The NAMM Show 2017

namm show(di Reno Brandoni) – Penso sia una fortuna poter andare ogni anno al NAMM Show di Anaheim, nella megalopoli di Los Angeles. Lo scopo primario è quello di raccogliere novità e raccontarle ai lettori di Chitarra Acustica, quello secondario – ma non meno importante – è godere di qualche giorno di vacanza sulla costa californiana. Fare questo viaggio ogni anno è certamente un privilegio, anche se spesso il piacere viene oscurato dal dovere. Tante volte, infatti, questo godimento si trasforma in incubo, quando già dopo il primo giorno di cammino attraverso i vari stand si capisce che ci sarà poco da raccontare e incomincia l’ansia da prestazione: bisogna riempire qualche pagina della rivista per giustificare la trasferta, quindi bisognerà pur trovare qualcosa da riportare…

Sarà che sono troppi anni che visito questa fiera e conosco a memoria la disposizione di ogni stand che espone chitarre acustiche. Di solito, comunque, affronto questa fiera sempre con grande entusiasmo, ma quest’anno purtroppo l’eccitazione si esaurisce drasticamente dopo il primo giorno. Sono indeciso se scriverla questa cosa: non so se mi convenga piuttosto usare toni entusiastici e pomposi, per evitare che qualcuno di voi mi chieda: «Ma allora che ci vai a fare?» Vi ricordo che c’è sempre lo scopo ‘secondario’ a cui è difficile rinunciare… E indiscutibilmente l’esperienza è impagabile, solo che purtroppo ho il dovere di metterla a confronto con altre fiere che pian piano stanno crescendo, per cui il paragone tra queste diverse manifestazioni mi costringe a valutazioni non solo legate alla qualità, ma soprattutto alla funzione principale di questi eventi: la presentazione di novità.
Arrivo al punto. La confusionaria e criticata fiera di Shangai, Music China, ha raggiunto un livello di grande interesse e ogni suo angolo nasconde una curiosità o una nuova invenzione. Sembra di stare in un mercatino rionale all’interno di un magazzino di lusso. Ogni piccolo tavolino – non parliamo neanche di stand – alla periferia dei grandi ed eleganti spazi dei marchi più blasonati, può nascondere una sorpresa, una novità inaspettata. Questo dà entusiasmo ed energia al giro di perlustrazione, permettendo di non stancarsi mai e di conservare una costante grande curiosità. Più cerchi, più trovi.

Questa nuova modalità, prima odiata e ora apprezzata, ci ha forse ‘abituati male’, finendo per trasformare il NAMM in una noiosa vetrina. Oddìo, forse ‘noiosa” non è il termine più appropriato, diciamo meglio ‘statica’ vetrina, in cui tutto sa di già visto. Poche attività, nonostante i calendari siano pieni di appuntamenti. Tutto funziona alla perfezione, ma forse il vero problema è proprio la mancanza di qualcosa di nuovo. Qualcosa che ci attragga e renda innovativa l’esposizione. Forse bisogna accettare l’idea che la più grande kermesse dedicata alla musica ceda il passo alla neonata, si fa per dire, fiera asiatica di Shangai, limitandosi a restare una vetrina di strumenti, ma con poche novità; o forse solo con novità molto ben nascoste dalla quantità di prodotti presentati, dagli strilli, dalle luci e dal clamore. Tanto fumo e poco arrosto, si diceva una volta.

Tutto ciò potrebbe richiamare anche una lettura diversa, che in qualche modo giustificherebbe la staticità dell’evento. Probabilmente è arrivato il momento soprattutto di vendere, non più di ricercare e sperimentare; per far questo c’è ‘l’altra fiera’, quella di Shangai. Ad Anaheim, invece, le novità sono soprattutto aggiustamenti commerciali di prodotti o nuove produzioni che nascono in risposta alla concorrenza sempre più agguerrita.
Faccio un esempio riferendomi a un marchio di cui sono un fanatico ammiratore: la Martin. Un suo nuovo prodotto è la nuova serie di corde al titanio, che ho ricevuto in omaggio e che sto provando, e di cui vi dirò in qualche prossimo articolo. Non è difficile capire che probabilmente l’obiettivo è quello di aggredire il dominio Elixir. Adoro le corde della Martin, e sono curioso di capire se questo nuovo esperimento possa rispettare lo standard qualitativo a cui ci hanno abituato.

Sempre allo stand Martin vedo la serie 17: chitarre che richiamano i modelli della ‘Depression Era’. E a questo proposito ero appena stato alla Waterloo by Collings, perché mi sono innamorato delle chitarre della serie WL-14 – che rievocano appunto l’età della Grande Depressione – e desidererei averne una. Lì ho incontrato finalmente uno dei più grandi interpreti della musica blues, Tom Feldmann, che speriamo di ospitare al più presto su queste pagine: questo dimostra che alla fine il NAMM continua ad essere la fiera delle occasioni e delle opportunità.

Waterloo by Collings

Ritorniamo alle chitarre: il paragone tra le chitarre della serie 17 della Martin e della serie WL-14 della Waterloo sorge spontaneo. Questo confronto per il consumatore – e per me – è un’ottima cosa: all’uscita di un prodotto, ecco che subito si apre una possibilità alternativa. Però si combatte copiando, non innovando…

Un modello della Waterloo l’avevo già provato, mentre su una Martin 17 ho suonato qualche nota, ma la fiera non è il luogo giusto per provare strumenti. E visto che la mia curiosità si accresceva, Max Canevaro dell’Eko Music Group, distributore ufficiale Martin in Italia, si è offerto di farmene provare qualcuna per tentare una comparazione. Perché rifiutare? Questo è un motivo in più per tornare a casa pieni di entusiasmo. E chissà se queste chitarre torneranno mai indietro…

Sempre a proposito di corde, il marchio italiano Galli continua a revisionare la sua linea di prodotti per chitarra acustica presentando la serie Fingerstyle con avvolgimento in nickel e bronzo: si annunciano come corde competitive e avvincenti. Le avevo già viste a Shangai e avevo promesso a Tommaso Galli una prova sulla nostra rivista.

Galli Strings

Dietro lo stand della Martin c’è la LR Baggs. In bella mostra troviamo un nuovo sistema portatile PA, il Synapse: estetica molto interessante e curata, direi molto elegante. Ma per parlare del suono e delle caratteristiche di questo Personal PA System dobbiamo aspettare la primavera, infatti il prodotto verrà lanciato nella prossima stagione. Inutile dire che ho già contattato il distributore italiano, Magic Music, sperando che ce ne mandi uno da provare.

Un altro marchio da tenere a mente, tra i produttori di preampificatori di qualita, è la Grace Design. Abbiamo già ospitato la prova di Gavino Loche del modello top della casa, il FELiX. Al NAMM sono stati presentati due nuovi modelli, AliX e BiX, l’uno intermedio e l’altro basic, dai costi più accessibili. Attenzione a questo brand, siamo veramente a livelli di qualità estrema.

Continuo il giro cercando di finire in qualche posto che attiri la mia attenzione. Ci riesco quando da lontano intravedo la figura di Roberto Fontanot. Che qualcuno battezzi quell’angolo di fiera ‘Little Italy’ è scontato, visto che il padiglione del distributore americano racchiude tre marchi Italiani: Eko, Acus e Heart Sound. Il booth è ovviamente invaso da connazionali, e quella degli ‘italiani all’estero’ da legenda diventa realtà: infatti è strano che anche in queste situazioni in cui l’internazionalità dovrebbe rappresentare l’unica regola, quando ci si incontra tra italiani si cerca sempre di creare gruppo. Così il quartiere generale degli incontri e degli appuntamenti diventa proprio questo stand.


Anche qui non mancano i nuovi prodotti. Una nuova serie di chitarre Eko segue un po’ la tendenza del mercato, look essenziale ed elegante: forse anche loro ispirate alla Depression Era? Comunque la cosa più interessante sarà seguire lo sviluppo dell’annuncio in anteprima che ricevo da Giovanni Matarazzo, responsabile della comunicazione del gruppo. Sembra infatti che il progetto più ambizioso del marchio italiano sia quello di ritornare a produrre chitarre in Italia. Questo sarebbe veramente un grande passo, in controtendenza rispetto a chi continua a spostare le attività in Cina alla ricerca di prezzi e condizioni competitive. La Eko ha rappresentato la storia della chitarra italiana grazie ai propri prodotti, e chi di noi ragazzini non ha mai avuto una Eko ‘italiana’ tra le mani? Erano gli anni d’oro dello sviluppo, fermento e creatività davano la possibilità di realizzare prodotti ‘nazionali’ che oggi sarebbe impensabile solo immaginare. Per cui la notizia di un possibile ritorno alle origini è sicuramente la notizia più bella che potevamo ricevere, e sicuramente daremo tutto il supporto informativo necessario.

Continuo il giro e mi dirigo verso lo stand della Schertler per un saluto affettuoso a Drago Dujak. Si parla di Arthur, il nuovo mixer componibile. Definiamo le date per realizzare la prova video del mixer e di una scheda.

Schertler

Passando davanti allo stand della Mayson, azienda che propone un progetto molto ambizioso sulla chitarra acustica, non posso fare a meno di soffermami con gli amici della Fretmonkey per la foto ricordo di rito. Le comunità di chitarristi continuano a crescere, accrescendo l’interesse per la chitarra acustica nel mondo.

La giornata volge al termine ma avevo un altro appuntamento da rispettare, quello alla GHS con Muriel Anderson, che ha appena realizzato un DVD in cui partecipo come amico ‘europeo’ nel suo nuovo documentario sul tour oltreoceano. Come al solito i saluti sono affettuosi e si parla esclusivamente di cibo perché, quando Muriel viene in Italia, di solito è ospite a casa mia per qualche giorno e spende il suo tempo a imparare ricette di cucina Italiana da mia moglie Flavia. Ora loro due discutono di parmigiana e Brian, il compagno di Muriel, non fa che esaltare entusiasta i risultati ottenuti da Muriel in cucina con le melanzane. So che non può fregarvene di meno, ma anche questo è musica.

Si conclude così anche quest’anno il giro dei padiglioni, tra tamburi e schiamazzi, dove risulta impossibile provare qualsiasi cosa e dove, in effetti, si va soprattutto per mantenere i rapporti con gli addetti ai lavori e far vedere che ancora ci siamo… Il che non è mai così scontato, visto che ogni anno qualcuno purtroppo sparisce ingoiato dal buco nero del mercato in crisi.
Sono stato forse troppo ‘aggressivo’ nei confronti di questa edizione del NAMM. Ma ripeto che forse, dopo tutti questi anni, nulla sembra più così entusiasmante e tutto sa di già visto. Il piano terra, un tempo regno della chitarra acustica, ormai è pieno di stand cinesi che conquistano anno dopo anno qualche metro quadro in più, lasciando poco spazio alla magia occidentale di un tempo.
La globalizzazione che avanza sta corrodendo ogni aspetto del fiero nazionalismo americano, ecco perché non sono così certo che tutti gli americani si opporranno al nuovo regime proposto da Trump, che prevede invece proprio un rilancio del prodotto nazionale. Staremo a vedere.

Prima di andare via, come al solito qualche incontro casuale con amici e musicisti, Peppino D’Agostino, Gabor Lesko, Stefania e Tommaso Galli trovati in compagnia della famiglia Aramini, distributori esclusivi del marchio Effedot; che a ben guardare si poteva trovare spesso in giro tra i corridoi della fiera. È ora della chiusura, bisogna partire, c’è ancora tanto da fare e la California ci aspetta.
Al prossimo anno.

Reno Brandoni

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