RODA DE CHORO – Una jam session genuinamente brasiliana

(di Giulia Salsone e Gabriele Longo) – Fin qui un doveroso ricordo dei grandi del passato che hanno contribuito alla definizione del genere dello choro. Ma in Brasile la musica è vita, e la vita è musica. Insomma, vive di quotidianità. Scendiamo tra la gente e osserviamo come si manifesta la genuinità del ‘suonare choro’.
All’inizio lo choro non era un vero e proprio genere, bensì un modo di suonare ogni stile di musica. L’esecuzione musicale non era scritta ed era prettamente strumentale. Basata su varie linee tra melodia, contrappunto e accompagnamento, si concretizzava in una musica difficile da suonare e per questo forse ignorata dai mezzi di comunicazione e destinata a un pubblico ristretto, a un fine ascoltatore.

Dino 7 cordas

La composizione strumentale dei primi gruppi girava intorno a un trio formato da flauto, lo strumento solista; chitarra (violão), che faceva da accompagnamento come se fosse un contrabbasso (i musicisti dell’epoca chiamavano questo accompagnamento grave baixaria); e cavaquinho, che realizzava un accompagnamento più armonico, con accordi e variazioni. Agli inizi del Novecento si aggiunsero, come si è detto, altri strumenti: il pianoforte negli anni ’20 e, come nel ragtime e nel dixieland nordamericani, la tromba, il sassofono e il contrabbasso, oltre alle percussioni afrobrasiliane.
La roda de choro è ciò che più esprime il carattere peculiare di questa musica e dei loro protagonisti. Originariamente fu un insieme di musicisti non professionisti chiamati chorões, che si riunivano spontaneamente in feste private o nei caffè dove passavano la notte suonando in cambio di cibo e bevande. Molto amata e rispettata per la qualità strumentale e la capacità di invenzione, unita unicamente dalla passione per la musica, la roda è tutt’oggi una pratica più che mai viva anche tra i musicisti professionisti, in gran parte del Brasile.
La roda perfetta è quella che mescola musicisti di diverso livello, a cui comunque è richiesto di conoscere senza incertezze le melodie, le armonie e i ritmi tipici della musica popolare, con un intreccio di fraseggi e scambi tra i vari solisti.
Se all’inizio lo choro fu musica destinata ad un pubblico ristretto, in seguito all’introduzione dei testi verbali acquistò maggiore popolarità. L’inserimento di parti vocali al posto dello strumento solista prendeva ispirazione dal samba, conservando però di preferenza la forma degli choro strumentali, che di solito consistevano di tre parti secondo lo schema A-B-A-C-A. In questo caso erano definiti samba-choro. Bisognerà comunque aspettare la fine del Novecento perché lo choro si affermi definitivamente, grazie all’interesse di alcune etichette indipendenti.
Nei decenni tra gli anni ’50 e ’70 lo choro ebbe un periodo di oscuramento, durante il quale non vi furono giovani che suonavano questo genere. Il loro interesse si spostò sulle orchestre da ballo e specialmente sulla bossa nova, che segnò fortemente il decennio dei ’60. La rinascita avvenne intorno alla fine degli anni ’70, con il successo di gruppi come i Novos Baianos e di giovani musicisti e compositori quali Paulinho da Viola, Déo Rian (che fu leader del gruppo Época de Ouro dopo la morte nel 1939 di Jacob do Bandolim), Joel do Nascimento, Paulo Moura ed Henrique Cazes. Rimane storica una jam session nel popolare locale Sovaco de Cobra nel quartiere Penha, un sobborgo di Rio.
Nel 1987 e nel 1988 alcuni di questi chorões, con il maestro Altamiro Carrilho, ricrearono le rodas nel suburbano di Rio, precisamente nello stage del Teatro Municipale dove registrarono un CD chiamato Noites Cariocas. Negli stessi anni il disco Cartola, del grande sambista, fu fondamentale per permettere alle nuove generazioni di conoscere il genere dello choro. Arrangiato da Dino 7 Cordas e con la partecipazione di musicisti come Canhoto, Meira, Copinha e Marçal, il disco catalizzò nuovamente l’interesse per l’esperienza choristica, dando impulso al sorgere di nuove formazioni.
Gruppi come Galo Preto, formatosi nel 1975, e soprattutto Os Carioquinhas nel 1977, testimoniarono quindi la rinascita del genere e l’avvento di una nuova generazione di musicisti di talento. In particolare, nei Carioquinhas suonavano il grandioso Raphael Rabello alla chitarra sette corde, Mauricio Carrilho alla sei corde, Luciana Rabello al cavaquinho, Paulinho do Bandolim, Celso Silva al clarinetto e Mario alle percussioni.
Una delle rodas più famose fu senza dubbio quella che si tenne, per tutti gli anni ’50 e ’60, a casa di Jacob do Bandolim a Jacarepaguà, le cui riunioni rimasero leggendarie; così come quelle che, negli anni ’80, si tennero a casa di Alvaro Carrilho, fratello di Altamiro e padre di Mauricio.
Grazie a un gran numero di eccellenti musicisti e alla loro vitalità, lo choro ha ottenuto ormai un riconoscimento internazionale, che lo vedrà protagonista ancora a lungo negli anni a venire.
>Giulia Salsone e Gabriele Longo


Chitarra Acustica, 2/2013, p. 33

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