Sergio Altamura a Un Paese a Sei Corde

Quando cambia, il vento porta sempre con sé qualche novità speciale e, in questa serata, oltre a spazzar via il caldo dell’estate, ha portato la musica particolarissima di un grande sperimentatore della chitarra acustica: Sergio Altamura, che nel suggestivo scenario della Centrale di trasformazione dell’ENEL di Gravellona Toce, esempio di modernariato industriale peraltro ancora funzionante, ci ha presentato il 29 agosto il suo ultimo lavoro, Aria meccanica, più alcuni brani tratti dal disco precedente, Blu.

Quando ci si accosta a un musicista che fa della sperimentazione la sua caratteristica principale, usando anche radio, ventole, archetto, voce processata ed effetti elettronici vari, ci si aspetta qualcosa di strano da ascoltare, magari difficile da comprendere. Invece quello che ci ha sorpreso è la grande melodiosità dei brani e la facilità con cui hanno raggiunto il cuore del pubblico. Mentre sul muro di fianco venivano proiettate le immagini della storia di Gravellona, Sergio ha aperto il concerto con la dodici corde in “Naked”, un brano dalle atmosfere molto calde che ricordano paesi lontani, con suoni a volte molto radi e profondi, che fanno pensare a quei cespugli che rotolano nel deserto spinti dal vento.

“Naked”

Ha poi eseguito “Villaggio globale”, un brano in cui onde di energia esplodono quasi improvvise e, di seguito, imbracciata la sei corde, la più dolce “Luna”, dedicata ad una bimba. In “The Octopus Man” ha trasportato sulla chitarra il modo di suonare di un amico percussionista, che deve essere anche particolarmente bravo. I ritmi ossessivi e la voce elaborata elettronicamente hanno prodotto una brano drammatico, quasi una colonna sonora da film. Grande il coinvolgimento del pubblico.

“Octopus Man”

Dopo una parentesi più dolce ed acustica, con “Dragon Fly” è tornato alla sperimentazione elettronica e non solo: dall’uso particolare del loop all’inserimento della voce campionata e dell’E-bow, fino all’allentamento della sesta corda per trarne il suono più basso possibile. E mentre il vento continuava a scuotere le chiome degli alberi intorno, Sergio si è allontanato dal palco mentre la musica continuava a ripetersi grazie alla somma degli effetti elettronici.

Per concludere il concerto, Altamura ha voluto unire l’ultimo brano del cd Blu e “Aria meccanica”, dal nuovo album, per creare un legame tra i suoi due lavori da solista. L’effetto è stato molto forte, per l’uso anche qui intenso dell’elettronica e di oggetti particolari, dall’archetto da violoncello alle pale di un piccolo ventilatore, ma sorprendente per la grande armonia dell’insieme musicale. Con il bis “Les milles lumières d’Anita” ci ha definitivamente salutati regalandoci un pezzo di grande suggestione, con cui ci ha fatto immaginare le mille sfaccettature della luce della luna attraverso tanti vetri colorati.

Patrizia & Mauro Gattoni

(photo by Roberto Aquari)

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  1. Andrea Carpi Reply

    Anch’io ho provato la stessa cosa, la prima volta che ho ascoltato Sergio Altamura dal vivo: laddove mi potevo aspettare una musica impegnativa da ascoltare, ho trovato invece una melodicità e una cantabilità che colpiscono direttamente il cuore!

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