Paolo Giordano a Un Paese a Sei CordePaolo Giordano at Un Paese a Sei Corde

GRAVELLONA TOCE, 23 luglio 2011 – Anche stasera piove e anche stavolta niente concerto all’aperto. La televisione ha fatto sparire molti di quei luoghi pubblici in cui in passato la gente si riuniva, ma per fortuna a Gravellona Toce c’è chi ha pensato di recuperarli. Così abbiamo potuto usufruire del vecchio cinema dell’oratorio, con tanto di proiettore d’epoca e locandine di film del passato. La pioggia fuori e le pareti ancora da ridipingere davano all’atmosfera un che di malinconico, che si adattava perfettamente al blues di Paolo Giordano.

Il brano con cui ha aperto la serata è stato “Gravel Road Blues”, scelto per l’assonanza tra il titolo e il nome della cittadina che ospitava il concerto, posta all’imbocco della Val d’Ossola. Il grande uso di tecniche percussive, che ci ha accompagnato durante tutta la serata, qui è ammorbidito dalla voce di Paolo. Col secondo brano ci ha invece fatto fare un salto nella vecchia Europa, quella delle cornamuse irlandesi rievocate con maestria con l’uso del tapping. Più melodica invece “Once upon a Make Up”, ma subito torna il gioco delle percussioni con “Lady in Ghostwind”, con cui era solito aprire i concerti di Lucio Dalla. Dopo un assaggio dell’ultimo album Have You Seen the Roses?, un omaggio a Syd Barret fondatore dei Pink Floyd, ci ha fatto ascoltare una malinconica “Kid in the Toy Shop” tratta dall’omonimo suo secondo CD. Per poi tornare al blues con sue composizioni, ma anche con fantastici omaggi alla tecnica del bottleneck tipica di Ry Cooder, attraverso la quale anche un accenno di “Jingle Bells” e “Nella vecchia fattoria” acquistano un fascino particolare. Ma è arrivato il momento di sorprendere il pubblico con una vecchia steel guitar, che sembra aver macinato parecchio blues tra i suoi legni, proponendo un brano delicato e struggente. Altro cambio di strumento per una chitarra a cui sono montate corde da basso elettrico per “Let’s Have a Funk”, perfetta per lo slapping. Visto il luogo e il clima, questa sera non ci sono state zanzare, ma Paolo ha voluto comunque dedicare loro un brano, forse in modo un po’ beffardo, intitolato “Mosquito Dance”, tutto giocato sul manico della chitarra e ossessivo come il ronzio del piccolo insetto. Torna a cantare Paolo Giordano con un brano di Lenny Kravitz, “Mama Said”, in cui la sua voce morbida, ovattata, fa da contraltare alla tecnica percussiva, in cui è maestro e che ritroviamo anche in “Waves”.

Ma proprio al termine del concerto, Paolo stupisce il suo pubblico eseguendo un brano con una chitarpa dal suono melodioso e di grande effetto. Ancora un ultimo pezzo, dolcissimo e struggente, diverso da tutti quelli ascoltati finora, “Incontro mancato”, in perfetto stile fingerstyle, dedicato al padre a cui non ha fatto in tempo a mostrare tutte le cose belle, e non, che gli sono capitate nella vita.
E siamo così giunti al termine di una serata bella e malinconica, con un grande chitarrista che ha fatto delle percussioni il suo marchio ma che, fortunatamente, sa mettersi in gioco anche con altre tecniche.

Patrizia & Mauro Gattoni

(foto di Roberto Aquari)GRAVELLONA TOCE, 23rd July 2011 – Once again it was raining and so, once again, there was no concert in the open air. Television has made many of those public places where people got together in the past disappear, but luckily someone thought to make use of them again at Gravellona Toce. And so we were able to use the oratory of the ex-cinema, with its film projectors still there from the past and its posters of old films. The rain outside and the walls that are still in need of redecorating added a touch of melancholy to the atmosphere, that went just perfectly with Paolo Giordano’s blues.

The piece he opened the evening with was “Gravel Road Blues”, that was chosen for its title that has a similar sound to the town’s name – the concert’s host is a small town in the entrance to the Val d’Ossola. There was a great use of percussive technique that accompanied us throughout the evening and softened Paolo’s voice. He made us take a leap back into old Europe with the second piece: it was with Irish bagpipes that he conjured up masterfully with his use of tapping. In contrast, “Once upon a Make up” was more melodic, but he was playing around again with percussion at once with the next piece “Lady in Ghostwind”, with which he always used to open Lucio Dalla’s concerts. After a taster from his most recent album Have you Seen the Roses?, a homage to Syd Barrett founder of Pink Floyd, he had us listen to the melancholic “Kid in the Toy Shop”, from his second CD that bears the same name. He then went back to the blues, with his own compositions and with a fantastic homage to bottleneck technique typical of Ry Cooder, which he used to give particular charm to a hint of “Jingle Bells” and “Old MacDonald Had a Farm”. But then the moment came to surprise the public with an old steel guitar, that seemed to have mulled a lot of blues in its wood. He presented a delicate and heat-wrenching piece. He changed instrument again and used a guitar that had been strung with strings for an electric bass for “Let’s Have a Funk”, perfect for slapping. Given the place and the climate, there were no mosquitoes that evening, but Paolo dedicated a piece to them just the same in his wry way. The piece, entitled “Mosquito Dance”, was entirely played on the guitar neck and was as obsessive as the buzzing of the little insect. Paolo Giordano came back to singing with a song by Lenny Kravitz, “Mama Said”, in which his soft, velvety voice created a counter alter to that percussive technique he has mastered so well, and that’s also present in “Waves”.

But right at the end of the concert, Paolo amazed his public by performing a piece with a harp-guitar with a melodious sound. Very effective indeed! There was just one last, delicate and heart-wrenching piece that was different from all those listened to up till now – “Incontro mancato”, in perfect fingerstyle. He dedicated it to his father, to whom he hasn’t been able to share in all the things that have happened to him in his lifetime – whether beautiful or otherwise.
And so we have reached the end of a beautiful melancholic evening, with a great guitarist who has made percussion his brand-name, but who luckily knows how to put himself to the test with other techniques too.

Patrizia & Mauro Gattoni

(photos by Roberto Aquari)

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