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Qualcosa si muove nel blues europeoSomething’s Moving in European Blues

Quando abbiamo deciso di far partire una nuova fase di Fingerpicking.net, tra le priorità che più mi stavano a cuore c’era quella di renderlo condivisibile e leggibile a livello europeo e internazionale. Così, nel rispetto dei nostri blogger internazionali, tutti gli articoli che produciamo vengono tradotti e pubblicati anche in inglese. Scrivo quindi con piacere per informarvi della nascita di un’associazione denominata EBU (European Blues Union), che è mossa dallo stesso spirito internazionale.
I particolari li troverete nell’articolo che segue, inviatomi da uno dei promotori italiani, Davide Grandi, curatore della rivista Il Blues (www.ilbluesmagazine.it). Assieme a Ferdinando Vighi e Antonio Boschi dell’associazione Roots’n’Blues (www.rootsandblues.org) Davide è il rappresentante italiano dell’iniziativa, che coinvolge ben quindici paesi europei.

Alex Di Reto


Il primo evento, al quale anch’io ho partecipato, è stato il concerto tenutosi alla BluesHouse di Milano il 7 novembre 2010. I sette finalisti (Mandolin Brothers, Mike Sponza Band, Davide Lipari, Alex Di Reto & The Tulsa Sound Band, Dave Moretti Blues Revue, Egidio ‘Juke’ Ingala & The Jacknives, Daniele Tenca & The Blues for the Working Class Band), precedentemente selezionati fra trentadue candidati, si sono sfidati per individuare il rappresentante italiano che a Berlino, nel marzo 2011, si misurerà con i rispettivi rappresentanti provenienti dagli altri paesi europei. Per la cronaca ha vinto meritatamente Davide Lipari, ‘romano de Roma’, con un look e uno stile molto originale.

Davide Lipari

Alex Di Reto

EBU e la III European Blues Conference

La III Conferenza Europea sul Blues si è tenuta dall’8 al 10 di luglio 2010, durante il Festival di Hondarribia in Spagna. Hanno preso parte più di cinquanta partecipanti provenienti da tutta Europa, quindici paesi rappresentati: Belgio, Croazia, Danimarca, Irlanda, Francia, Finlandia, Germania, Italia, Olanda, Norvegia, Polonia, Inghilterra, Spagna, Svezia e Svizzera. Jay Sieleman, direttore esecutivo della Blues Foundation di base a Memphis, era anch’egli presente. Inoltre erano presenti tutti i settori commerciali della comunità blues, agenti, manager, stampa, radio, organizzatori di festival e proprietari di etichette musicali.
Tra un concerto e l’altro con star del calibro di Solomon Burke e legende del blues come Magic Slim, Pinetop Perkins e Willie ‘Big Eyes’ Smith, i delegati hanno discusso di strategie e attività per rendere più visibile questo stile musicale, soprattutto al fine di agevolare la programmazione degli artisti europei a livello internazionale.
Così è stata creata la EBU, con sede a Bruxelles e con lo status di organizzazione no-profit. I sei membri fondatori sono anche gli amministratori (Roots’n’Blues Festival di Parma, Notodden Blues Festival in Norvegia, Festival Blues Sur Seine in Francia, CrossCut Records e Ruf Records in Germania, Brussels Blues Society in Belgio) cui si aggiunge una base di cinquanta membri attivi. Sono stati creati gruppi di lavoro, con l’estensione dell’attuale sito www.bluesyou.com a web 2.0 per un incremento di interattività, e la nomina di un coordinatore in ogni paese per il marketing e la comunicazione.

È stato infine deciso di organizzare il primo European Blues Challenge (EBC) a Berlino per metà marzo 2011. Ad oggi, tutti i paesi, con l’aggiunta dell’Austria, hanno già selezionato il proprio rappresentante.

Davide Grandi

European Blues Union VZW
Registration number 827.897.671
Chrysantenstraat 28, B-1020 Bruxelles, Belgio
info@bluesyou.com
www.bluesyou.comWhen we decided to start a new stage with Fingerpicking.net’s website, one of the priorities for which I cared the most was that it could reach European and international users. So, in respect of our international bloggers, all the articles we produce are translated and published also in English. And it’s with great pleasure that I announce the birth of this musical initiative, that shares the same international spirit – it is called EBU (European Blues Union).
All the details can be read in the following article sent to me from one of the Italian promoters, Davide Grandi, editor of the magazine Il Blues (www.ilbluesmagazine.it). Together with Ferdinando Vighi and Antonio Braschi of the Roots’n’Blues association (www.rootsandblues.org) Davide is the Italian representative of the initiative, that involves fifteen European countries.

Alex Di Reto

The first event, which I’ve been part of with my band, was the challenge held at the BluesHouse in Milan on the 7th of November 2010. The seven finalists (Mandolin Brothers, Mike Sponza Band, Davide Lipari, Alex Di Reto & The Tulsa Sound Band, Dave Moretti Blues Revue, Egidio ‘Juke’ Ingala & The Jacknives, Daniele Tenca & The Blues for the Working Class Band), selected among thirty-two candidates, played a concert and a jury nominated the band that will represent Italy at the final challenge that will take place in Berlin in the month of March 2011, with all the representatives coming from the other European countries. For the record, Davide Lipari from Rome won the match, deservedly, thanks to his refreshing look and musical style.

Davide Lipari

Alex Di Reto

EBU and the 3rd European Blues Conference

The 3rd European Blues Conference has been organized from July 8th to 10th during the Festival of Hondarribia in Spain. More than fifty attendees coming from whole Europe participated – fifteen countries were represented: Belgium, Croatia, Denmark, Eire, France, Finland, Germany, Italy, Netherlands, Norway, Poland, United Kingdom, Spain, Sweden, Switzerland. Jay Sieleman, executive director of the Blues Foundation, the international organization based in Memphis, Tennessee, also attended. And all sectors of the blues community and blues business were represented too: agents, managers, magazines, radio programmers and deejays, directors of festivals and label owners.
During the weekend, between concerts with headliners such as Solomon Burke or blues ‘legends’ like Magic Slim, Pinetop Perkins and Willie ‘Big Eyes’ Smith, the delegates discussed the network strategies in Europe in order to increase visibility and activity of this musical style, including making it easier for the cross border programming of European artists.
And the European Blues Union has been created. Its HQ is located in Brussells and has a status of a no-profit organization. It started its activities with six founding members as administrators (Roots’n’Blues Festival of Parma in Italy, Notodden Blues Festival in Norway, Blues sur Seine Festival in France, CrossCut Records and Ruf Records in Germany, Brussels Blues Society in Belgium) and with a starting base of fifty active members. Working groups have been created, with the extension of the present site www.bluesyou.com to web 2.0 for increased interactivity, and with the nomination of a coordinator per country for marketing and communication).


Finally a decision has been taken to organize the first European Blues Challenge (EBC) in Berlin, mid March 2011. Each of the fifteen countries today represented in EBU, plus Austria, have already selected the band or solo as their representative.

Davide Grandi

European Blues Union VZW
Registration number 827.897.671
Chrysantenstraat 28, B-1020 Brussels, Belgium
info@bluesyou.com
www.bluesyou.com

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On The Outside

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Rev. Gary DavisRev. Gary Davis

gary_davis
Il Reverendo Gary Davis, che incise sia nel periodo prewar, sia durante il Revival degli anni ’60, è il principale esponente del Piedmont Blues, quella forma di Blues particolarmente complessa sul piano strumentale che si sviluppò lungo l’East Coast e che risultava notevolmente influenzata dal Ragtime. A differenza di altri Bluesmen -che tra le prime incisioni e la loro “riscoperta” successiva avevano abbandonato la chitarra- fu sempre attivo sulla scena musicale, prima nell’originaria South Carolina, poi per le strade di New York.

Nato a Laurens nel 1896, Gary Davis era parzialmente cieco sin dalla nascita e in seguito lo divenne completamente. Autodidatta dall’età di sei anni, sviluppò una tecnica chitarristica che ben presto lo portò a essere consideranto localmente il più dotato e influente tra i suoi pur bravi colleghi. Consapevole delle proprie capacità, tendeva a non apprezzare quelle degli altri chitarristi, a eccezione di Blind Blake e di Willie Walker, dal quale tra l’altro imparò Cincinnati Flow Rag.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, però, la sua carriera discografica prewar fu molto ridotta: infatti, sebbene partecipasse a metà degli anni ’30 alle prime incisioni del proprio allievo Blind Boy Fuller per la ARC, non riuscì nemmeno lontanamente a imitarne i successi. I motivi paiono essere stati diversi: questioni di denaro, la conversione religiosa che gli impedì di registrare Blues, il carattere non molto accomodante che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita…

Così, passarono diversi anni -dedicati ad utilizzare la chitarra prevalentemente come mezzo di diffusione del Gospel- prima che Gary Davis avesse l’occasione di ritornare in sala d’incisione. Questa volta fu per etichette come la Stinson, la Folkways e la Riverside, che iniziavano a mostrare interesse per il Blues e stavano così preparando quel Blues Revival che avrebbe caratterizzato gli anni ’60.

La sua fama andò gradatamente aumentando tra gli appassionati del genere e così intorno a lui si formò un gruppo di giovani allievi, che a loro volta sarebbero divenuti abili chitarristi e avrebbero diffuso il suo stile nei decenni successivi: Stefan Grossman, Woody Mann, Roy Book Binder sono solo alcuni tra essi. Tra l’altro Roy Book Binder, in un suo disco Live, offre un gustoso ricordo della sua prima lezione con Gary Davis, che durò dal primo pomeriggio a notte fonda: d’altra parte, si sapeva che le sue lezioni potevano durare da un’ora a diversi giorni… e sempre al prezzo di 5 dollari l’una…

La fama e un certo successo economico, che gli permisero finalmente una casa decorosa, non smussarono il suo carattere spigoloso, ma ora Gary Davis era circondato da fans devoti e quindi i suoi sbalzi di umore non compromisero questa seconda parte della sua carriera. Restò fedele alla decisione di suonare unicamente Gospel e di evitare il Blues, ma… solo sino a un certo punto e questo ci permette di gustare ancora oggi i migliori Ragtime Blues mai registrati.

Gary Davis, che considerava il basso alternato alla Mississippi John Hurt ormai superato, suonava solo con pollice e indice, usava i picks e aveva uno stile particolarmente complesso, fatto di arpeggi e lunghe sequenze di note sia sui bassi, sia sugli acuti. La sua voce forte e rauca, ben si accompagnava al suono potente della sua Gibson Jumbo 200, anche se non sempre risulta gradevole al primo ascolto. I numerosi filmati in bianco e nero che di lui ci restano trasmettono un senso di energia, in cui la fede religiosa gioca certamente un ruolo notevole.

Morì on the road nel 1972, mentre si stava recando all’ennesimo concerto.

Discografia. Consiglio sicuramente i CD Complete Works (1935-1946) della Document Records, che raccoglie le sue prime incisioni e Blues & Ragtime, della Shanachie, che tra l’altro ha un bel libretto d’accompagnamento, con alcune trascrizioni di Stefan Grossman.
gary_davis The Reverend Gary Davis, who scored both during Prewo, both during the Revival of the '60s, is the leading exponent of Piedmont Blues, Blues that form of especially complex instrumental terms that developed along the East Coast and which are substantially influenced from Ragtime. Unlike other Bluesmen-that among the first recordings and their “rediscovery” after they had abandoned the guitar-he was always active on the music scene, first in the original South Carolina, then to the streets of New York. Born in Laurens in 1896 Gary Davis was partially blind from birth and later she became completely. Self-taught from the age of six years, developed a guitar technique that soon led him to be the most talented in recitals locally and influential among his colleagues but good. Aware of their abilities, they tend not to appreciate those of other guitarists, except for Blake and Blind Willie Walker, from whom he learned among other Cincinnati Flow Rag. Contrary to what one might imagine, however, his recording career was Prewar very small: in fact, even participated in the mid 30s the first recordings of his pupil Blind Boy Fuller for the ARC, he could not even begin to imitate the successes. I seem to have been a number of reasons: money matters, the religious conversion that prevented him to record Blues, the character is not very accommodating that would accompany him throughout his life … So, they passed several years-dedicated mostly to use the guitar as means of spreading the Gospel-before Gary Davis had the opportunity to return to recording studio. This time it was for labels such as Stinson, Folkways, and Riverside, which began to show interest in the Blues and Blues Revival were so prepared that that characterized the 60s. His fame went gradually increasing among fans of the genre and thus formed around him a group of young students, who in turn would become skillful guitarists and would spread his style in the following decades: Stefan Grossman, Woody Mann, Roy Book Binder are just some of them. Among other things, Roy Book Binder, in his disc Live, offers a tasty reminder of her first lesson with Gary Davis, which lasted from early afternoon into the night: On the other hand, knew that his lectures could last from a 'hours to several days … and always pay 5 dollars each … The fame and a certain economic success, which enabled him Finally a decent home, not blunt his sharp character, but now Gary Davis was surrounded by devoted fans, and then his mood swings is not compromised, the second part of his career. He remained faithful to the decision to play only gospel and avoid the Blues, but … only up to a certain point and this allows us to still enjoy the best Ragtime Blues ever recorded. Gary Davis, who considered the low alternate Mississippi John Hurt outdated, played only with thumb and forefinger, and used the picks he had a style particularly complex, made up of arpeggios and long sequences of notes or the bass, and treble. Its loud and raucous, well matched to the powerful sound of his Gibson Jumbo 200, although not always pleasant on the first listen. Numerous black and white footage of him we still convey a sense of energy, where the religion certainly play a role. He died on the road in 1972 but was on his way to the nth concert. Discography. Council will also CDs Complete Works (1935-1946) of the Document Records, which contains his first recordings and Blues & Ragtime, the Shanachie, which incidentally has a nice accompanying booklet, with some transcriptions by Stefan Grossman.

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Blind BlakeBlind Blake

blindblake

E’ curiosa la storia di Blind Blake…

Universalmente riconosciuto come il migliore e più influente Bluesman dell’anteguerra attivo tra l’area della East Coast e Chicago, di lui si conosce ben poco. Addirittura, non è certo nemmeno il suo nome, che si suppone fosse Arthur, e forse anche questo ha contribuito a creare il suo mito.

Nato a Jacksonville in Florida –pare nel 1895, ma la data non è certa- raggiunse una notevole fama locale, prima di iniziare a incidere per la Paramount nel 1926, lo stesso anno in cui iniziò anche la carriera discografica di Blind Lemon Jefferson. Tra l’altro, Blake e Jefferson furono i primi Bluesmen a raggiungere un notevole successo discografico e i soli in grado di competere con le Regine del Blues, che oramai incidevano già dal 1920 e operavano in un contesto ben più sofisticato.

Blind Blake fu anche il primo a registrare un pezzo strumentale di successo, quel “West Coast Blues†con il quale da allora si sono cimentati numerosissimi chitarristi, incapaci però di trarre dalla chitarra quel suono sincopato che è la caratteristica del lavoro con la mano destra di Blake. Non è un caso che il Reverendo Gary Davis, solitamente molto critico e anche un pò spocchioso nei confronti degli altri chitarristi, fosse solito dire che Blind Blake aveva una “sportful right handâ€.

Come tutti i chitarristi girovaghi del suo tempo, Blind Blake aveva un repertorio molto ampio, ma purtroppo le esigenze del mercato discografico “Race”, che in quell’epoca impazziva solo per il Blues, hanno ristretto di molto il genere musicale che Blake finì per incidere nelle sue circa 80 facciate per la Paramount. Addirittura, spesso dovette chiamare “Blues†pezzi che in realtà erano Ragtime o sconfinavano nella musica “pop†dell’epoca.

Registrò con musicisti del periodo pre-blues quali Papa Charlie Jackson e Gus Cannon, con cantanti quali Ma Raney e Ida Cox, oltre che con jazzisti dell’area di Chicago, a riprova di come la sua bravura e la sua capacità di adattarsi a generi differenti fossero universalmente apprezzate.

La crisi del ’29 inflisse un colpo mortale alla sua carriera e, infatti, dopo il ’32 si perdono le sue tracce. Addirittura, le sue due ultime incisioni “Champagne Charlie Is My Name†e “Depression’s Gone From Me Blues†non da tutti i critici vengono oggi riconosciute come sue. Era ormai minato dall’alcool? Era già incapace di suonare decentemente e venne rimpiazzato da un oscuro e poco dotato Bluesman, al quale i dirigenti della Paramount imposero il suo nome, nel tentativo di sfruttarlo sino all’ultimo? Impossibile dare una risposta certa a queste domande.

La sua fine, se possibile, è avvolta ancor più nell’ombra… Pare sia avvenuta nel 1937… in almeno cinque città differenti… Probabilmente dovuta a un incidente… ma non è escluso si sia trattato di un omicidio…

Di lui ci restano un’unica fotografia -che ci mostra un uomo gioviale, certo capace di godersi la vita- e tanta musica suonata con estrema abilità e cantata con una voce ammiccante, capace ancora oggi di farci sorridere al pensiero di che cosa Diddie Wa Diddie possa mai significare…

Discografia.

Il miglior CD singolo dedicato a Blind Blake è Ragtime Guitar’s Foremost Fingerpicker, pubblicato dalla Yazoo, mentre chi è veramente innamorato della sua musica non può non avere l’edizione completa All The Published Sides, curata da JSP Records.

Sample track  blindblake

E’ curiosa la storia di Blind Blake…

Universalmente riconosciuto come il migliore e più influente Bluesman dell’anteguerra attivo tra l’area della East Coast e Chicago, di lui si conosce ben poco. Addirittura, non è certo nemmeno il suo nome, che si suppone fosse Arthur, e forse anche questo ha contribuito a creare il suo mito.

Nato a Jacksonville in Florida –pare nel 1895, ma la data non è certa- raggiunse una notevole fama locale, prima di iniziare a incidere per la Paramount nel 1926, lo stesso anno in cui iniziò anche la carriera discografica di Blind Lemon Jefferson. Tra l’altro, Blake e Jefferson furono i primi Bluesmen a raggiungere un notevole successo discografico e i soli in grado di competere con le Regine del Blues, che oramai incidevano già dal 1920 e operavano in un contesto ben più sofisticato.

Blind Blake fu anche il primo a registrare un pezzo strumentale di successo, quel “West Coast Blues†con il quale da allora si sono cimentati numerosissimi chitarristi, incapaci però di trarre dalla chitarra quel suono sincopato che è la caratteristica del lavoro con la mano destra di Blake. Non è un caso che il Reverendo Gary Davis, solitamente molto critico e anche un pò spocchioso nei confronti degli altri chitarristi, fosse solito dire che Blind Blake aveva una “sportful right handâ€.

Come tutti i chitarristi girovaghi del suo tempo, Blind Blake aveva un repertorio molto ampio, ma purtroppo le esigenze del mercato discografico “Race”, che in quell’epoca impazziva solo per il Blues, hanno ristretto di molto il genere musicale che Blake finì per incidere nelle sue circa 80 facciate per la Paramount. Addirittura, spesso dovette chiamare “Blues†pezzi che in realtà erano Ragtime o sconfinavano nella musica “pop†dell’epoca.

Registrò con musicisti del periodo pre-blues quali Papa Charlie Jackson e Gus Cannon, con cantanti quali Ma Raney e Ida Cox, oltre che con jazzisti dell’area di Chicago, a riprova di come la sua bravura e la sua capacità di adattarsi a generi differenti fossero universalmente apprezzate.

La crisi del ’29 inflisse un colpo mortale alla sua carriera e, infatti, dopo il ’32 si perdono le sue tracce. Addirittura, le sue due ultime incisioni “Champagne Charlie Is My Name†e “Depression’s Gone From Me Blues†non da tutti i critici vengono oggi riconosciute come sue. Era ormai minato dall’alcool? Era già incapace di suonare decentemente e venne rimpiazzato da un oscuro e poco dotato Bluesman, al quale i dirigenti della Paramount imposero il suo nome, nel tentativo di sfruttarlo sino all’ultimo? Impossibile dare una risposta certa a queste domande.

La sua fine, se possibile, è avvolta ancor più nell’ombra… Pare sia avvenuta nel 1937… in almeno cinque città differenti… Probabilmente dovuta a un incidente… ma non è escluso si sia trattato di un omicidio…

Di lui ci restano un’unica fotografia -che ci mostra un uomo gioviale, certo capace di godersi la vita- e tanta musica suonata con estrema abilità e cantata con una voce ammiccante, capace ancora oggi di farci sorridere al pensiero di che cosa Diddie Wa Diddie possa mai significare…

Discografia.

Il miglior CD singolo dedicato a Blind Blake è Ragtime Guitar’s Foremost Fingerpicker, pubblicato dalla Yazoo, mentre chi è veramente innamorato della sua musica non può non avere l’edizione completa All The Published Sides, curata da JSP Records.

Sample track  

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