È online “Chitarra Acustica” n. 11/2017

È online il numero 11/2017 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

La banalità e la poesia

C’è sempre una casa sulla collina, o un aquilone che sfugge dalle mani di un bambino e vola alto fino a coprire il sole, nascondendo luce e calore. Ci sono anche la banalità e la poesia. Purtroppo si fa una grande fatica a distinguere l’una dall’altra. Solo grandi maestri della parola possono farti capire la differenza.

Qualche giorno fa, alla presentazione del nuovo progetto discografico di Francesco Guccini dedicato alla Ostaria delle Dame, il cantautore parlava proprio della banalità e della metafora, usando allo scopo la sua “Canzone quasi d’amore”. Citando la frase «per le mie navi sono quasi chiusi i porti», spiegava che avrebbe potuto essere anche «per la mia auto sono quasi chiusi i garage»… Da un punto di vista sostanziale non cambiava nulla, il significato rimaneva intatto, ma dal punto di vista lessicale, sicuramente, le navi erano più poetiche e affascinanti.
Ecco un esempio su come cambiare solo la forma e non la sostanza. Questo confermerebbe che anche la forma ha la sua importanza: eleganza ed educazione alcune volte riparano mancanze altresì incolmabili. Mi domando allora se valga di più un colto arrogante che un cretino gentile. Come sempre, la virtù sta nel mezzo ed è difficile dare una risposta: entrambe le opzioni sembrano avere buone argomentazioni, permettendo impeccabili ragionamenti di sostegno e difesa.

Ritorniamo nel nostro seminato. La domanda potrebbe assumere questo valore: meglio un chitarrista bravo ma inespressivo, o uno mediocre ma passionale? Ovvero, meglio suonare bene e scrivere male, o suonare male e scrivere bene? Ora però sono scivolato su un eccessivo ‘marzullismo’, meglio riproporre la questione con un quesito più semplice: vado ad ascoltare uno bravo che mi suona tante belle cover, o uno meno virtuoso che mi fa sentire le sue composizioni raccontandomi le sue storie? Ponendo per assodato che entrambi siano all’altezza del loro ruolo, manifestando indiscussa qualità nel loro campo.
Se dicessi cosa penso, sarei di parte e potrei in qualche modo condizionare il vostro pensiero. Credo nella liberta di espressione e anche in quella di assunzione, dando per scontato che entrambe siano difficili e impegnative.
La domanda e la risposta però non devono essere definitive, quindi chiedo aiuto a un altro elemento, il tempo, che significa anche esperienza e saggezza. Posso così giustificare i giovani, più audaci, che amano la spettacolarità a discapito della ‘musicalità’.

Capirete che sto molto ‘paraculeggiando’, avendo un’idea ben precisa che non mi va di esprimere proprio perché – come dicevo – credo nella libertà di ‘culto’. Quindi ognuno faccia come crede, ma non scordatevi mai che la musica è una sequenza di note e non di rumori…
Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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