Rolando Biscuola a Un Paese a Sei CordeRolando Biscuola at ‘Un Paese a Sei Corde’

GOZZANO, 9 luglio 2011 – Assistere a un concerto di Rolando Biscuola è un’esperienza singolare, che può lasciare straniti per quanto questo artista è fuori da ogni schema. L’impressione è di trovarsi davanti a un folletto dei boschi, con quel suo modo di suonare un po’ saltellante e quegli sguardi spiritati che lancia, di tanto in tanto, al pubblico per sottolineare i momenti salienti di un brano. Non si può fare a meno di essere rapiti dalla sua musica, davvero particolare, ma anche dalla sua voce conturbante, così calda e profonda.
E dire che questo concerto deve essere stato sicuramente faticoso, soprattutto per il caldo soffocante. Questo strano mese di luglio, col suo clima bizzoso, ha costretto gli organizzatori di Un Paese a Sei Corde a predisporre la serata al chiuso, che in una Gozzano con tutte le chiese in ristrutturazione, ha implicato ricorrere a una saletta del Centro Sportivo. Qui le luci e il gran numero di spettatori hanno indotto una temperatura sahariana sul palco, mettendo a dura prova il povero chitarrista che ha concluso la serata madido di sudore!

Ma niente poteva rovinare la magia che, nonostante tutto ciò, si è venuta a creare già col primo brano, “Inner Secrets”, dall’omonimo CD, e che è continuata anche con gli omaggi ad altri compositori, quali Bill Frisell e Leo Kottke. L’alternanza di generi vari, dal fingerstyle al jazz, dal blues alla musica indiana, dagli omaggi a George Harrison ed Elvis Presley fino a Johann Strauss jr., col suo celeberrimo valzer “Voci di primavera”, ha coinvolto i presenti in una girandola di sensazioni diverse, intense e divertenti allo stesso tempo. Chi altri potrebbe musicare una poesia di Ezra Pound trasformandola in una canzone ammaliante intitolata “L’albero”? O cimentarsi nel non facile compito di arrangiare per chitarra acustica dei classici del jazz come “Peri’s Scope” e “Turn Out the Stars” di Bill Evans. Per poi passare a “My Sweet Lord” e “Here Comes the Sun” di George Harrison? Poi, come una pallina in un flipper, eccolo rimbalzare in un’altra direzione, verso “Monk Blues”, particolare, dalle dissonanze alla Thelonius Monk. Altro rimbalzo e già è altrove, in quel misto di fingerstyle e gipsy che è “Citravati Road”.
Ormai il pubblico è disposto a seguirlo ovunque, sedotto dall’ecletticità di questo personaggio che passa da Elvis Presley a una canzone indiana, “Narayan”, alla vecchia Vienna di Strauss per poi approdare al bar sotto casa sua, di cui ha saputo ‘imbottigliare’ i suoni e le atmosfere in un brano geniale dal titolo “Ritter Rag”. Gli spettatori, travolti da questo viaggio intorno al mondo e dentro il tempo, sono impressionati da quanti interessi musicali abbia Rolando Biscuola e forse ancor più dal fatto che tutti si trasformino in brani sempre nuovi e originali. E mentre dalle finestre si vedono balenare i lampi dell’imminente temporale, il concerto si conclude con un altro momento di poesia, “Canzone”, sempre di Ezra Pound, che con la voce e la chitarra di Biscuola è diventata un dolcissimo commiato da una serata davvero sorprendente.

Patrizia & Mauro Gattoni

(foto di Roberto Aquari)

GOZZANO, 9th July 2011 – Being present in a concert by Rolando Biscuola is a singular experience, that can leave you feeling dazed due the extent to which this artist deviates from any set trend. His way of playing, which involves a lot of jumping around, creates the feeling of being in the presence of a woodland sprite, all the more so thanks to those spirited glances he shoots at the public every so often, to emphasise the salient moments of a piece. His music is so unique that you can’t help being spellbound by it, as by his provocative voice that’s so hot and deep.
And to think that this concert must have been so tiring, especially owing to the stifling heat. This strange month of July, with its whimsical climate, forced the organisers of ‘Un Paese a Sei Corde’ to pre-arrange the evening in a sheltered setting, and as all the churches in Gozzano are undergoing restoration this meant resorting to a room in the Sport’s Centre. Here, the lights and the huge number of spectators created Saharan temperatures on stage, that really put the poor guitarist to the test who ended the evening soaked in sweat!

But nothing could ruin the magic that his first piece “Inner Secrets”, from his CD with the same name, created despite the circumstances. This magic continued with tributes paid to other composers such as Bill Frisell and Leo Kottke. He alternated various genres from fingerstyle to jazz, from blues to Indian music, from tributes to George Harrison and Elvis Presley on to Johann Strauss jr. with his renowned waltz “Frühlingsstimmen”, and swept all those present up in a whirl of varied sensations that were intense and fun at the same time. Who else could put a poem by Ezra Pound to music and transform it into an enchanting song entitled “L’albero”? And who else could try their hand at the difficult task of arranging jazz classics such as Bill Evans’s “Peri’s Scope” and “Turn Out the Stars” for acoustic guitar? How could he go on to play George Harrison’s “My Sweet Lord” and “Here Comes the Sun”? Then, just like a little ball in a pinball machine, here he comes bouncing back in the opposite direction towards “Monk Blues”, in a most particular style full of the dissonance that’s so typical of Thelonius Monk. Another bounce and he’s off again somewhere else in a mix of fingerstyle and gypsy in “Citravati Road”.
By now his public is willing to follow him anywhere, seduced by the eclecticism of this character who goes from Elvis Presley to an Indian song, “Narayan”, and then to Strauss’s old Vienna only to arrive back at his local pub, whose dreams and atmosphere he knew how to ‘bottle’ in a genial piece that goes by the name of “Ritter Rag”. The audience were swept away on this trip across the world and through time, were struck by the scope of Rolando Biscuola’s musical interests and perhaps most of all by how he always manages to transform this into new and original pieces. And while through the window the first flashes of lightening can be seen from the imminent thunderstorm, the concert concludes with another moment of poetry – “Canzone”, once again by Ezra Pound. Biscuola’s voice and guitar turn it into a tenderly sweet farewell for a truly surprising evening.

Patrizia & Mauro Gattoni

(photo by Roberto Aquari)

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