Tra classica e acustica – Intervista a Will McNicol

(di Gavino Loche)Will McNicol ha iniziato a suonare la chitarra all’età di sei anni, oggi ne ha ventisette. Dopo essersi diplomato in chitarra classica al Trinity College di Londra, ha realizzato da solo o con altri chitarristi sei album acclamati dalla critica. È stato eletto nel 2011 “Miglior chitarrista dell’anno” dalla rivista britannica Guitarist e, nel 2014, tra i “Migliori 30 chitarristi del mondo under 30” dalla rivista statunitense Acoustic Guitar. Oltre a suonare la chitarra classica e acustica, compone anche per orchestra, balletti e opere teatrali. Lo abbiamo incontrato in occasione del suo minitour in Italia.

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Sei un chitarrista classico, ma suoni anche la chitarra acustica. Qual è il tuo percorso artistico e come ti definiresti: un chitarrista classico, un chitarrista acustico o un chitarrista classico che suona l’acustica?
Io mi definisco un chitarrista acustico con una formazione classica! La mia tecnica è fortemente influenzata dai miei studi classici, ma ho anche incorporato nei miei brani tecniche e stili più contemporanei, il che ha fatto di me una specie di ‘ibrido’ in entrambi i campi, acustico e classico.

La chitarra acustica sta attraversando un momento evolutivo particolare, con tanti chitarristi che hanno adottato qualsiasi tipo di tecnica possibile: percussioni, tapping, slap, tamburelli, piedi! Tu che approccio hai con la chitarra acustica?
Quando ho iniziato a comporre ho esplorato abbondantemente lo stile percussivo e il tapping. Ultimamente sto andando in una direzione minimalista e melodica, con un approccio quasi pianistico. Sono ossessionato dall’idea di riuscire a estrarre dalla chitarra acustica la maggior varietà timbrica possibile e adoro il ‘respiro’ e la varietà tonale che lo strumento possiede. Questa ricerca è presente molto spesso nelle mie composizioni.

Will-McNicol_Com’è la situazione della musica dal vivo nel tuo paese?
A livello di base, la scena musicale è in gran forma nel Regno Unito. C’è una rete molto sviluppata di piccoli e grandi folk club, con un gran numero di serate open mic. Anche i concerti dei ‘grossi nomi’ vanno molto bene, ma i locali di media capacità non se la passano bene ultimamente e molti stanno chiudendo. È molto triste vedere questi posti scomparire. Spero che in futuro le cose cambino e che un maggior numero di persone riscopra i concerti come un modo interessante di trascorrere una serata!

Ho visto dei video nei quali suoni una chitarra Sangirardi & Cavicchi, come hai conosciuto questi liutai italiani?
Ho incontrato per la prima volta Giulio Sangirardi e Giulia Cavicchi all’Ullapool Guitar Festival in Scozia lo scorso ottobre. Giulio mi aveva contattato in precedenza via email perché è un grande fan della mia musica, cosa che mi ha fatto molto piacere! Mi è piaciuto molto suonare le loro chitarre e apprezzo molto che come liutai si stiano evolvendo e che abbiano un design ben definito. Mi hanno gentilmente invitato in Italia e hanno organizzato per me un paio di concerti, un seminario e un altro bel po’ di cose legate al mondo della chitarra. Mi sono divertito moltissimo!

Che altre chitarre usi?
Le mie chitarre principali sono delle Fylde, costruite in Gran Bretagna da Roger Bucknall, un liutaio della regione del Lake District. Quando suono dal vivo, e per la maggior parte delle mie registrazioni, uso appunto una chitarra acustica e una classica costruite per me da Fylde.

Dal vivo utilizzi preamplificatori, D.I. box, effetti o altro?
Sì, ho una pedaliera abbastanza semplice: comprende due D.I. box L.R. Baggs Para Acoustic, un Radial Tonebone collegato ad un looper Akai Head Rush e, come riverbero, uso uno Strymon blueSky.

Quali pickup utilizzi per amplificare la tua chitarra?
Assolutamente solo L.R. Baggs Anthem!

Quali sono i tuoi chitarristi di riferimento?
Quand’ero molto giovane, sono stato ispirato a scrivere il mio primo brano dal chitarrista italiano – ma da tempo residente a Londra – Antonio Forcione. Il suo approccio artistico è incredibile e le sue composizioni sono sublimi nei loro dettagli e nella varietà. Anche Clive Carroll è una forte influenza, è un compositore fenomenale e un vero maestro dei dettagli sonori.

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Come organizzi la tua giornata di musicista, quanto tempo dedichi allo studio della tecnica e quanto alla creatività?
Ogni giornata è differente! Al momento sto lavorando a un nuovo album, per cui molto del mio tempo è assorbito dalla composizione e dagli arrangiamenti. Cercare di lavorare sul nuovo materiale e contemporaneamente continuare a provare il vecchio repertorio per i concerti è difficile. A volte mi sembra di essere un equilibrista!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Un nuovo album solista e il mio progetto in duo col batterista Luke Selby, con cui esploriamo stili musicali del Nord America, Sud America, Africa ed Europa… Sì, è un progetto ambizioso! Nel frattempo mi sto divertendo molto componendo nuovi brani che hanno commissionato a me e a Luke Selby per un progetto di danza contemporanea, finanziato dal British Arts Council. È un modo molto diverso di comporre ed esibirsi. Credo che essere così impegnato mi terrà lontano dai guai [ride].

Gavino Loche

Discografia
Snapshots, 2011
The Wake Up, 2013
Put Your Feet Up, EP, 2014

Con Chris Wood Groove:
48 Hour Atlas, 2015

Con Luke Selby:
Hitchhiker, 2015
Hitchhiker: Postcards from South America, 2016

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Redazione

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