Peter Finger e Val Bonetti a Un Paese a Sei CordePeter Finger and Val Bonetti at ‘Un Paese a Sei Corde’

STRESA, 6 agosto 2011 – Stresa è entrata a far parte quest’anno di Un Paese a Sei Corde e ha avuto, di diritto, il suo ‘battesimo del concerto bagnato’. Quindi, per colpa dell’intensa pioggia, niente magnifico giardino affacciato sul Golfo Borromeo per questa importantissima serata. l’amministrazione comunale ha messo a disposizione la sala della Palazzina Liberty, molto accogliente ma davvero troppo piccola per contenere tutto il pubblico accorso per assistere all’esibizione di Peter Finger.

Val Bonetti e Peter Finger


La serata è stata aperta da Val Bonetti, un esordiente di tutto rispetto, che ha dato con la sua musica un valore aggiunto all’evento. Questo giovane chitarrista ha dimostrato di sapere bene il fatto suo fin dal primo brano. Nessun tentennamento ha tradito l’emozione di trovarsi al cospetto di un grande maestro e il pubblico è rimasto subito sorpreso dalla sua musica, ricca di personalità, fresca e originale. Una volta rotto il ghiaccio, Val ha presentato a uno a uno i suoi pezzi, ispirati da fatti singolari. Come “The Frog in the Kitchen”, nato dall’apparizione di una rana in cucina. Se succede al quarto piano a Milano, merita davvero un brano come questo! E se costatare di avere poco più di tre euro in tasca per tornare a casa può dare vita a “3.25”, con quel pizzico di jazz che lo rende tanto raffinato, allora cosa può produrre il sorriso del grande amore? Una deliziosa “Then She Smiled”, che porta con sé romantiche atmosfere parigine. Perfettamente a suo agio, ha dimostrato una notevole capacità interpretativa nel presentare i suoi brani, riuscendo con poche parole a coinvolgere il pubblico, che gli ha dimostrato grande simpatia, apprezzando notevolmente anche gli ultimi due pezzi suonati, “Clowntown” e “Night Will Be Light”, così diversi tra di loro.
Dopo tale preambolo, che può fare Peter Finger per non deludere i suoi fan? Può suonare come solo lui sa fare, partendo con ‘un piccolo intro’ dal ritmo indiavolato, tanto per cominciare. “Spice of Life”, poi, molto ritmato, con le sue influenze sudamericane, è un raggio di sole in questa serata piovosa. Ma lo scrosciare della pioggia è niente a confronto di quello degli applausi del pubblico, anche quando l’atmosfera si fa più intima con una dolcissima ballad dedicata a sua madre. Peter Finger nella sua musica ha raccolto influenze da tutto il mondo, senza mai subire le mode del momento. Lo si sente chiaramente in “Crossing Roots”, nel quale i ritmi africani sono evocati senza far ricorso alle percussioni che tanto affascinano altri chitarristi. La gente, stipata in ogni spazio disponibile, ha continuato ad applaudire entusiasta questo artista che ha saputo proporre persino un arrangiamento di un brano di Johann Sebastian Bach, “Andante”, senza che risultasse minimamente stucchevole. D’altronde, ha spiegato in un inglese abbastanza semplice, è cresciuto in una famiglia di musicisti e il violino ha costituito il suo primo strumento. È stato per lui naturale trasportarne gli studi sulla chitarra. Così com’è stato impossibile trovare una moglie del tutto estranea alla musica. Fino in Francia è andato a cercarla, per poi finire tra le braccia di una pronipote di Chopin! E allora ecco la divertente “Onkel Frédérich” a celebrare la parentela. Il pubblico ha risposto con grande calore, spellandosi le mani, e ha continuato a farlo per ogni esecuzione, da “Dream Dancer” a “Getaway” fino al conclusivo “Vive la vie” con cui Peter ci ha salutato.
Ma i presenti non erano ancora paghi e allora ecco pronto il bis con un brano intenso e dolcissimo, dal titolo assolutamente impronunciabile. E Val Bonetti? Anche lui è stato richiamato dal pubblico e, insieme con Peter Finger, ha improvvisato un classico del blues. Seduto per terra, il suo sguardo era quello dello scolaro attento e preparato, che partecipa alla lezione con attenzione e voglia di far bene sotto la guida amorevole del grande maestro. Il risultato è stato un duetto simpaticissimo, che ha lasciato in tutti i presenti la piacevole sensazione di continuità fra generi e generazioni, e che la chitarra acustica di qualità esiste e continuerà ad esistere.

Patrizia & Mauro Gattoni

(foto di Patrizia Mattioli)
STRESA, 6th August 2011 – This year, Stresa has become part of ‘Un Paese a Sei Corde’ and so it earned the right to be ‘baptised’ by a wet concert. Thanks to the intense rain, we had to say goodbye to the magnificent gardens overlooking the Golfo Borromeo for this ever so important evening. The town council made the Palazzina Liberty available. It was more than welcoming, but really far too small to hold the public that had flocked to witness Peter Finger’s performance.

Val Bonetti and Peter Finger


The evening was opened by Val Bonetti – a budding new talent who gave the event an extra touch with his music. This young guitarist proved he knew his trade very well indeed right from the very first piece. No dillydallying betrayed his emotion at finding himself in the presence of such a great master, and the public was immediately swept along by his music that was fresh, rich with personality and original. Once the ice was broken, Val presented his pieces one by one. Each of them had been inspired by particular circumstances, such as ‘The Frog in the Kitchen’ that had come about thanks to the unexpected appearance of a frog in his kitchen. Happening as it did on a fourth floor flat in Milan, it truly merits a piece such as this! And if realising that you only have three euros in your pocket to get home with can be the spark of life for a piece like ‘3.25’, which has just the right sprinkling of jazz to make it refined, then what can the smile of his great love create? A delightful ‘Then She Smiled’ that brings the romantic atmosphere of Paris with it. Perfectly at his ease, he showed notable performing ability when presenting his pieces and managed to engage the public with just a few words. In return, they showed how much they liked him and clearly voiced their appreciation of both of his last two pieces, ‘Clowntown’ and ‘Night Will Be Light’, that are so different from each other.
After such an introduction, what could Peter Finger do so as not to disillusion his fans? He could play as only he knows how and he began with ‘a small intro’, with a devilish rhythm just to get things going. ‘Spice of Life’ followed with its South American influence and catchy rhythm and was a ray of sunshine in this rainy evening. But the roar of the rain was nothing in comparison to the public’s roars of applause, even when the atmosphere became more intimate with a really sweet ballad dedicated to his mother. In his music, Peter Finger has gathered up influences from all over the world, without ever giving in to passing fashions. This can clearly be perceived in ‘Crossing Roots’ in which African rhythms are evoked without resorting to percussive techniques, which are so addictive for other guitarists. People in the audience were jammed into every space available and they continued to applause enthusiastically throughout, even for an arrangement of a piece by Johann Sebastian Bach, ‘Andante’, that wasn’t twee in the least. Besides, he explained in simple English how he grew up in a family of musicians and the violin was his first ever instrument. It was only natural for him to transpose the studies he had made on it to the guitar. Just as it had been impossible for him to find a wife who was a complete stranger to music. He went all the way to France to look for her and ended up in the arms of one of Chopin’s great granddaughters! And so here’s to his fun piece ‘Onkel Frédérich’ written to celebrate their relationship. The public responded very warmly indeed, clapping till their hands were sore and continued to do so for every piece, from ‘Dream Dancer’ to ‘Getaway’ until the final one, ‘Vive la vie’, with which Peter said goodbye.
But those present hadn’t had their fill yet and so the evening continued with an encore. It was an intense, moving piece with a completely unpronounceable title. And Val Bonetti? He was called back by the public too and together with Peter Finger he improvised a blues classic. Sitting on the ground, his expression was that of the attentive and studious schoolboy, who pays attention in class and wants to do well and wants to live up to the great teacher’s loving guidance. The result was a really touching duet, that left everyone present with the pleasant sensation of continuity between genres and generations. High quality acoustic guitar music exists and will always continue to exist!

Patrizia & Mauro Gattoni

(photo by Patrizia Mattioli)

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