Stefano Barbati, “Il salice, il grano, la rosa – Per un bambino che dorme” (Fingerpicking.net)

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(di Carlo De Nonno) – Davanti a un disco come questo vengono a cadere tutte le categorie critiche dietro le quali si è soliti trincerarsi. Ci si sente imbarazzati e anche un po’ inadeguati a parlare di ‘musica’, di ‘testi’, di ‘strumenti’… Nato da una evidente esperienza fortemente dolorosa, il CD (un intenso e compatto concept album si sarebbe detto un tempo) prende alla gola con la forza di un dolore ormai non più gridato ma anzi introiettato e distillato all’estremo, forse pacificato ma per questo, forse, ancora più assoluto.
Lungo il percorso tracciato da nove testi del poeta e scrittore Remo Rapino (che li recita con partecipe straniamento: viva l’ossimoro!) si snoda una teoria di tracce strumentali rarefatte e assolutamente non autoreferenziali, bensì arrese a una melodia delicata e opalescente, condotta sapientemente dalla chitarra di Barbati e screziata di interventi di altri strumenti: archi, basso, batteria, fisarmonica, percussioni, piano elettrico, bouzouki, suonati e arrangiati in modo splendidamente originale ed elegante, al punto da essere talvolta quasi irriconoscibili nelle loro caratteristiche più note.
E poi la voce, che è quasi sempre quella del poeta che ci parla di bambini e di preghiere e di alberi e di piante (presenze quasi ossessive nel loro ieratico ruolo di testimoni e di custodi: “Degli alberi che sanno”, “Una acacia”, “Una quercia”, “Un pioppo”…) ma che poi si frange a prisma nella antica declamazione di voci femminili dalle disarmanti cadenze dialettali (“D’una preghiera che si fa canto”), di madri che conoscono la vita e la morte e che non sanno che amare. E infine addirittura si fa davvero canto, “Il canto del servo pastore” di Fabrizio De André, inno alla libertà, alla natura, al profumo dei fiori di rosmarino e alla fierezza di una direzione presa anche se «nessuno me l’imparò». Restano uno sguardo di cielo stellato e un prato verde vegliato da un albero. E disegni di bimbo. La vita strappata che vive ancora, perché non sa fare altro.
No, non si può recensire un disco così: occorre ascoltarlo, ascoltarlo, ascoltarlo…

Carlo de Nonno

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 11/2013

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Redazione

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