Suonare con la chitarra la musica delle launeddas

Quando, alla fine di gennaio, Reno mi propose di registrare una serie di videolezioni da pubblicare nel sito Fingerpicking.net, rimasi, allo stesso tempo, lusingato e stupito. Ci eravamo conosciuti pochi mesi prima, al festival Madame Guitar, ed avevamo scambiato poche parole alla fine della serata. Solo per un suo dichiarato interesse per la musica sarda, espresso in quella breve conversazione, gli spedii il mio manuale Musica Classica Sarda – Suonare con la chitarra la musica delle launeddas (Scuola Popolare di Musica di Testaccio, 2000) sicuro di fargli cosa gradita perché so che non ci sono libri didattici che parlano di musica sarda ed in particolare di chitarra. Pensavo che la cosa finisse lì e quindi fu con mio grande stupore che ricevetti la sua proposta.Nelle conversazioni telefoniche che seguirono apprezzai molto le considerazioni di Reno a proposito del mio lavoro, non tanto perché erano degli espliciti complimenti, quanto perché centrava in pieno argomenti e motivazioni che, evidenti a miei occhi, sono stati molte volte per me difficili da far accettare ai miei interlocutori.Nei giorni successivi incominciai a pensare a come impostare il lavoro e, pur avendo una certa esperienza di insegnamento, mi sembrò subito impegnativo realizzare un intero videocorso. Non so se e in quale misura ci sia riuscito, ma spero comunque di suscitare almeno curiosità per un mondo magico e affascinante come quello delle launeddas, triplo clarinetto che la tradizione sarda ci consegna dopo una storia lunga 3000 anni.Io che non sono sardo, per potermi confrontare con una cultura che non mi appartiene per nascita, ho dovuto utilizzare due sistemi di apprendimento che si sono rivelati egualmente efficaci: da una parte quello della musica colta e dall’altro quello della musica di tradizione orale.Il primo si è articolato in più punti:
1. Lo studio del libro di etnomusicologia The Launeddas (Akademisk Forlag, Copenhaghen, 1969) di Andreas Fridolin Weis Bentzon, che contiene informazioni e analisi teoriche riguardanti il mondo dei suonatori e trascrizioni di gran parte del loro repertorio. Testo prezioso e insuperato che consiglio vivamente a chi volesse approfondire l’argomento.2. L’utilizzo della scrittura sul pentagramma per ‘catturare’ le suonate delle launeddas e poterle poi scomporre ed analizzare, per ordinare esercizi e ricordare diteggiature ecc. 3. Lo studio delle tecniche per chitarra come quella classica o fingerpicking o dei chitarristi sardi, dalle quali imparare per elaborare poi soluzioni ad hoc.4. Il confronto della musica delle launeddas con quelle di altre culture che, per evidenti affinità musicali (bordone fisso, musica modale, ciclo ritmico ecc.), hanno una seppur lontana parentela.

Dall’altra parte, per quello che concerne il metodo “tradizionale” che è alla base della ”trasmissione del sapere” nel mondo dei suonatori di launeddas, l’opportunità mi fu offerta dall’incontro con Dionigi Burranca, maestro di launeddas e ultimo rappresentante di una folta schiera di suonatori dell’area del Campidano.Malgrado la sua ‘nobile’ discendenza musicale considerava l’interesse mostrato da degli “estranei continentali” non come un’intrusione fastidiosa, ma al contrario una novità che dava ancora più valore e prestigio alla cultura sarda. Per anni andai a trovarlo considerandolo come il mio principale punto di riferimento e fui ricambiato con grande generosità. I nastri delle lezioni registrate erano il mio piccolo tesoro, che portavo a casa dopo ogni viaggio e riempivano i mesi che dividevano un incontro dall’altro. Ricordo ancora, con struggente nostalgia, le prime lezioni nella sua bottega di calzolaio a Senorbì (nell’aprile 1978) quando, trascurando il lavoro sulle scarpe, afferrava una mancosedda [la più corta delle due canne melodiche delle launeddas] per correggere un passaggio o raccontava di come i suoi maestri sapessero improvvisare «così bene da suonare tre quarti d’ora con tre picchiadas [frasi]» o successivamente nella sua casa di Ortacesus dove restavo per ore ad ascoltarlo suonare e raccontare della sua vita di suonatore.Nei primi anni andavo con l’amico chitarrista Luca Balbo. Insieme suonavamo la musica delle launeddas appresa dal libro del Bentzon. Avevamo studiato e imparato gran parte delle trascrizioni: uno faceva la mancosedda, l’altro la mancosa [la più lunga delle due canne melodiche delle launeddas]: Dionigi apprezzava molto questo “esperimento”.In quegli anni il figlio più piccolo del maestro, Efisio, poteva avere allora 10-12 anni, suonava le launeddas per tradizione familiare più che per passione ed era molto attratto dalla chitarra. Efisio voleva provare a suonare la chitarra come facevamo noi, Luca ed io. Tornato a Roma preparai degli appunti con le indicazioni di base. In un quaderno di fogli bianchi disegnai la griglia della intavolatura e su di essa scrissi gli esercizi delle launeddas per la chitarra.Buffo no? Il padre mi insegnava gli esercizi, io li facevo con la chitarra e poi li scrivevo per Efisio.Questo è stato il primo inconsapevole abbozzo del metodo che avrei poi elaborato e portato a termine molti anni dopo.La storia con Efisio finisce però che lasciò sia le launeddas che i miei appunti e cominciò a suonare rock con la chitarra elettrica nella cantina di un amico.Ora che Reno ed io siamo arrivati alla fine del montaggio e della verifica del materiale, ho voluto scrivere queste righe semplicemente per raccontare prima di tutto come è nato il progetto e per ribadire poi alcuni aspetti e informazioni espresse ‘a braccio’ e un po’ goffamente durante le riprese.Guardando le due lezioni introduttive potrete farvi un’idea chiara di quale è l’argomento trattato e, con degli esempi pratici, provare da subito la musica alla quale faccio riferimento. Nel resto delle lezioni c’è il metodo vero e proprio con esercizi e brani di repertorio.Sono presentate le metodologie e le soluzioni tecniche che sono state necessarie, non solo per la memoria e la conservazione della tradizione, ma anche per ispirazione, impulso e motivazione alla composizione di nuova musica.Ringrazio per lo spazio che mi è stato offerto e per l’attenzione di tutti.

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Redazione

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  1. Filippo Paolo Camboni Reply

    Bellissimo!!!!!!!!!

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