Paolo Gianolio – Euritmia

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EuritmiaSenso e valore – entrambi alti – di questo nuovo progetto discografico firmato da Paolo ‘Paolone’ (per grandezza artistica, s’intende) Gianolio sono felicemente sintetizzati già nel titolo: Eu-ritmia, che anticipa l’universo musicale nel quale chi ascolta si troverà immerso. Eu, dal greco ‘bene, buono’; ritmia, prestito latino (anch’esso proveniente dal greco) che significa ‘tempo, cadenza, ritmo, misura’, ma che – derivando da un verbo (rhéō) che significa ‘scorrere, fluire’ – si può anche riferire alla qualità con la quale queste nove tracce si susseguono, dando vita a un insieme di ‘pianeti musicali’ che ruotano intorno a testa, cuore e mani di chi li ha messi in orbita per noi.

Perché testa, cuore e mani? Perché chi conosce Paolo Gianolio sa che sono queste le sue qualità migliori: l’indiscutibile sapienza musicale (‘testa’), la passione autentica (‘cuore’) per forme, linguaggi e sonorità, e una tecnica (‘mani’) alla quale dà certamente del tu, non solo come chitarrista, ma come polistrumentista, arrangiatore e ‘produttore’. C’è davvero bisogno di ricordare, ancora una volta, che – da quasi trent’anni, ormai – Gianolio è l’alter ego musicale di Claudio Baglioni e che ha collaborato con giganti della scena musicale come Mina, Vasco Rossi, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti, Fiorella Mannoia, Giorgia, Matia Bazar, Ornella Vanoni, Anna Oxa e Patty Pravo? Forse. Come si dice: repetita iuvant. Ciò che più importa, però, è ricavare il tempo che serve per un lavoro così e ascoltare. E quanta musica c’è – caro Paolo – già in un solo brano, quel “Euritmia” che dà il titolo all’intero album! Qualità principale (qualità a parte, ovviamente)? La diversità. Non una cosa è uguale all’altra, come se ci trovassimo di fronte al miracolo di un unico albero capace di produrre frutti completamente diversi tra loro. Qualità che contraddistingue solo i veramente grandi.

Novità principale, la presenza di ben cinque brani cantati: “Tra terra e cielo” che si può considerare l’inno-manifesto della poetica gianoliana; “Il sole ci sorride”, solare e arrembante: in bocca a ‘certi nomi’ sarebbe già in classifica e ci resterebbe a lungo; “E sia così”, grande melodia, dal sapore anni ’60, che potrebbe tranquillamente essere una coproduzione Bindi-Baglioni (scusate se è poco); “Ombre”: echi fossatiani, per il brano più esistenzialista dell’album; “L’infinito è anima”: melodia suadente per una ballad potente che arriva subito là dove deve arrivare.
Linee melodiche brevi e vive, nelle quali sdrucciole e tronche la fanno da padrone. Il che porta a ipotizzare che le melodie siano state concepite prima dei testi, con il vantaggio – se davvero fosse così (errare humanum est) – che la melodia gianoliana è libera e non ancella del testo e l’espressività musicale dell’autore può spaziare a trecentosessanta gradi, senza rinunciare a esplorare alcun arco di orizzonte.

In qualche passaggio, lessico e immagini riecheggiano – è vero – la lirica baglioniana, come in chiasmi quali «essere dove comincerà per cominciare ad essere» (in “Tra terra e cielo”), «che sia così o così sia» o «sono solo un uomo che è solo davanti a te» (in “E sia così”), ma – quando ci troviamo davanti a una foce – è davvero impossibile distinguere quali gocce provengano dal mare e quali dal fiume. Importa stabilirlo? No. Con la musica, esattamente come con l’acqua, importa solo che sia fresca e pulita, e che faccia quello che chiediamo all’acqua: dissetare, rinfrescare, pulire. E tutto questo, l’acqua che ‘scorre’ e ‘fluisce’ in questo Euritmia, lo fa. Eccome.
Permettete al chitarrista che mi sarebbe piaciuto essere, segnalare, infine, la struggente, bellissima, “Multiverso” (chitarre classiche, orchestra, percussioni): un brano dalla doppia anima, che la dice lunga su cosa testa, cuore e mani di Paolo il grande siano in grado di fare.

Giuseppe Cesaro

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