi del tutto – risplende ancora un po’ grazie ai tre chitarristi, che decidono di regalare un’ultima jam a questo pubblico attento e caloroso. «E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito» direbbe Guccini, ma nelle orecchie rimane un bel suono e il ricordo di tanta energia.
Una sinergia questa, tra la Maton e Tomassone, che ha permesso di regalare a tanti giovani appassionati una serata gratuita, ma non per questo priva di entusiasmo ed eccellente musica. Forse varrebbe la pena continuare su questa strada, per diffondere passione e cultura.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 6/2013, pp. 8-9

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