È online “Chitarra Acustica” n. 06/2018

È online il numero 06/2018 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Il ricambio generazionale

Andy Mooney, il CEO di Fender, ha rilasciato di recente una bella intervista a Forbes, che peraltro vi invito a cercare in rete per apprezzarla nel suo insieme. Anche se il tema centrale era ovviamente la crisi del mercato in generale con contorno di fallimento Gibson, il buon Andy ha comunque affrontato il discorso a trecentosessanta gradi, con alcuni spunti molto interessanti.

Lo ‘schianto’ del mercato del 2008 ha lasciato sul campo molte vittime, anche illustri, e circa il 40% del fatturato totale a livello globale. A dieci anni di distanza, con una ripresa in atto, almeno sulla carta, siamo ancora ben lontani dalle cifre pre-crisi. Ma il problema essenziale, secondo Mooney, va oltre il discorso economico, che rimane comunque centrale ed esiziale. Manca un ricambio generazionale dei musicisti.

L’Occidente (che ha il potere di acquisto maggiore) è a crescita negativa da un pezzo e, inoltre, è aumentata esponenzialmente la percentuale degli ‘abbandoni’. Secondo Fender il 45% degli acquisti sono effettuati da neofiti. Di questi il 50% sono donne (e questa è l’unica buona notizia). Ma il 90% di loro abbandona lo strumento entro il primo anno. Perché? Le cause ovviamente sono molteplici e forse impossibili da affrontare, però… Questi ‘musicisti in erba’ (con un significato totalmente diverso da quello che avrebbe avuto negli anni ’60) hanno a disposizione, probabilmente, i migliori strumenti di sempre, soprattutto in fascia economica. Solo quarant’anni fa con quello che costa ora uno strumento più che degno, ben settato e intonato, ci si poteva solo avvicinare alla ‘parvenza’ di una chitarra. Inoltre loro hanno a disposizione, letteralmente, un universo di conoscenze, accessibile in pochi click. Ci sono scuole di musica ovunque, dirette da professionisti di altissimo livello. Non lo ‘zio Pino’ che ti insegnava quattro accordi sulla fruia (dialettale piemontese per ‘chitarra’). Eppure si perdono per strada lo strumento, non c’è più passione. Certo, l’ormone impazzito avrà anche la sua importanza, ma non può essere solo quello.

Barry Schwartz, psicologo americano molto quotato, ha teorizzato il “paradosso della scelta”, in cui mette in discussione un principio fondante delle società occidentali: la libertà di scelta. Il giudizio di Schwartz è che la scelta non ci abbia resi più liberi, ma più paralizzati; non più felici, ma eternamente insoddisfatti. Avere la possibilità di scegliere tra mille paia di Jeans, dice, non ci rende più felici per la possibilità di scelta, ma eternamente insoddisfatti per quella effettuata. Avere accesso a mille Terabyte di video didattici, evidentemente, non rende felici, ma eternamente dubbiosi di aver scelto quello sbagliato. Per passare al successivo, e poi al successivo ancora. Con il risultato di non combinare nulla ed essere perennemente insoddisfatti.

Si stava meglio quando si stava peggio? Quando si cresceva (musicalmente) a fotocopie e musicassette? Mio Dio… non avrei mai pensato di scriverlo, ma il dubbio mi sta assalendo in maniera feroce. La verità, come sempre, probabilmente sta nel mezzo: nella ricerca di un equilibrio e, perché no, di una certa leggerezza nell’affrontare le cose. Ma ho il timore che ci vorrà ancora parecchio.

Mario Giovannini

Questo il link a una conferenza di Barry Schwartz, molto interessante e godibile:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1179&v=Vax0TF9U-_Q

...sull'Autore

Related Posts

Lascia il tuo commento