Scuolacustica (5) – Verso le accordature aperte

(di Giorgio Verderosa) – Nel vasto panorama delle accordature ‘alternative’, di cui fanno parte anche quelle ‘aperte’, si possono fare numerose considerazioni sulla loro necessità, sulla scelta di quella più idonea per particolari esigenze e sui diversi approcci che riguardano il loro utilizzo. Proprio per questo mi limiterò a proporre alcune riflessioni che scaturiscono dalla mia esperienza di chitarrista, di compositore e di insegnante.
Scuolacustica - Giorgio VerderosaGià durante i miei studi di chitarra classica, ho sperimentato diverse accordature: da quella con la terza corda in Fa# (per riprodurre l’accordatura del liuto) a quella con la sesta corda in Re (che in ambito acustico e rock è nota come Drop D). Poi ancora ho letto uno Studio di Sor, il n. 12 dall’op. 35, che richiedeva l’innalzamento del Mi basso a Fa (ho trovato così interessante questa accordatura che ne ho scritto subito un pezzo), come anche ho studiato un brano di Barrios, “Un sueno en la floresta”, che richiedeva l’abbassamento di un tono della sesta e della quinta corda (DGDGBE). Quest’ultima accordatura me la sono ritrovata quando ho voluto imparare “Tall Fiddler” di Tommy Emmanuel! Il nostro beniamino l’ha utilizzata per riprodurre al meglio il suono del banjo, mettendo il capo al II tasto. È incredibile come una stessa accordatura possa generare due brani così diversi!

Da quando mi sono dedicato alla chitarra acustica ho poi scoperto una ben più ricca varietà di accordature da utilizzare per suonare certi brani appartenenti a diversi generi musicali. Allo stesso tempo le ho adoperate per comporre, per adattare un brano sulla chitarra o magari riproporlo in chiave più propriamente acustica. E ora veniamo ad alcune riflessioni.

Innanzi tutto direi che ogni accordatura alternativa – open tunings comprese, cioè quelle accordature che offrono la possibilità di emettere un accordo maggiore o minore quando vengono semplicemente suonate le corde a vuoto – rappresenta un mondo sonoro a sé. Ognuna di esse può rispondere in maniera più o meno esaustiva a certe esigenze timbriche, armoniche, melodiche e ritmiche che di volta in volta possono rendersi necessarie. Ciò premesso vorrei esaminare alcuni approcci che derivano dalla mia esperienza e che ho riscontrato anche nella pratica comune.
Nell’eventualità di voler affrontare delle accordature diverse da quella standard, potremmo scegliere di limitarci a suonare dei brani che ci hanno colpito oppure esplorarne, in maniera più o meno approfondita, le potenzialità espressive per poterle poi ricercare al momento opportuno.
In questo caso occorrerà un lavoro di ricerca che può partire da situazioni diverse, che qui elenco sommariamente:
1. Solitamente veniamo a conoscenza di una nuova accordatura perché abbiamo tra le mani una trascrizione o una tablatura di un brano che abbiamo scaricato, per il quale è richiesto di accordare la chitarra in modo diverso dall’accordatura standard, o da altre che già conosciamo. Ecco allora che ci mettiamo subito a suonarlo e a guardare quasi esclusivamente la TAB, per eseguirlo quanto prima.
Qui ne approfitto per dire che le tablature, oltre ad agevolare la lettura di brani concepiti in standard tuning, diventano sempre più indispensabili man mano che le accordature si discostano da quella standard! Questo deve anche bastare a preservarci dall’eventuale paura di dover ‘reimparare’ le note della tastiera: lasciamo che le TAB assolvano il loro compito egregiamente! In questo modo andremo ‘dritti al suono’, senza lasciarci necessariamente travolgere dal bisogno di sapere quali note stiamo effettivamente suonando.
Bene, mentre impariamo il brano in questione, potremmo approfittarne per esplorare e approfondire le potenzialità armoniche della sua accordatura, delineando poi delle progressioni di accordi sulle quali articolare una melodia. Ma possiamo anche partire da una melodia e vedere cosa può sostenerla armonicamente con quella accordatura, componendo già così una parte di un nostro brano. Il resto, con un po’ di esperienza e di creatività, o con l’aiuto di un buon insegnante, verrà da sé. È chiaro che potremmo anche avere degli spunti per realizzare un’eventuale cover.

Scuolacustica - Giorgio Verderosa

2. Un’ altra situazione tipica è quella che ci vede sperimentare una certa accordatura in quanto sappiamo che è di uso comune. In questo caso converrebbe ricercare qualche brano, canzone ecc. che la utilizzi, per vedere come viene impiegata nei vari stili musicali, ma anche in che modo viene adoperata da più chitarristi. Questo lavoro ci porterà ad avere una conoscenza più completa e approfondita sull’accordatura in questione e potenzierà ulteriormente le nostre capacità compositive e di arrangiamento.

3. In altri casi può capitare di voler sperimentare un’accordatura particolare utilizzata da un determinato chitarrista. Va da sé che sarà opportuno conoscerne almeno qualche brano, per saperla destreggiare con disinvoltura e vedere se può eventualmente interessarci nell’adoperarla sistematicamente o saltuariamente per esprimere certe nostre connotazioni artistiche ed estetiche.

4. Infine, ci potrebbe essere un approccio più ‘razionale’, dove la sperimentazione delle accordature alternative avviene in maniera più graduale e sistematica, all’insegna dello step by step. Questa, quasi certamente, possiamo considerarla una situazione didattica, in cui l’insegnante propone un percorso che parte magari da una sola corda intonata diversamente per poi passare via via anche alle altre. Personalmente parto dalla Drop D per poi procedere con la Double Drop D (DADGBD) e poi con la DADGAD ecc. Ma faccio anche questo percorso: Drop D, DADGBD e poi DGDGBD, pervenendo così alla cosiddetta Open G. Per le altre accordature procedo ulteriormente in questo modo o adotto altri percorsi. Questo approccio fa abituare progressivamente alle nuove sonorità e alle diverse tensioni delle corde, le quali vanno a incidere sulla forza da imprimere e sulla resa timbrica. E così, è il caso di dire, abitueremo gradualmente le mani – e le orecchie! – al nuovo assetto delle corde e alla nuova ‘geografia sonora’ della chitarra.

In questo percorso tra le varie accordature scopriamo, di volta in volta, i nuovi intervalli che vengono a crearsi tra le corde. Essi ridefiniscono l’architettura sonora della tastiera e, pertanto, nel nostro tentativo di riprodurre qualche accordo, ci porteranno ad altri raddoppi di certe note, ad altri rivolti, ad altri voicings inaspettati e magari interessanti, all’adeguamento o alla creazione di altri shapes per realizzare gli accordi. Anche quando dovessimo suonare qualche arpeggio che facciamo abitualmente, sentiremo delle combinazioni sonore che potranno destarci una gran meraviglia, o indurci ad apportare qualche accorgimento per renderlo più vicino a ciò che vogliamo esprimere. Finalmente ci accorgiamo di poter ‘liberare’ sonorità che altrimenti non sarebbero riproducibili, se non a costo di diteggiature molto impegnative o addirittura impossibili.

Ecco allora che quell’accordatura fa ‘suonare’ davvero in maniera diversa la chitarra, e la composizione stessa ne viene stimolata, libera di transitare su ben altri binari sonori sui quali le nostre dita possono scorrere più entusiaste e più gratificate. I nuovi intrecci sonori ci stimolano a portare avanti le nostre idee musicali, i nostri giochi sonori, i nostri pensieri, le nostre emozioni e tutto ciò che vogliamo comunicare: allora accordiamo la chitarra nel modo che più ci ispira ed ecco un nuovo mondo di suoni pronto per essere svelato.

Parallelamente a questo approccio ‘razionale’, a seconda dell’allievo, ne propongo anche uno di carattere più ‘istintivo’, dove la scoperta delle accordature alternative avviene tra accordature anche molto distanti a livello sonoro l’una dall’altra. Questo è suggerito allo scopo di favorire una certa elasticità mentale e adattiva alle nuove situazioni sonore, espressive e di tensione delle corde che si vengono a creare. In questo tipo di percorso utilizzo proficuamente il testo Open Tunings di Daniele Bazzani, che trovo molto adatto sia sotto il profilo didattico che musicale, così come il testo che lo stesso autore ha scritto insieme con Luca Francioso, Fingerstye Guitar – Intermediate – vol. 2, entrambi editi da Fingerpicking.net.

Se non avessi mai adoperato le accordature alternative non avrei mai potuto comporre tanti dei miei brani. E penso anche a quanti chitarristi ci hanno regalato e continuano a donarci autentici gioielli musicali grazie alle loro accordature. Vorrei concludere dicendovi che avrei voluto aggiungere altre riflessioni riguardanti ad esempio la scelta delle corde, l’affidamento a un liutaio ecc. Chissà, magari in un prossimo numero… Nel frattempo vi auguro le più splendide sperimentazioni.

Giorgio Verderosa
Insegnante di Torino

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