Nuovi talenti italiani

(di Mario Giovannini) Appiccicare etichette non è mai una cosa piacevole… si finisce sempre per sbagliare o, comunque, per fare scontento qualcuno. Quanto ci siamo posti il problema di andare a dare un’occhiata allo ‘stato di salute’ della chitarra acustica nel nostro paese, abbiamo cominciato a parlare di ‘giovani’, ‘emergenti’, ‘speranze’ e via discorrendo. Per poi renderci conto che, a tutti gli effetti, i nomi che venivano fuori erano già delle certezze, in alcuni casi anche parecchio affermate. Quindi ci abbiamo dato un taglio, rifugiandoci sotto la bandiera della ‘novità’, anche se qualcuno, per molti, non sarà certo una scoperta dell’ultimo minuto.

Ma, al di là delle disquisizioni etimologiche, il ritratto del ‘nuovi talenti’ della nostra penisola che esce dalle prossime pagine è davvero incoraggiante. Ovviamente gli intervistati sono solo una piccola parte di un esercito di chitarristi, cresciuto a pane e Internet, che dimostra di avere le idee ben chiare, ma anche un bagaglio tecnico e culturale di tutto rispetto. Se da un lato è impossibile non notare quanto sia stato ‘impattante’ il ciclone australiano – leggi Tommy Emmanuel – su tutto l’immaginario collettivo, e non è un caso che le Maton imperino tra le preferenze degli intervistati, da un altro canto fa piacere vedere come emerga spesso il nome di Pietro Nobile in riferimento a un certo modo di suonare e, soprattutto, di utilizzare lo strumento. Anche la grande varietà di influenze citate fa intuire come sia vasto e variegato il background da cui questi artisti attingono la loro ispirazione.

Gavino Loche, nella sua intervista, sostiene che l’ambiente musicale italiano legato alla chitarra acustica sia uno dei migliori del mondo, ricco di fermento ed eventi dedicati. Ma, in generale, tutti sono concordi nel dire che il fermento del movimento acustico, anche se penalizzato da numeri di ‘nicchia’, continua ad essere di ottimo livello da parecchi anni a questa parte. Dando spazio e voce anche a chi fatica a trovarne nei luoghi solitamente preposti.

Se questo è il futuro dell’acustica in Italia possiamo anche stare tranquilli, siamo messi davvero bene. E magari, in fondo in fondo, una piccola parte l’abbiamo fatta anche noi con queste pagine, con cui cerchiamo di fare cultura e divulgazione da quasi dieci anni.

(m.g.)

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