The Rough Guide to Jazz and Blues Legends: Robert Johnson & Muddy WatersThe Rough Guide to Jazz and Blues Legends: Robert Johnson & Muddy Waters

Recensione unica per due diversi CD (in realtà sono quattro) della stessa collana “The Rough Guide to Jazz and Blues Legends”: i leggendari bluesman Robert Johnson e Muddy Waters entrano a far parte del catalogo della immensa collezione “Music Rough Guides”, che vede rappresentate le musiche di molti paesi del mondo. Di solito i CD contengono raccolte di musica tradizionale del paese in questione; in questa serie specifica invece, come a voler sottolineare l’importanza dei personaggi, un intero lavoro è dedicato al singolo artista: andiamo a vedere di cosa si tratta.

Robert Johnson
World Music Network / Egea Distribution

Johnson CoverSi tratta di registrazioni storiche. Robert Johnson non ha probabilmente bisogno di presentazioni: nell’iconografia blues, che lo meriti o meno, è a lui che si fa riferimento. Le poche immagini che lo ritraggono, le storie di patti con il diavolo, la prematura scomparsa a soli ventisette anni, la straordinaria musica rimasta, ventinove brani dalle sole cinque sedute di registrazione, tutto ha concorso a costruire una leggenda che è destinata a durare.
Il CD contiene venti brani ed è ottimo per avere una raccolta quasi completa del lavoro dell’artista, o anche solo per avvicinarsi alla sua opera. Corredato da un libretto che riporta una biografia succinta ma completa, è confezionato ottimamente, con un packaging davvero ben fatto. Da “I Believe I’ll Dust My Broom” a “Love In Vain”, da “Walking Blues” a “Milkcow’s Calf Blues”, ultima traccia registrata da Johnson, abbiamo fra le mani una raccolta di canzoni che hanno influenzato moltissimi artisti blues, rock e non solo, che hanno avuto modo di ascoltarlo. Difficile dire qualcosa di nuovo al riguardo, di sicuro fa sempre piacere riascoltarlo e rendersi conto ancora oggi quanto, nel country-blues, sia un maestro quasi insuperabile.
Una interessante teoria suppone che l’etichetta che stampava i dischi all’epoca avesse l’abitudine di accelerare di un 10-20% le performance in fase di stampa, per far suonare i dischi moderni e aggressivi: se fosse vero, Johnson dovrebbe avere una voce più bassa di quella che ascoltiamo, i brani dovrebbero essere più lenti e le tonalità più basse. A conferma di ciò ci sarebbe il fatto che alcuni passaggi chitarristici, così come sono, andrebbero suonati talmente in alto, considerando le chitarre che Johnson aveva, da risultare quasi impossibili. I master originali non esistono più, e quindi la interessante teoria rimarrà tale.

Muddy Waters: Country Blues
World Music Network / Egea Distribution

Il secondo CD della collana riguarda un altro gigante del blues, quel McKinley Morganfield che molti conoscono come Muddy Waters. Se Robert Johnson viene considerato il padre del genere all’inizio del ’900, Muddy Waters ha sicuramente avuto un ruolo da protagonista come traghettatore: dalle piantagioni, nel cui contesto si esibiva in versione acustica, si spostò a Chicago passando alla chitarra elettrica e iniziando a suonare con altri musicisti, molti dei quali divenuti poi leggendari. Si va dalla primissima e acustica “Country Blues, Number One” alle successive “Rollin’ Stone” (da cui gli Stones presero l’idea del nome) o “Rollin’ and Tumblin’” e “Honey Bee”. Ognuna di queste canzoni ha a proprio modo un posto d’onore nella storia del blues: la voce calda e la chitarra slide aggressiva di Waters, unite alle indimenticabili composizioni, sono giunte a vette che probabilmente il solo Willie Dixon ha saputo eguagliare. Da notare come “I Be Bound to Write to You” e “I Can’t Be Satisfied” siano praticamente lo stesso pezzo: intro di chitarra, struttura e melodia sono identiche, cambiano il titolo e il testo, a testimoniare di come alcune strutture fossero ‘proprietarie’.

A coronamento di quanto scritto va segnalata una nota neanche troppo a margine: per ciascuno dei CD è presente un disco aggiuntivo, una collection di musica simile ma di artisti diversi. Allegato al cd di Robert Johnson troviamo Original Blues Masters, con brani di Elmore James, Son House, Honeyboy Edwards, Skip James, Willie Brown e molti altri. Con il disco di Waters troviamo invece Original Blues Legends con brani di Little Walter, James Cotton, Jimmy Rogers, Junior Wells, Buddy Guy, ma non solo. Tredici brani su ciascun disco, davvero una gradita sorpresa.

Nella stessa collana c’è anche un disco interamente dedicato a Billie Holiday, che vi segnaliamo in particolare, ma tutto il materiale proposto dell’etichetta “Music Rough Guides” è una splendida fonte per avvicinarsi a musiche provenienti da molti paesi del mondo, senza impazzire a cercare pubblicazioni magari male assortite. Buon ascolto.

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  1. rylan131 Reply

    Thanks Andrea!

  2. Andrea Carpi Reply

    @ rylan131: ho editato “quella stupida t al posto della r”! 🙂

    Per quanto riguarda il problema che sollevi, bisogna andare ovviamente con i piedi più che di piombo… Fin qui a me non è sembrato che potesse esserci qualcosa del genere. Del resto è abbastanza normale che alcune incisioni possano essere più accurate e meglio realizzate di altre; o che gli stessi brani possano essere suonati a velocità diverse in diverse occasioni, soprattutto nel genere di musica di cui stiamo parlando. Comunque vediamo se riusciamo a trovare degli elementi e delle informazioni più precise al riguardo.

  3. rylan131 Reply

    … ah scordavo che Andrea Carpi ha trascritto diverse cose quindi potrebbe saperlo.

  4. rylan131 Reply

    …come si fa a correggere ed editare? …quella stupida t al posto della r…

  5. rylan131 Reply

    I hesitate… nel tempo ho raccolto di tutto, registrazioni dal vivo naturalmente, eppure non ce ne sono che si avvicinano a Live at New Orleans House e Quah!, che, anche se il livello tecnico non è stratosferico, non sono neanche semplicissimi, soprattutto la dx.

  6. Daniele Bazzani Reply

    Sì, ora sono curioso!

  7. Andrea Carpi Reply

    rylan131, non è che si può fare il nome, così approfondiamo un po’?

  8. rylan131 Reply

    … Una interessante teoria suppone che l’etichetta che stampava i dischi all’epoca avesse l’abitudine di accelerare di un 10-20% le performance in fase di stampa, per far suonare i dischi moderni e aggressivi…

    Interessante quanto scrivi Daniele… pensavo la stessa cosa di un chitarrista +/- contemporaneo che dopo i primi due dischi ha, imo, subìto un calo tecnico… impressionante…

  9. Andrea Carpi Reply

    Il grande etnomusicologo Alan Lomax racconta di aver scoperto Muddy Waters casualmente, nel 1941, quando fece una spedizione a Tunica nello stato del Mississippi sulle orme di Robert Johnson. Scoprì però che Johnson era morto tre anni prima, così la gente dell’area lo indirizzò verso un contadino che suonava nel suo stile, Muddy Waters appunto. E Waters gli cantò “Country Blues”, che era costruita sulla melodia di “Walking Blues” di Robert Johnson e che gli era stata insegnata da Son House. Tra Robert Johnson e Muddy Waters si gioca tutta la storia del traghettamento dal blues contadino del Delta al blues di Chicago. Che storia meravigliosa!

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