Simone Nobili – By the River

Felmay/Egea Music
Simone-Nobili_By-the-River
È lungo la riva del fiume che spesso l’uomo coltiva il proprio raccoglimento, il proprio bisogno di spiritualità, il proprio anelito di comunione con la natura, complice il silenzio. E proprio dal silenzio, generatore di suoni dell’anima ancor prima di quelli reali, sono scaturiti molti dei brani di By the River, il primo CD da solista del chitarrista marchigiano Simone Nobili, che li ha concepiti nella sua casa immersa tra le colline dell’entroterra pesarese. Quasi a fare da contraltare a queste tracce di origine ‘bucolica’, se ne sono aggiunte altre che invece sono state composte nell’ambiente urbano, poché l’ispirazione spesso può scegliere anche le strade più difficili ma non per questo meno efficaci.

Nella produzione di By the River, in cui – a parte l’ultimo pezzo che è una versione elettrica della title track – prevale volutamente un’atmosfera acustica, le chitarre folk e classiche sono accompagnate da contrabbasso e batteria. In questa dimensione Simone è circondato da un gruppo di amici musicisti bravi e sensibili: Massimo Ferri alla batteria, Giacomo Dominici al contrabbasso e Daniele di Gregorio, presente al vibrafono in due tracce molto interessanti. Il risultato è un disco – con brani a firma del leader, tranne “My Song” di Keith Jarrett – difficilmente catalogabile sotto il profilo dello stile. C’è sicuramente il jazz, ma ci sono anche sfumature pop e fingerpicking e altro ancora, grazie alle molteplici influenze che si possono ravvisare nel linguaggio chitarristico di Simone: Pat Metheny, James Taylor, Pino Daniele, e anche Keith Jarrett.

Dalle note di copertina apprendiamo che Simone Nobili ha studiato chitarra classica al Conservatorio ‘Gioacchino Rossini’ di Pesaro, cosa che traspare dal tocco, dal ricorso appropriato alle dinamiche, dal fraseggio, dal suono specie sulla classica (in “Echoes from the Past”, “To You”). Esperto nell’uso dell’effettistica e della tecnologia MIDI applicata alla chitarra, ha lavorato per tre anni come progettista e dimostratore ufficiale della Oberheim alle fiere di Los Angeles, Nashville e Francoforte. Ha suonato negli Stati Uniti con grandissimi musicisti di caratura internazionale, per poi dar vita – una volta rientrato in Italia intorno al 2005 – a svariate formazioni.
Vale la pena elencare la strumentazione utilizzata da Simone per il CD, che si compone di una Breedlove Premier Parlor, una Martin D-28, un’altra Martin D12-28 modificata con l’aggiunta di due corde da basso, una classica Ramirez R4 CWE e infine una Fender Strato Reissue ’62.

Un esordio discografico che già denota carattere.

Gabriele Longo

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