Scuolacustica (8) – In studio ‘ci si sente’ diversi

(di Gabriele Cento) – Diciamolo: entrare in un recording studio ha sempre il suo fascino, vuoi per via dell’acustica ‘trattata’, vuoi per la storia che il luogo può raccontare. Sin dal primo passo dentro la sala, il mondo esterno si allontana sempre di più. Un po’ tutti sono soggetti a questo senso di curiosità: dai semplici visitatori – persone che non suonano o producono, generalmente attratti dalla tecnologia dello studio, dalle manopole e dalle lucette – fino ai musicisti che, per ovvie ragioni, iniziano a vivere in una dimensione diversa praticamente da subito. Sì, ma di che dimensione si tratta esattamente? Se ci mettiamo nei panni della persona la cui performance deve essere registrata i fattori in campo diventano molti, ma vertono tutti intorno ad un unico epicentro: la personalità. D’altra parte una registrazione efficace, nel bene e nel male, sa catturare la personalità dell’esecutore che a sua volta, si spera, la imprime dentro la sua ‘opera’.
Lo studio è un vero confessionale.

Gabriele Cento

Per chi si trova alle prime esperienze, uno dei princìpi con cui bisogna misurarsi sono gli effetti collaterali della ‘definizione’, il dettaglio con il quale si avrà la possibilità di ascoltarsi. Le casse e i microfoni sono dei giudici impassibili, pronti a restituire all’ascolto qualcosa di fin troppo preciso, incluse le sbavature, che appariranno enormi! I microfoni in particolare, fermi a ‘osservare’ per tutto il tempo, hanno in alcuni casi il potere di condizionare la performance. Occorrono tempo, molte ore di registrazione e ascolto per imparare ad apprezzare la bellezza di alcune imperfezioni o decidere di scartarne altre. Tutto ciò è particolarmente vero per gli strumenti acustici, incluse le voci, dove niente si frappone tra le mani e il suono, e il contatto è a dir poco diretto. Esiste anche un’enorme differenza tra il registrare una parte per qualcun altro (cose da session man) e il registrare un’opera propria: quest’ultimo scenario è probabilmente quello in cui la situazione può diventare difficile, a causa del naturale coinvolgimento emotivo. È anche vero che le personalità sono differenti ed esistono quindi differenti modalità di vivere l’esperienza di registrazione; ecco i due opposti:
– il performer disinteressato: un po’ per esperienza e un po’ per carattere, non si cura dell’ambiente che lo circonda ed è in grado di rendere in ogni condizione;
– il performer che impara a gestirsi (come il sottoscritto): cerca di vivere bene l’ambiente in cui si trova, migliora il proprio atteggiamento mentale e cura la respirazione! Un importante consiglio è quello di abituarsi a sentire il suono del proprio strumento, o del proprio brano, dentro la sala stessa, dettaglio che conta per ottimizzare la dinamica e quindi le reazioni timbriche.

Gabriele Cento

Il tecnico gioca un ruolo in prima linea e ha il potere di plasmare le sorti dell’esperienza in studio. Pazienza, creatività e attenzione sono solo alcuni degli ingredienti che possono mettere l’artista in una condizione psicofisica ideale per rendere al meglio. Saper rompere le regole quando è necessario è un buon asso nella manica! Leggevo di Brian Johnson, leggenda del rock, che durante la sua prima esperienza in studio con gli AC/DC decise, dopo vari tentativi, di posizionarsi negli uffici dello studio poiché la sala di ripresa non lo metteva a suo agio. Dall’altro lato è opportuno ricordare che anche l’artista dovrebbe rendersi consapevole di alcune cose: una su tutte è il fatto che eseguire un brano per una registrazione non è come eseguirlo per un live; possono esistere dettagli esecutivi che non sempre hanno lo stesso impatto sonoro, o anche ‘solo’ emotivo, che si ottiene in concerto. Come già accennato, il livello di dettaglio aumenta, rendendo visibili delle sfumature fino a quel momento inedite.

In conclusione, arrivare in studio preparati e con lo strumento nelle migliori condizioni possibili è solo un parte della preparazione. Cercare di capire la propria personalità relazionandola alla musica – e in questo caso specifico all’ambiente di registrazione – può aiutare a gestire meglio l’ansia da prestazione (per chi ne soffre) o in generale a ottenere di più dalla propria performance.

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Redazione

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