È online “Chitarra Acustica” n. 03/2017

È online il numero 03/2017 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Ma lui aveva fatto la guerra…
Chitarra Acustica Marzo 2017Aspettando Godot è un’opera teatrale di Samuel Beckett, ma anche un disco e una canzone importanti di Claudio Lolli, che a molti di noi hanno cambiato la prospettiva. Quello che era un piano lineare orizzontale, infinito ma definito, è diventato una voragine, un black hole silenzioso, incerto e buio. Così è quando ci si interroga la coscienza, quando la speranza o il desiderio di qualcosa non viene accompagnato da un’azione, ma dall’attesa.
C’era anche un disco di Saro Liotta – il primo ‘chitarrista acustico’ italiano, secondo la convenzione attuale – che s’intitolava proprio così: L’attesa. Era un vinile stampato dalla RCA, che conteneva brani come “Siciliana” e “Arriva il Re”. Frammenti di musica che, per chi come me si avvicinava all’avventura acustica, rappresentavano un ambito traguardo; e ritorniamo al concetto di Godot e dell’attesa…

Anthony De Mello, nel suo saggio Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, raccontava di un prete di provincia che si era sempre dedicato agli altri. Giunto all’età della pensione, ormai vecchio e stanco, chiese nelle sue preghiere di essere aiutato dalla divina provvidenza, non avendo accumulato nulla per la sua vecchiaia. Dopo vari giorni di preghiera e quando la fame era divenuta ormai ingestibile, si arrabbiò per non aver ricevuto nessun aiuto divino. E alla sua protesta, una voce gli rispose: «Ma vuoi comprarti almeno un biglietto della lotteria?» La citazione non è forse letterale, però è così come la ricordo ed era un invito non all’attesa, ma all’azione. Se vuoi che qualcosa accada, devi fare, osare, crederci, e non pensare che sia un diritto acquisito. Anche la divina provvidenza non può nulla, se non gli fornisci un’occasione, anche solo una semplice opportunità.

Siamo ‘esseri in attesa’, con il telecomando in mano: qualcuno suona la chitarra e sogna l’America, qualcun altro il Grande Fratello o qualsiasi cosa che lo renda famoso in qualche modo, perché in ognuno di noi ci sarebbe un talento che potrà, dovrà essere scoperto… Ma il dito non si muove dal telecomando. E la scala eseguita sulla chitarra diventa sempre più fitta di note, risuonando veloce nel condominio, perfetta, ma solitaria. I treni passano, ma non si fermano: li devi acchiappare correndo, inseguendoli, sognandoli. Solo la suola delle tue scarpe potrà raccontare la tua storia, non certo il fondo dei pantaloni che profumano di divano e naftalina.

Per ritornare alle citazioni, ricordo Sulla strada di Jack Kerouac, libro che forse i giovani di oggi conoscono poco, ma che ha insegnato a generazioni l’arte del viaggio, della ricerca, dell’avventura. Senza capricci e cercando soluzioni.
Dizzy Gillespie suonava la sua tromba con la campana piegata verso l’alto: si narra che a causa di un incidente di scena, caduta a terra si piegò e Dizzy apprezzò quel nuovo suono. Keith Jarrett improvvisò su un piano scordato, per via di un malinteso, e registrò The Köln Concert cercando di evitare le note del piano che risultavano imprecise. A scuola, quando non si era d’accordo con qualcosa, ci si riuniva tutti insieme e si facevano le ‘dimostrazioni’: credevamo nelle manifestazioni e – nonostante non ci fosse Facebook – si organizzavano raduni con migliaia di partecipanti. Perché, come diceva Giorgio Gaber, «Libertà è partecipazione».

Oggi l’attesa viene sconfitta solo dalla ricerca di un like in più e ci si misura sul numero di visualizzazioni, convinti che questo numero corrisponda al valore reale della propria notorietà, e quindi del proprio successo. E quando finalmente arriva il momento di posare il telecomando, afferrare la chitarra e andare in quel club che decreterà la nostra fama e ci consacrerà eroi per sempre, quando la luce si accenderà sul pubblico, le migliaia di ‘mi piace’ saranno solo sedie vuote e volti assenti. Questa è la vita reale dietro il lato oscuro di ‘Fakebook’.

Spesso mi criticano per il mio troppo fare, dischi, libri, concerti, chitarre… Purtroppo sono vittima di quell’epoca in cui era importante alzarsi e correre. E quando la domenica volevo riposare, ricordo che mio padre mi criticava chiedendomi: «Perché, la domenica non si mangia?»
Ma lui aveva fatto la guerra…

Reno Brandoni

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