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Peppino D’agostino e Luciano Pizzolante a Un Paese a Sei CordePeppino D’agostino and Luciano Pizzolante at Un Paese a Sei Corde

CRESSA, 16 luglio 2011 – Tante energie concentrate nello stesso luogo non potevano certo permettere al maltempo di averla vinta. Gli organizzatori di Un Paese a Sei Corde, coadiuvati per l’occasione dalla locale associazione La Sesta Corda, hanno così fortemente voluto il bel tempo che le nuvole minacciose del pomeriggio si sono dissolte, consentendo al folto pubblico accorso di assistere al concerto di Peppino D’Agostino, nell’elegante cortile del Municipio di Cressa. Finalmente una bella serata, davvero estiva.
A Luciano Pizzolante il compito di aprire la serata e, quando è salito sul palco, la sua emozione era tangibile. Le mani tremavano nell’accordare la chitarra, ma poi la sua musica, dolce e raffinata, ha subito conquistato il pubblico, arrivato per quest’occasione da tutto il Norditalia e anche dalla sua Firenze.

Luciano Pizzolante

Pochi brani, ma sufficienti a far comprendere quanto sentimento e senso della melodia ci siano nelle sue composizioni, apparentemente molto semplici, ma così intense da fissarsi indelebilmente nel cuore dei presenti. E il tema di “Raccontami di te”, dall’omonimo CD, non se n’è più andato nemmeno dalla mente. Davvero evocativo “Lady of Shallot”, tanto da far intravedere il quadro che l’ha ispirato.
Dopo aver eseguito la struggente “La distanza”, a lui l’onore di presentare e accogliere sul palco Peppino d’Agostino, che ha subito cominciato col suonare qualche pezzo di getto, tanto per saggiare la risposta del pubblico. E quale poteva essere la reazione, se non di grande entusiasmo, dopo aver ascoltato, ma anche visto suonare, brani come “Costarica”, “Mediterranean Spark” o “Why Not”, così coinvolgenti e funambolici? Solo a questo punto si è presentato e ha condotto gli spettatori in un volo di aquiloni nel mondo della musica, tutta la musica, che ha detto di amare senza distinzioni, «dalla classica al jazz con tutto quello che c’è in mezzo», partendo appunto con “Nine White Kites” dall’omonimo CD. Così ha alternato pezzi suoi, tra cui la funkeggiante “Jump Rope”, ad arrangiamenti di altri autori, spaziando da Antônio Carlos Jobim a Stevie Wonder. Tutti suonati ad occhi chiusi, sempre, come se quelle melodie arrivassero direttamente da un sogno. Poi, quasi a rispondere alla curiosità che serpeggiava tra i presenti, ecco anche le note introduttive di “Stammi vicino”. Solo un accenno al brano scritto con Vasco Rossi e da molti definito il più bello dell’ultimo album del cantautore italiano. In compenso ne ha raccontata la storia, iniziata sette anni fa, con un po’ di orgoglio, ma allo stesso tempo con una punta di riserbo che caratterizza gli artisti veri. E di nuovo via, con “Beyond the Dunes”, molto energica e dedicata al grande amico, «praticamente un fratello», Stef Burns. Dolcissima invece “Aleza’s Eyes”, tutta per la figlia.

Il pubblico era estasiato. Non solo i numerosi fan venuti da ogni dove, ma soprattutto chi ancora non conosceva questo chitarrista e se ne è innamorato all’istante. Gli occhi di chi si è affacciato all’ingresso del cortile un po’ per caso, così, tanto per curiosare, attirato dalla musica, erano i più incantati. Come bambini davanti a un prestigiatore, non potevano credere che si potesse suonare in quel modo e non sono più riusciti ad andar via. Quando poi Peppino ha suonato “Fiuda Bagadia”, sembrava che le sue mani volassero sulle corde a rievocare il suono ipnotico delle launeddas sarde. E altre mani hanno risposto con gli applausi più calorosi che potevano.
Ma, come ogni bella cosa, anche questo strepitoso concerto è arrivato alla fine. “Gran Canyon” è stato un bis di grande emozione e, chiudendo gli occhi come Peppino, si aveva davvero la sensazione di volare come un’aquila fra quelle gole rocciose. Una vera ovazione quella che alla fine ha salutato i due chitarristi, unendo in un unico abbraccio due mondi forse distanti, ma comunque legati ben stretti da sei corde.

Patrizia & Mauro Gattoni

(foto di Lorenzo Pagani)

CRESSA, 16th July 2011 – So much energy concentrated all in one place certainly couldn’t allow a bit of rain to have the upper hand. The organisers of ‘Un Paese a 6 Corde’, assisted for the occasion by the local association ‘La Sesta Corda’, desired good weather so strongly that the clouds which had been threatening all afternoon melted away. The crowds of public that had gathered could watch Peppino D’Agostino’s concert out in the open, in the elegant courtyard of the Municipio di Cressa. Finally we had a truly beautiful summer’s evening.
It was Luciano Pizzolante’s job to open the evening, and when he came out on stage his nervousness was tangible. His hands trembled as he tuned his guitar, but his music was sweet and refined and soon won the public over, that had come from the whole North of Italy and even from his Florence for the occasion.

Luciano Pizzolante

He only played a few pieces but enough to show how much sentiment and understanding of melody there is in his compositions. They seem very simple but are actually intense enough to engrave themselves indelibly on the hearts of those present. The theme of “Raccontami di te” from his CD of the same name has never faded from my mind. The “Lady of Shallot” was so evocative it conjured up the painting that had inspired it.
After having played the harrowing piece “La distanza”, it was his honour to introduce Peppino d’Agostino and welcome him onto the stage. The latter began immediately to play a few pieces without further to-do in order to test the public’s response. And what could their reaction be other than one of great enthusiasm after having listened to – and watched him playing – pieces such as “Costarica”, “Mediterranean Spark” and “Why Not”? They are so engrossing and amazing. Only then did he introduce himself and treat the spectators to a bird’s eye view of the world of music, all music, which he claimed he loved without distinction, «from classical music to jazz with everything that lies in between». He began again with “Nine White Kites” from the CD of the same name. And so he alternated his own pieces, which included the funky piece “Jump Rope”, with arrangements of other composers ranging from Antônio Carlos Jobim to Stevie Wonder. They were all played with his eyes closed, as ever, as if those melodies reached him directly from a dream. Then, almost as if to answer the curiosity that was getting the better of all those present, there came the introductory notes of “Stammi vicino”. This was just a taste of the piece written with Vasco Rossi, that has been defined by many as the most beautiful piece on the most recent album by this Italian singer-songwriter. To make up for this, he told the story that began seven years ago, with a bit of pride but at the same time with a touch of discretion that characterises true artists. And then we were away again with “Beyond the Dunes” – such an energetic piece dedicated to Stef Burns, who he described as «practically my brother». In contrast “Aleza’s Eyes”, written for his daughter, is very mellow indeed.

The public was ecstatic – not only the numerous fans who had come from who knows where, but above all those who still had to get to know this guitarist. They fell in love with him instantly. The eyes of those who had poked their heads round the courtyard’s entrance, almost by chance and out of curiosity having been attracted by the sound of music, were left enchanted. They were left rooted to the spot. Like children in front of a conjurer, they couldn’t believe that it was possible to play in such a way. Then when Peppino played “Fiuda bagadia”, his hands seemed to fly over the strings, evoking the hypnotic dream of the Sardinian launeddas. And the hands of others replied to his with rounds of applause that were as loud as could be.
But like every beautiful thing, even this amazing concert had to reach its end. “Gran Canyon” was the incredibly emotional encore. Closing our eyes just like Peppino, we truly had the sensation of flying like a kite over those rocky gorges. A standing ovation to bid farewell to these two guitarists – one embrace that united two worlds that may be distant, while being bound together nevertheless by six strings.

Patrizia & Mauro Gattoni

(photos by di Lorenzo Pagani)

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