Paolo GianolioPane e nuvoleRCA ItalianaPaolo GianolioPane e nuvoleRCA Italiana

Lo dico subito: a Paolo ‘Paolone’ Gianolio mi legano una lunga militanza comune (da più di dieci anni, ormai, collaboriamo – seppure su fronti diversi – con Claudio Baglioni) ed una altrettanto lunga stagione di amicizia e stima reciproca. Al contrario di ciò che qualcuno – in perfetta (e comprensibile) buona fede – potrebbe essere portato a pensare, però, queste mie riflessioni sul suo Pane e nuvole non sono né ispirate, né condizionate da ciò che ci lega. E la ragione è semplice: l’amicizia, infatti, è effetto – non causa – delle qualità della persona e del musicista. E il valore di questo lavoro, non dipende né dalla mia amicizia, né dalle mie parole, ma l’una e le altre da ciò che le orecchie di chiunque possono verificare ascoltando questo album.

È vero: Gianolio non è propriamente un fingerpicker. Potremmo, semmai, definirlo un multipicker. Polistrumentista, arrangiatore, orchestratore, produttore è, in effetti (e lo si avverte chiaramente in queste dieci tracce), un total musician di formazione talmente ampia e di esperienze così vaste e prestigiose (Mina, Morandi, Celentano, Rossi, Ramazzotti, Battiato, Zucchero, Pausini, alcune tra le innumerevoli collaborazioni) da poter essere a ragione annoverato nell’alto di gamma dei professionisti della musica ‘popolare’ del nostro Paese. Non c’è dubbio, però, che la chitarra sia il suo strumento. L’alfa e l’omega del suo rapporto con la musica. Il suo sodalizio con le sei corde è un sodalizio intimo e ‘antico’. Iniziato nella stagione del grande rock (Beatles, Stones, Hendrix, Yarbirds, Cream, Led Zeppelin e sodali) è proseguito in quella del ‘super jazz’ di menti come Coltrane, Davis, Mingus ed Evans e, ‘ovviamente’, di chitarre come Reinhardt, Hall, Pass, Kessel e Christian.
Ma la lingua di Gianolio non è frullato, né somma, né semplice accostamento di tutte queste tendenze, forme e influenze. Più autenticamente (e più significativamente) essa rappresenta il modo nel quale la luce di queste diverse tradizioni e culture musicali si è scomposta (e tutt’ora si scompone) attraversando il prisma della sensibilità e della creatività di un musicista autentico e completo. L’iride che ne viene fuori è un’iride definita, personale, riconoscibile, chiara, che segnala talento, sapienza, intelligenza, gusto. C’è il mestiere e, ovviamente, c’è la professione, com’è innegabile che sia per i tanti lustri di onorevole carriera. Ma sono tutti elementi che non si muovono mai disgiunti da passione, interesse, curiosità, onestà professionale e intellettuale. Né dal desiderio/bisogno di scoprire e apprendere cose nuove, per poter dire e dare sempre cose nuove. C’è la testa, ci sono le mani, ma c’è anche il cuore. E, soprattutto, c’è la musica ricca, densa, multiforme e ispirata di un musicista che ha visto, sentito e suonato tanto e che sa fondere la concretezza (“pane”) della terra che lo ha generato, con la materia impalpabile (“nuvole”) di cui sono fatti i sogni, per consegnarci il distillato prezioso di quanto sentito, visto e suonato.
Narra la leggenda che il mitico Filippo Daccò (il grande maestro a cui Gianolio deve gran parte della sua formazione) ebbe a dirgli: «Non ho più niente da insegnarti». Con la saggezza e l’ironia delle persone di qualità, Paolo si schernisce di fronte a quanti glielo ricordano, ma ascoltandolo si capisce che la leggenda nasconde un fondo di verità. “Sono contadino della musica» dichiara sul suo sito, con misurato understatement: «Mi piace seminare le note e raccoglierle quando sono mature». Sono mature, caro Paolo, sono mature. Grazie di averle raccolte e confezionate per noi.I’ll come straight out with it: I have strong ties with Paolo ‘Paolone’ Gianolio thanks to a long campaign that unites us (we have worked together for more than ten years – all be it from different sides of the field – with Claudio Baglioni) as well as an equally long season of friendship and reciprocal esteem. However, contrary to what someone might be led to think – in perfectly (and understandably) good faith – my reflections here on his Pane e nuvole have not been inspired or conditioned by what we have in common. And the reason is simple: friendship is in actual fact the consequence – not the cause – of a person’s and a musician’s qualities. And the worth of his work does not depend on my friendship or on my words, but both the former and the latter are the result of what anyone’s ears can verify upon listening to this album.

It’s true: Gianolio is not strictly speaking a fingerpicker. If we really wanted to, we could define him as a multipicker. Poly-instrumentalist, arranger, orchestrator and producer, he is to all effects and purposes (and it’s more than apparent in these ten tracks) a ‘total musician’ with such a complete training and such vast and prestigious experience (Mina, Morandi, Celentano, Rossi, Ramazzotti, Battiato, Zucchero and Pausini are amongst the numerous artists he has played with) that he can be rightly numbered amongst the ‘high-ranking’ professionals of popular music in our country. However, there’s no doubt that the guitar is his instrument. It’s the alpha and the omega of his relationship with music. His fellowship with the six-string is an intimate one that goes back in time. It began in the season of great rock (Beatles, Stones, Hendrix, Yarbirds, Cream, Led Zeppelin and company) and was followed by the ‘super jazz’ age of minds like Coltrane, Davis, Mingus and Evans and, ‘obviously’, guitarists like Reinhardt, Hall, Pass, Kessel and Christian.
But Gianolio’s language is not simply the sum or mix-and-match of all of these tendencies, forms and influences. It is more authentic and more meaningful. It represents the way in which the light of these different traditions and musical cultures has been fractured (and is still being fractured) by the prism created by an authentic and accomplished musician’s sensibility and creativity. The resulting rainbow of colours is well-defined, personal, recognisable and clear. It marks out talent, wisdom, intelligence and taste. You can speak about the concept of a ‘trade’ and obviously about a ‘profession’, as is undeniably the case for so many years of honourable career. But they are all elements that cannot progress if not hand in hand with passion, interest, curiosity, professional honesty and intellect, as well as with the desire and need to discover and learn new things, in order to be able to continue to say and offer up something innovative. We have a head, we have our hands but we also have a heart. And above all we have rich, dense, varied and inspired music from a musician who has seen, heard and played so much. He knows how to fuse the solidity of the earth (pane, “bread”) that created him with the impalpable matter (nuvole, “clouds”) which dreams are made of. What he hands over to us is a precious distillate of what he has heard, seen and played.
It narrates the legend that the mythic Filippo Daccò (the great master to whom Gianolio owes the better part of his training) said to him: «I have nothing more to teach you». With the wisdom and irony of a person of quality, Paolo laughs off the comments of those who remind him of it, but listening to this album you realise that the legend hides a grain of truth. «I am music’s farmer» he declares on his website in a measured understatement: «I like to sow notes and harvest them when they are ripe». They are ripe, dear Paolo, they are ripe. Thank you for harvesting them and packaging them for us.

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  1. Massimo Varini Reply

    Paolo Gianolio è uno dei musicisti di cui dobbiamo andare veramente fieri! Un maestro!
    un aneddoto: a fine anni ’80 lasciai un mio DEMO presso un negozio di Modena (Notari), negozio frequentato anche da Gianolio. Il Sig. Notari gli diede la cassetta e dopo qualche tempo io e Paolo ci sentimmo al telefono perché mi volle fare i complimenti, dare dei suggerimenti e chiedermi alcune cose riguardo al suono perché gli piaceva tanto… ed era già “Paolone” Gianolio… un “contadino della musica”. Grande!

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