Siena Guitar Festival 2013

Un’altra bella manifestazione dedicata principalmente alla chitarra acustica si sta affermando in Italia, precisamente in quella splendida Siena oggi nell’occhio del ciclone di una tormentata crisi politica e finanziaria. Una crisi annunciata, che si avvertiva immediatamente nei discorsi della gente, a partire dallo sfogo rabbioso e lucido del tassista che ci ha accompagnato dalla stazione al centro storico. Del resto non può non far rabbia vedere una città così ricca di storia, di tesori d’arte, di istituzioni culturali prestigiose, immersa in un paesaggio incantevole e fertile, costretta ad assistere allo sperpero delle sue risorse, all’incapacità di far fruttare il suo prezioso potenziale. E, da questo punto di vista, Siena non è che lo specchio di tutta un’Italia profondamente smarrita. Fortunatamente, accanto ai segni della crisi, è possibile scorgere anche i segnali di una volontà di riscatto, di un impegno nella ripresa. Uno di questi forse è proprio il Siena Guitar Festival, giunto quest’anno alla sua terza edizione malgrado tutto, sempre nella scadenza del 4 gennaio, raccogliendo intorno a sé la disponibilità di generosi sostenitori e un pubblico interessato e attento.

Già nella prima edizione del 2011, che si è tenuta nella bellissima Sala del Pellegrinaio all’interno dell’antico Complesso Museale di Santa Maria della Scala, si erano manifestate con evidenza le direzioni musicali che il festival intendeva intraprendere: un dialogo esteso intorno alla figura della chitarra acustica nei suoi vari aspetti e intorno all’influenza della chitarra jazz, grazie alla collaborazione con Siena Jazz, che proprio nel corso dello stesso anno ha potuto dar vita alla prima Libera Università del Jazz in Italia. Dice l’appassionata direttrice artistica del festival, Michela D’Alessandro: «La buona musica non ha frontiere né differenze di generi: questa è l’idea centrale di questa rassegna, rivolta a tutti gli appassionati di buona musica e in particolare ai giovani di Siena. Niente di meglio della chitarra, uno degli strumenti più diffusi, per sperimentare la creatività, la contaminazione, l’apertura al diverso e il dialogo tra le culture e i diversi ambiti musicali. La chitarra si fa portavoce di un compito che la musica svolge da sempre, il dialogo e il confronto, l’assimilazione di concetti diversi per maturare idee innovative». Così, accanto alla chitarra fingerstyle del caposcuola Franco Morone e del giovanissimo Giovanni Baglioni, accanto alla nuova chitarra popolare brasiliana di Marçio Rangel e alla chitarra di Giovanni Palombo, che meglio esprime i contatti tra il fingerstyle e il linguaggio jazzistico, si erano esibiti allora due insegnanti dei corsi di formazione di Siena Jazz: l’affermato Giulio Stracciati e Andrea Scognamillo, che peraltro nella sua veste solistica si esprime volentieri nell’ambito del fingerstyle, come dimostrano la sua vittoria nel 2010 al concorso “Una canzone dei Beatles per la chitarra acustica” di Acoustic Franciacorta e il suo album Partial Life del 2011.
Nel 2012 il festival si è trasferito nella ottocentesca bomboniera del Teatro dei Rozzi. In questo caso la chitarra acustica ‘urbana’ e pop di Massimo Varini si è alternata con le chitarre jazz ma non solo di Roberto Nannetti, che ha collaborato per diversi anni con Sergio Caputo, e di Jimmy Villotti, di cui ricordiamo in particolare il lungo sodalizio con Paolo Conte, per concludere nuovamente con Marçio Rangel, questa volta a duettare con il grande trombettista Fabrizio Bosso in veste di ospite speciale.
E arriviamo alla serata di quest’anno, che è stata felicemente anticipata da un aperitivo e coronata da un brindisi finale offerti dall’azienda vinicola senese Monte Chiaro ‘Terre della Grigia’, come fondamentale tributo alla gioia di vivere e alla rivalutazione delle ‘eccellenze’ del territorio. L’onore di aprire il concerto è stato opportunamente affidato a una giovane promessa classe 1990 del chitarrismo classico locale, Damiano Fineschi, che si è diplomato all’Istituto superiore di studi musicali ‘Rinaldo Franci’ di Siena e perfezionato all’Accademia Musicale Chigiana. Ha suonato una limpida versione della romantica “Rêverie” di Giulio Regondi.
È stato molto apprezzato poi il ritorno sulle scene del chitarrista originario di Bilbao nei Paesi Baschi, Balen López de Munain, che da alcuni anni si è trasferito in Italia dedicandosi all’insegnamento della musica nella scuola. Di solida formazione classica, ma attivo soprattutto nel circuito della world music, ricordiamo di lui i concerti condivisi con Franco Morone e l’ultimo suo disco Lotuneak del 2005, nel quale propone rielaborazioni e brani di propria composizione ispirati alla musica della sua terra e arrangiati in quartetto con Salvatore Maiore al violoncello e al contrabbasso, Geoff Warren al flauto e al sax soprano, Joxan Goikoetxea alla fisarmonica. Nel concerto di Siena ha riproposto una parte di quel disco in veste solistica, sulla chitarra con corde di nylon, alternando ninnananne e brani lenti con ritmi di danza ispirati soprattutto al fandango, il più sentito ballo popolare dei Paesi Baschi. L’accoglienza del pubblico penso che abbia rafforzato in lui l’idea di riprendere l’attività dei concerti dal vivo, cosa di cui siamo molto felici.

La parte centrale dello spettacolo è dominata da Lino Patruno in duo con Michele Ariodante. I due imbracciano due bellissime archtop a cassa alta, che denotano subito il clima musicale nel quale saremo accompagnati: Patruno una tradizionale Gibson; Ariodante un’interessantissima sette corde in stile D’Angelico marcata Eastman, compagnia con sede negli Stati Uniti e produzione artigianale in Cina: collegata a un ampli Polytone, rivela una sonorità di primissimo ordine. Patruno esordisce raccontando di mancare da Siena dal lontano 1967, anno in cui venne per uno spettacolo di cabaret dei Gufi: ed è tutto il suo retroterra di uomo di spettacolo ad ampio raggio che porterà in scena questa sera, con la sua capacità affabulatoria, il suo modo di inframezzare i numeri musicali con racconti di vita, aneddoti sulla storia del jazz, prese di posizione in favore del contributo che i musicisti di origine italiana hanno dato alla nascita di quella musica; per non parlare della sua incalzante chitarra ritmica, che riecheggia lo stile tradizionale del plectrum banjo nelle prime formazioni jazzistiche. Ariodante, dal canto suo, specialista della chitarra nel jazz classico, decora con grande gusto le peripezie del compagno, lanciando i temi e sviluppando gli assoli. Il duo è molto ben assortito e i grandi standard americani degli anni venti e trenta si snocciolano con leggerezza e vivacità: da “All of Me” a “Limehouse Blues”, da “Nobody Knows You When You’re Down and Out” a “Sweet Georgia Brown”, da “Bye Bye Blues” di Les Paul con la moglie Mary Ford al cavallo di battaglia di Eddie Lang e Carl Kress “Pickin’ My Way”, per concludere con “Blues for Michela” improvvisato all’istante per omaggiare Michela D’Alessandro. Un set di grande classe e molto apprezzato dal pubblico.

La serata si conclude ancora con un duo formato per l’occasione da Roberto Cecchetto, altro insegnante di Siena Jazz che negli anni novanta ha fatto parte – tra le varie cose – degli Electric Five di Enrico Rava, e dal fantastico trombettista Flavio Boltro, ex componente del sestetto di Michel Petrucciani oltre che animatore di numerosissime altre importanti collaborazioni, a rinsaldare l’efficace idea di invitare uno specialista di uno strumento diverso dalla chitarra al Siena Guitar Festival come ospite straordinario. Cecchetto per la verità si era esibito anche precedentemente come solista, prima di Patruno e Ariodante, imbracciando una archtop a cassa bassa che preludeva a sonorità più contemporanee, e riproponendo in a solo brani dal suo recente album Mantra, pubblicato nel 2010 dalla Parco della Musica Records/Egea: una serie di lunghe meditazioni dal carattere introspettivo, con interessanti idee melodiche e raffinate sonorità riverberate; un momento di riflessione indubbiamente emozionante. Più scintillante d’altra parte l’esibizione con Boltro, a tratti dagli accenti funky, con lunghi medley di temi originali, standard e un prodigioso omaggio a “Caruso” di Lucio Dalla. Un gran bel finale.
La manifestazione ha goduto quest’anno del patrocinio di 2019 Siena EU, il comitato che promuove la candidatura della città come Capitale europea della Cultura 2019. Auguriamoci quindi che anche la buona riuscita di questa serata sia di buon auspicio affinché Siena torni ad occupare la posizione che merita. L’appuntamento nel frattempo è certamente per la prossima edizione del festival, il 4 gennaio 2014!

Andrea Carpi

 

 

Chitarra Acustica, 2/2013, pp. 20-22

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Redazione
  1. Fabio Reply

    Bellissime iniziative.
    Speriamo abbiano molto seguito.

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