Pietro NobileIndefinito infinitowww.pietronobile.comPietro NobileIndefinito infinitowww.pietronobile.com

L’indefinito Infinito di Pietro Nobile realmente non ha confini. Questo suo ultimo lavoro può essere ammirato sotto diversi aspetti: la tensione esecutiva (fluidità e passione), la creatività compositiva e –non ultima – la qualità tecnica delle registrazioni.

Pietro si riconferma abile esecutore: nonostante sia dotato di una eccellente tecnica, modera il virtuosismo utilizzando ciò di cui c’è bisogno senza strafare. Il CD pertanto si presenta perfettamente equilibrato, né una nota in più, né una nota in meno del necessario. Ne godono allora sia l’orecchio che l’animo. Si percepisce intensamente questa ‘etica’ esecutiva, che non presenta sbavature né momenti riempiti da inutili rappresentazioni. Sarà allora la maturità di Pietro che colpisce: evidentemente il chitarrista non ha più nulla da dimostrare e può scivolare dentro le note senza doversi appendere a folgoranti algoritmi. Piuttosto viaggia attraverso le emozioni badando al tocco e alla giusta misura di ogni nota.
Le composizioni sono quasi tutte sorvolate da un velo di malinconia. Meritano di essere ascoltate in silenzio, forse anche ad occhi chiusi, per percepirne il colore che scaturisce da ogni battuta, mai casuale, mai banale. Il brano che dà il titolo al CD, “Indefinito infinito”, sicuramente è molto rappresentativo di tutta l’opera e del momento emotivo dell’artista. Ma anche le altre composizioni non si distaccano dal clima ‘crepuscolare’ di tutto l’album. Qualche pennellata di vispo colore ci viene da “Se passi di qua”, ma sempre nei limiti di una meditazione profonda e di un sentimento, questa volta, ben definito. In “Trasparenze” si nota un richiamo classicheggiante, con un bel tema che non sfigurerebbe suonato da una chitarra classica, anche se il suono di Pietro aggiunge magia alla magia. C’è una composizione però che mi entusiasma più di altre: si chiama “C’è di più”, e mi piace definirla come la sintesi di ciò che sarà la musica per chitarra in un ‘indefinito futuro’. L’uso sapiente dell’elettronica, il tappeto innaturale di suoni, rumori e riverberi si fonde con il caldo tocco chitarristico, regalando forse uno dei momenti più significativi di tutto l’album. L’esplorazione di questo universo m’incuriosisce e spero che Pietro Nobile, nel suo prossimo lavoro, approfondisca questi temi per regalare alla chitarra nuovi spazi di espressione e comunicazione.
Il lavoro si conclude con “Una voce nel tempo”. Un brano cantato nel disco di un chitarrista? Sembra forse un po’ strano e stride con tutto il resto del lavoro. Ma, come dicevo, nulla è mai per caso nella testa di Pietro e questo capitolo finale, probabilmente, rappresenta un passo in più verso un messaggio che tenta forse di diventare sempre più musicale e meno legato alla chitarra. Solo il tempo potrà dare una risposta a questa scelta coraggiosa, ma realmente scollata da tutto il lavoro. Potremmo assimilarla a una sorta di bonus track o, forse, è solo una porta che si apre ad un nuovo mondo.
Rimane solo da accennare qualcosa sulla qualità del suono. La maniacale passione di Pietro per le tecniche di registrazione e l’ossessiva ed esagerata ricerca della perfezione, regalano all’appassionato cultore della qualità dei suoni un CD da utilizzare sul proprio impianto per godere al meglio di suoni e frequenze ad altissima qualità.

Reno Brandoni

Pietro Nobile’s ‘Undefined Infinity’ really has no limits. This last work of his can be admired for various aspects: the tension present in its performance (fluidity and passion), its compositional creativity and – last but not least – the technical quality of the recording.

Pietro has given us another confirmation that he is an able performer. Despite being talented with excellent technique, he moderates his virtuosity using only that which is necessary without overdoing it. Therefore the CD is perfectly balanced. There is not one note more, nor one note less than just what is necessary. Both the ear and the soul rejoice! This performative ‘ethic’ is intensely felt. There are no smears or moments filled in with needless representations. It must be Pietro’s maturity that strikes us. It is evident that the guitarist has nothing to prove and so can slide down into the notes without having to grab on to dazzling algorithms. Quite the opposite. He lets his emotions guide him and is attentive to each touch and to the right measure of every note.
The compositions are almost all overhung by a veil of melancholy. They deserve to be listened to in silence, maybe also with your eyes closed, to sense the colour that is released with every beat. Never accidental. Never banal. The piece that gives its title to the CD, “Indefinito infinito”, is certainly representative of the whole work as well as of the artist’s emotional moment. But the other compositions don’t go far away either from the twilight atmosphere of the whole album. A few brush-strokes of lively colour come with “Se passi di qua”, but they remain within the boundaries of deep meditation and a feeling, this time, well-defined. In “Trasparenze” you can detect classical references, in a beautiful theme that wouldn’t in fact be out of place played on a classical guitar, even if Pietro adds magic on magic.
There’s one composition however that enthuses me more than any of the others. It’s called “C’è di più”, and I’d like to define it as the synthesis of what there’ll be in music for the guitar in an ‘undefined future’. A wise use of electronics, the unnatural carpet of sounds, noises and reverbs that melt into the warm touch of the guitarist offers us maybe one of the most significant moments on the whole album. The exploration of this universe makes me curious and I hope that Pietro Nobile will go deeper into these themes, in his next album, in order to offer the guitar new spaces for expression and communication.
The work finishes with “Una voce nel tempo”. A vocal piece on the album of a guitarist? It may seem a bit strange and jars with the rest of the work. But, as I said before, nothing is ever accidental in Pietro’s head and this final chapter, probably, represents a further step towards a message that perhaps he wishes to become increasingly more musical and less tied to the guitar. Only time can provide an answer to this courageous choice, that’s unconnected with the rest of the work. We could assimilate it as a kind of bonus track or, perhaps, it’s just a door that’s about to open onto a new world.
I only have left to say something as to the quality of the sound. Pietro’s maniacal passion for recording techniques and his obsessive and exaggerated quest for perfection, offer the passionate cult follower of sound quality a CD to use on their sound system to bask in the best sounds and frequencies at the highest quality.

Reno Brandoni

This review is in Chitarra Acustica, n. 4, July 2011, p. 14.

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