È online “Chitarra Acustica” n. 03/2018

È online il numero 03/2018 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Gibson: cronaca di una morte annunciata

In rete, ma soprattutto tra gli addetti ai lavori, la voce di un possibile default di Gibson circolava da tempo. In maniera troppo insistente per essere presa solo come un rumor o l’opinione di qualche uccellaccio del malaugurio.

Troppe scelte discutibili, troppi errori, forse anche un leggero delirio di onnipotenza di un colosso con un marchio di quelli che si vendono da soli, lanciato a rotta di collo nell’ultimo decennio ad accumulare marchi concorrenti e ad attaccare segmenti di mercato troppo diversificati. Con la convinzione che bastasse apporre il magico brand per farne dei bestseller. Ricorda un po’ il mito di Re Mida, in effetti… Senza prendere atto del fatto che il mercato è cambiato – anche al di là dell’impatto della crisi economica, per quanto innegabile – e l’acquirente medio ha imparato a informarsi, ad ascoltare con le proprie orecchie e, soprattutto, a ragionare con la propria testa. Così i vari esperimenti nel settore Hi-Fi o del PA sono stati delle autentiche tragedie, non solo dal punto di vista del marketing. Contemporaneamente le vendite delle chitarre – proprio quelle che si vendevano da sole – hanno avuto un calo del trenta per cento. Colpa sempre della crisi? Forse, ma non solo, a vedere certe mostruosità sfornate, soprattutto nel comparto elettrico, negli ultimi cinque-dieci anni…

Quindi Gibson si ritrova con debiti enormi e scarsissime possibilità di onorarli. Cosa succederà? Probabilmente, quando uscirà, questo articolo sarà già stato superato dai fatti di cronaca. Ma non è difficile immaginare che Henry Juszkiewicz – l’attuale CEO – verrà allontanato, i rami secchi tagliati (e alcuni marchi storici come Kramer e Steinberger spariranno per sempre) e forse si rimanderà l’inevitabile ancora per qualche mese.

Ma è evidente che per Gibson, come per altri marchi storici, è necessaria una radicale ristrutturazione dalla base, per andare incontro a un mercato che ha avuto profondi mutamenti e che continua a cambiare con una velocità che impone menti aperte e teste pensanti. Altrimenti meglio che passi in mano ad altri, più calati nella realtà e non arroccati su certezze (apparentemente) incrollabili. Il timore è che finisca in qualche grosso fondo d’investimento, diventando solo un numero tra i numeri.

Anche la Cina incombe… non ci nascondiamo dietro a un plettro. Meglio sarebbe sperare in qualche investitore della nuova generazione, uno su tutti – come modello di businessman di riferimento – potrebbe essere Uli Behringer, tra i pochi ad averne la possibilità e sicuramente le capacità. Con questa affermazione, probabilmente, mi attirerò gli strali di molti puristi amanti della casa americana, che avranno sentito un brivido freddo alla base della schiena dopo questa affermazione. Ma, se cambiamento deve essere, meglio che sia radicale, netto e deciso.

E mentre partirà la caccia al nuovo vintage pre fallimento – perché sicuramente le chitarre prodotte dopo non saranno più come ‘quelle di una volta’ – con prezzi gonfiati all’inverosimile per strumenti che già non valevano il prezzo d’acquisto in origine, teniamo occhi, orecchie e mente aperti, perché solo questo ci potrà salvare. E non sto parlando solo di Gibson.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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